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La battaglia di Google contro il pedoporno. - Web Prato

La battaglia di Google contro il pedoporno.

La battaglia di Google contro il pedoporno.Da diverso tempo a questa parte, se non dalla sua nascita, il web non è solo fonte di informazione, strumento utilizzato per trovare tantissimi oggetti o altro: purtroppo infatti, il pedoporno, uno dei rami della pornografia peggiore, trova ancora spazio nel mondo del web, e purtroppo pare che questo stia riuscendo a sopravvivere grazie a diversi metodi utilizzati per poter nascondere le foto ed i video agli occhi della autorità.
Ma pare che ora il pedoporno abbia trovato un grosso nemico: il suo nome è Google, e pare che il colosso del web stia facendo di tutto pur di evitare che questo ramo possa continuare ad essere presente sul web.

Il pedoporno: di cosa si tratta?

Sicuramente sono moltissimi coloro che sanno di cosa si parla quando si utilizza il termine pedoporno, ma per evitare confusione è opportuno spiegare di cosa si tratta per l’ennesima volta: il pedoporno è la fusione dei due termini pedofilia e pornografia, e naturalmente i protagonisti di foto e filmati altri non sono che i bambini e le bambine, ma anche adolescenti di entrambi i sessi, costretti a girare filmati con persone adulte.

I bambini o gli adolescenti sono d’accordo sul girare questi filmati?
Ovviamente la risposta è negativa: molti di essi, se non tutti sono obbligati con la forza e violenza a sottoporsi a tali pratiche e servizi, venendo ripetutamente picchiati e minacciati di morte da coloro che decidono di girare questi video o scattare loro le foto mentre compiono atti sessuali di ogni tipo e genere.
Gli altri protagonisti sono nella maggior parte dei casi adulti o giovani ragazzi, prevalentemente di sesso maschile, che provano piacere ed un grande desiderio nell’abusare di questi giovanissimi o bambini: per loro infatti è una pratica che potrebbe assurdamente esser definita come normale, e non provano nessuna vergogna nel praticare un atto sessuale con maschi e femmine in giovane età.
Si potrebbe anche parla di stupro sotto un certo punto di vista, dato che molte vittime sono costrette a sottostare alle direttive di coloro che decidono di girare dei filmini hard con loro stessi protagonisti in compagnia dei minorenni.
Seppur se ne parli tantissimo, sono poche le azioni che vengono effettuate per proteggere i minorenni da queste persone, ed anche moltissimi casi di pedoporno vengono tenuti all’oscuro: questo per il semplice fatto che le giovani vittime sono costrette a rimanere in silenzio, proprio perché minacciate, oppure perché provano un’immensa vergogna nel dover confessare quanto accaduto.
Bisogna sottolineare inoltre che il pedoporno non nasce assieme al web, dato che questo era presente anche prima, ma trova una grande diffusione grazie ad esso, visto che “i pregi”, se così possono essere definiti, del condividere immagini e video del genere sul web sono tantissimi.

Il pedoporno ed il web: la grande diffusione.

