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Skype rischia la chiusura?

Inserito il 12 ottobre 2009 da David | 0

Skype rischia la chiusuraOggi, nonostante i suoi scarsi investimenti in pubblicità, Skype conta oltre 480 milioni di utenti registrati, ed è l’operatore telefonico più grande del mondo.

Nel 2005, a soli due anni dalla sua fondazione, Skype è stata venduta ad EBay, il colosso USA delle aste online, per oltre 3 miliardi di dollari (compresi gli “earn-out” cioè i pagamenti accessori dovuti dal compratore nel caso la società acquisita raggiunga certi risultati dopo la cessione).

L’allora Presidente di EBay, Meg Whitman, era alla disperata ricerca di un modo per far crescere la società e contava di integrare Skype sulla piattaforma delle aste per consentire a venditori ed acquirenti di parlarsi online.

In realtà, come nota Jeffrey Lindsay, Senior Internet analyst alla Sanford C. Bernstein, intervistato dal Washington Post, non solo la Whitman ha strapagato Skype ed EBay ha dovuto cancellare 1,4 miliardi dalla partecipazione nel bilancio appena un anno dopo il deal, ma le sinergie tra acquirente ed acquisito erano “solo nella sua testa”.

Senza contare che, anche dopo l’acquisto da parte di EBay, Global Index, il software di VOIP peer-to-peer sviluppato a suo tempo dagli ingegneri lettoni, è rimasto saldamente nelle mani di Zennström e Friis, i quali, fino a poco fa, erano tenuti per contratto a concederlo in licenza a Skype attraverso la loro nuova società Joltid (i due sono usciti definitivamente dal capitale di Skype solo nel 2007).

Insomma, l’acquisizione di Skype da parte di EBay è stato un disastro strategico: non a caso, una delle prime mosse del successore di Meg Whitman, John Donahoe, nominato a marzo del 2008, è stata quella di annunciare la vendita di Skype mediante OPV (offerta pubblica di vendita).

Ma i guai per Skype (e per i suoi utenti) non finiscono qui: lo scorso aprile, presso una corte britannica, gli avvocati di Zennström e Friis hanno accusato EBay di violazione delle leggi sul copyright: secondo i querelanti, nel 2007 Skype avrebbe messo le mani sui codici sorgente di Global Index, introducendo modifiche non autorizzate nelle versioni più recenti del suo applicativo.

Quando Joltid ha ingiunto a Skype di restituirle tutti i codici sorgente di Global Index, compresi quelli modificati, Skype ha risposto picche. Per ritorsione, Joltid ha revocato la licenza concessa ad EBay, e ha ingiunto all’azienda di non usare mai più il suo codice sorgente, pena il blocco del servizio di telefonia.

EBay, per controbattere all’attacco di Joltid, si è vista costretta a fargli causa: se Joltid vincesse la causa, l’effetto sarebbe “devastante”, ha dichiarato l’avvocato di Skype Charles Hollander.

Secondo Bloomberg, la minaccia di un gigantesco contenzioso ha resto improbabile lo scenario di OPV. A questo punto, sarebbe possibile solo che si facesse avanti un singolo compratore, sempre che i fondatori di Skype non riuscissero ad accordarsi direttamente con Ebay: in effetti, i due hanno più volte cercato di riconquistare il loro prodigioso giocattolo senza riuscirci.

Il 2 settembre, e-Bay ha annunciato di voler vendere, per circa 2 miliardi, il 65% della sua partecipazione in Skype ad un consorzio che comprende la società di Marc Andreessen, fondatore di Netscape, la Venture Capital Silver Lake e un fondo pensionistico canadese. La cosa, evidentemente, ha irritato Joltid, che il 15 settembre ha citato in giudizio la cordata d’investitori.

Le pretese di Joltid ammontano a diversi miliardi di dollari: secondo gli avvocati della società di Zennström e Friis, il copyright è stato violato ogni volta che un singolo utente ha scaricato il software Skype (si tratta di circa 100.000 persone al giorno, il che corrisponde ad una richiesta di danni di 75 milioni di dollari per ogni giorno di violazione).

Ora, poiché gli accordi con il consorzio che si è impegnato ad acquistare il 65% di Skype prevedono che anche se EBay manterrà a regime una quota del 35%, dovrà comunque farsi carico del 50% dei costi di eventuali azioni di risarcimento danni e che una delle condizioni per la conclusione dell’affare è l’assenza di ingiunzioni relative a determinati contenziosi in atto, sono scarsissime le probabilità che EBay riesca a vendere Skype alla cordata.

Per completezza, è necessario rendere conto anche di un particolare che certamente farà la gioia di tutti i complottisti: Skype è da sempre la “bestia nera” degli apparati d’intelligence ed intercettazione inglesi ed americani (ma anche di quelli italiani: sembra infatti che da noi lo usino anche i mafiosi, proprio per questa ragione): infatti, nonostanti le notevoli risorse finanziarie, umane e tecnologiche di cui sono dotate, né la NSA né il Government Communication Head Quarters (GCHQ) inglese riescono solitamente a violare il potente sistema di criptaggio di Skype.

Sembrerebbe in effetti che la NSA sia più avanti dell’omologa agenzia britannica, ma che il processo attualmente assorba troppe risorse…

Inoltre, poiché la sede di Skype è in Estonia, la società non è soggetta alle leggi americane e britanniche sulle intercettazioni, che prevedono, in capo a chi produce tecnologie di criptaggio, l’obbligo di fornirne alle agenzie le chiavi.

Per questo motivo la NSA è disposta a pagare per entrare in possesso delle chiavi di cifratura del software.