Il pedoporno trova grande diffusione sul web, ma la colpa non è di certo da attribuire a Google o ad altri motori di ricerca o siti web: la colpa ovviamente è da suddividere tra coloro che compiono tali atti e coloro che, mentre navigano sul web, trovano immagini e video pedoporno e li scaricano o condividono sulla rete, contribuendo di fatto alla loro diffusione velocissima sul mondo di internet.
Ma quali sono le motivazioni che spingono questi elementi a condividere tali vergogne sul web?
Se si prende in considerazione chi le inserisce per primo, ovvero chi ha compiuto tali atti o comunque possiede in esclusiva il materiale, riesce a condividere senza problemi poiché il web garantisce un grande livello di privacy, e pemette a queste figure di poter operare senza venire rintracciati facilmente.
Nel caso in cui queste persone, se così possono essere definite, abbiano il dubbio di poter essere scoperte e quindi di rischiare l’arresto, cercano di eliminare tutte le tracce che potrebbe ricondurre le autorità a loro: procedendo in tal modo riuscire a scoprire chi è l’autore di tali elementi risulta essere veramente complesso e potrebbe richiedere tantissimo tempo, specie se la persona è esperta del web e sa come evitare le conseguenze negative che inevitabilmente derivano dal suo gesto.
La seconda parte di utenza del web alla quale attribuire la colpa della diffusione della pedopornografia sono quelle persone che, invece di compiere tali atti, si limitano solo a cercare sul web le immagini o i video pedoporno.
Anche queste persone compiono un atto vile: andare alla ricerca del materiale pedoporno sul web di fatto non li rende migliori di chi abusa dei minori, e la loro posizione si aggrava maggiormente nel caso in cui gli elementi appartenenti alla pedopornografia vengono condivisi sul web oppure scaricati sul proprio computer.
Si deve ringraziare e colpevolizzare solo queste due tipologie di persone, e non i colossi del web, che quotidianamente cercano di eliminare questo ramo marcio della pornografia: se i protagonisti e gli spettatori di questo genere infatti non esistessero, la condivisione di tali elementi sarebbe molto ridotta sul web, e nel migliore dei casi sarebbe pari a zero.
Seppur queste immagini siano facili da trovare, ancora una volta è bene ribadire il concetto che chi gestisce internet, e quindi Google e gli altri siti e motori di ricerca hanno poca colpa, anche se questa non deve essere sottovalutata: se i controlli fossero ancor più maggiori sicuramente tutte quelle immagini e video che si trovano sul web verrebbero completamente eliminati, pulendo dunque internet da certi contenuti assolutamente non piacevoli da visualizzare coi propri occhi.

Il caso di William Dalgleish.

Uno dei casi che ha creato maggior scalpore per quanto riguarda il pedoporno è stato quello che ha visto protagonista un uomo di circa sessantasette anni inglese, che vive a Londra: l’uomo infatti sarebbe stato accusato di possesso illegale di materiale pedopornografico, suddiviso in tantissimi CD e dispositivi contenenti immagini e video di abusi sessuali sui minori.
Una volta arrestato, l’uomo durante il processo non avrebbe affatto negato di provare una forte attrazione di tipo sessuale verso i bambini e le bambine, defininendo il suo comportamento come normale.
Quello che ha fatto veramente scalpore è stata la sua difesa, o per meglio dire quelle poche frasi che avrebbe espresso durante lo stesso processo: l’uomo infatti accuso pubblicamente Google, sostenendo che per lui trovare un sito web che contesse tale materiale è stato veramente semplice e veloce, e che il popolare motore di ricerca avrebbe agevolato la sua ricerca, ponendo nelle prima pagine dei risultati alcuni siti web contenenti tali elementi.
Anche il suo avvocato, Susan Burns, non ha esistato nell’attribuire tutte le colpe al motore di ricerca: la donna avrebbe infatti spiegato che la colpa sarebbe stata di Google, che permette alle persone che determinati problemi, di trovare facilmente il materiale pornografico col quale trovare una sorta di sfogo al desiderio sessuale, ed in questo caso il materiale sarebbero state foto e video pedoporno.
L’uomo comunque venne condannato lo stesso, poiché il suo vizio, se così può esser definito, lo avrebbe messo nei guai anche diversi anni prima: l’uomo venne infatti accusato di molestie nei confronti di giovani ragazze di quattordici anni, ma nell’occasione William riuscii a farla franca, senza scontare un giorno in galera.
Le parole dell’avvocatessa dunque sono motivate dal fatto che il suo cliente rischiava tantissima anni di galera, ed accusare il motore di ricerca avrebbe sviato l’attenzione sul suo cliente: peccato però che Google rispose prontamente alle accuse, spiegando che la battagli contro la pedopornografia era già in atto, e che quei video o immagini non venivano di certo indicizzati, ovvero resi visibili con grande facilità.

Il caso di John Henry Skillern.