Chi si vuole far avanti? Potrebbe pensarci anche Ebay…

Fonte: www.webmasterpoint.org per gentile concessione di Altrenotizie.org

Oggi, nonostante i suoi scarsi investimenti in pubblicità, Skype conta oltre 480 milioni di utenti registrati, ed è l’operatore telefonico più grande del mondo.

Nel 2005, a soli due anni dalla sua fondazione, Skype è stata venduta ad EBay, il colosso USA delle aste online, per oltre 3 miliardi di dollari (compresi gli “earn-out” cioè i pagamenti accessori dovuti dal compratore nel caso la società acquisita raggiunga certi risultati dopo la cessione).

L’allora Presidente di EBay, Meg Whitman, era alla disperata ricerca di un modo per far crescere la società e contava di integrare Skype sulla piattaforma delle aste per consentire a venditori ed acquirenti di parlarsi online.

In realtà, come nota Jeffrey Lindsay, Senior Internet analyst alla Sanford C. Bernstein, intervistato dal Washington Post, non solo la Whitman ha strapagato Skype ed EBay ha dovuto cancellare 1,4 miliardi dalla partecipazione nel bilancio appena un anno dopo il deal, ma le sinergie tra acquirente ed acquisito erano “solo nella sua testa”.

Senza contare che, anche dopo l’acquisto da parte di EBay, Global Index, il software di VOIP peer-to-peer sviluppato a suo tempo dagli ingegneri lettoni, è rimasto saldamente nelle mani di Zennström e Friis, i quali, fino a poco fa, erano tenuti per contratto a concederlo in licenza a Skype attraverso la loro nuova società Joltid (i due sono usciti definitivamente dal capitale di Skype solo nel 2007).

Insomma, l’acquisizione di Skype da parte di EBay è stato un disastro strategico: non a caso, una delle prime mosse del successore di Meg Whitman, John Donahoe, nominato a marzo del 2008, è stata quella di annunciare la vendita di Skype mediante OPV (offerta pubblica di vendita).

Ma i guai per Skype (e per i suoi utenti) non finiscono qui: lo scorso aprile, presso una corte britannica, gli avvocati di Zennström e Friis hanno accusato EBay di violazione delle leggi sul copyright: secondo i querelanti, nel 2007 Skype avrebbe messo le mani sui codici sorgente di Global Index, introducendo modifiche non autorizzate nelle versioni più recenti del suo applicativo.

Quando Joltid ha ingiunto a Skype di restituirle tutti i codici sorgente di Global Index, compresi quelli modificati, Skype ha risposto picche. Per ritorsione, Joltid ha revocato la licenza concessa ad EBay, e ha ingiunto all’azienda di non usare mai più il suo codice sorgente, pena il blocco del servizio di telefonia.

EBay, per controbattere all’attacco di Joltid, si è vista costretta a fargli causa: se Joltid vincesse la causa, l’effetto sarebbe “devastante”, ha dichiarato l’avvocato di Skype Charles Hollander.

Secondo Bloomberg, la minaccia di un gigantesco contenzioso ha resto improbabile lo scenario di OPV. A questo punto, sarebbe possibile solo che si facesse avanti un singolo compratore, sempre che i fondatori di Skype non riuscissero ad accordarsi direttamente con Ebay: in effetti, i due hanno più volte cercato di riconquistare il loro prodigioso giocattolo senza riuscirci.

Il 2 settembre, e-Bay ha annunciato di voler vendere, per circa 2 miliardi, il 65% della sua partecipazione in Skype ad un consorzio che comprende la società di Marc Andreessen, fondatore di Netscape, la Venture Capital Silver Lake e un fondo pensionistico canadese. La cosa, evidentemente, ha irritato Joltid, che il 15 settembre ha citato in giudizio la cordata d’investitori.

Le pretese di Joltid ammontano a diversi miliardi di dollari: secondo gli avvocati della società di Zennström e Friis, il copyright è stato violato ogni volta che un singolo utente ha scaricato il software Skype (si tratta di circa 100.000 persone al giorno, il che corrisponde ad una richiesta di danni di 75 milioni di dollari per ogni giorno di violazione).

Ora, poiché gli accordi con il consorzio che si è impegnato ad acquistare il 65% di Skype prevedono che anche se EBay manterrà a regime una quota del 35%, dovrà comunque farsi carico del 50% dei costi di eventuali azioni di risarcimento danni e che una delle condizioni per la conclusione dell’affare è l’assenza di ingiunzioni relative a determinati contenziosi in atto, sono scarsissime le probabilità che EBay riesca a vendere Skype alla cordata.

Per completezza, è necessario rendere conto anche di un particolare che certamente farà la gioia di tutti i complottisti: Skype è da sempre la “bestia nera” degli apparati d’intelligence ed intercettazione inglesi ed americani (ma anche di quelli italiani: sembra infatti che da noi lo usino anche i mafiosi, proprio per questa ragione): infatti, nonostanti le notevoli risorse finanziarie, umane e tecnologiche di cui sono dotate, né la NSA né il Government Communication Head Quarters (GCHQ) inglese riescono solitamente a violare il potente sistema di criptaggio di Skype.

Sembrerebbe in effetti che la NSA sia più avanti dell’omologa agenzia britannica, ma che il processo attualmente assorba troppe risorse…

Inoltre, poiché la sede di Skype è in Estonia, la società non è soggetta alle leggi americane e britanniche sulle intercettazioni, che prevedono, in capo a chi produce tecnologie di criptaggio, l’obbligo di fornirne alle agenzie le chiavi.

Per questo motivo la NSA è disposta a pagare per entrare in possesso delle chiavi di cifratura del software.

Chi si vuole far avanti? Potrebbe pensarci anche Ebay…

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