Dopo quel grosso polverone alzato nei confronti di Google, i casi di pedoporno sul web sono diminuiti parecchio, fino a pochissimo tempo fa, quando sul web e nei notiziari un altro caso, o per meglio dire, l’ennesimo caso di pedoporno è arrivato alle orecchie di tutti.
Stavolta il principale accusato è John Henry Skillern, un uomo residente negli Stati Uniti, con precedenti per molestie varie sui minorenni, il quale avrebbe scambiato con diverse persone materiale pedoporno tramite l’email di Google, ovvero la Gmail, servizio gratuito utilizzato da tantissimi utenti.
L’uomo, nel corso delle scorse settimane, avrebbe scambiato tantissimi video e foto con protagonisti minorenni di entrambi i sessi costretti a compiere atti sessuali contro la loro volontà: stavolta Google ha deciso di intervenire, ed ha inviato alcune segnalazioni alla polizia, che prontamente è riuscita ad arrestare Skillern, il quale era in possesso di tantissimo altro materiale appartenente alla pedopornografia.
Ma come ha fatto Google a capire che il contenuto di quelle mail era pedoporno, e ad inviare le segnalazioni alla polizia?
A parlare è stato un portavoce della società, il quale ha sostenuto che Google è riuscita a rintracciare nelle mail diversi elementi illegali, i quali vengono segnati in maniera particolare dai macchinari in possesso dell’azienda.
Essendo le immagini ed i video segnati in maniera molto differente da Google, e quindi pronti per essere rimossi, riuscire a captare il segnale che rappresentava la presenza di certi elementi nelle mail di Skillern, Google ha voluto verificare se non si trattasse di un errore, vista anche la grande quantità di segnalazioni arrivate nei database.
Effettuati i vari controlli, Google ha deciso di intervenire, e subito ha avvisato la polizia, la quale senza ulteirori indulgi, ha perquisito l’abitazione di Skillern, il quale appunto è stato trovato con centinaia di elementi pedopornografici, e dunque è stato arrestato prontamente, visti anche i suoi precedenti di abusi sui minori.
Google ha quindi consegnato nelle mani della giustizia una persona che altro non fa se non rendere maggiormente semplice la diffusione di immagini e video pedoporno sul web: questo caso ovviamente ha fatto tantissimo scalpore, ed è toccato ad un portavoce, che è rimasto nell’anonimato, spiegare come Google si sia comportata per permettere alla polizia di arrestare Skillern.
La spiegazione è stata accompagnata ovviamente da una sottolineatura non indifferente: Google infatti ha voluto mettere in chiaro che gli addetti di certo non spendono tutto il tempo a visualizzare le mail di Gmail dei loro utenti ed il contenuto, ma si limita solo ad osservare, con maggior attenzione, quelle mail che magari si presentano con un dei contenuti illegali, i quali vengono prontamente segnalati e dunque controllati.
Sembra infatti che la popolazione del web, malgrado Google abbia effettuato un’ottima azione ed abbia consegnato nelle mani della legge una persona che approva questi contenuti, non sia affatto felice dell’operato di Google, avanzando infatti diverse critiche nel modo di operare della società, definita come un Grande Fratello che si diverte a spiare costantemente i suoi utenti senza alcun tipo di problema.

Google contro la popolazione del web: nuovo round in vista?

Visto il nuovo caso di pedoporno, che si può definire concluso nel migliore dei modi, Google ora deve affrontare un nuovo problema, ovvero la nuova ondata di lamentele da parte degli utenti del web: in molti infatti, seppur in parte lieti che il caso si sia concluso in maniera vincente, hanno dimostrato una grande diffidenza nei confronti di Google, proprio per i metodi utilizzati.
Neppure la spiegazione che Google ha fornito sul sistema utilizzato ha reso meno tesi gli animi: la società infatti viene vista sempre di più come un’azienda che spia gli utenti senza alcun preavviso, e senza nessun permesso, eliminando anche quella piccola parte di privacy rimasta in mano degli stessi utenti.
Il web e la sua popolazione dunque pare siano pronti ad affrontare nuovamente una nuova battaglia per i loro diritti di privacy, anche se per una volta questa è stata violata per una giusta causa, e nessuno, apparte una persona con accuse passate, ne ha fatto le spese.
Google dal canto suo continua a giustificare il suo operato, cercando di evitare commenti negativi che di fatto potrebbero dipingerla come un nemico e soprattutto farla passare dalla parte del torto: sarebbe stato curioso vedere come la popolazione del web avrebbe reagito se Google non fosse intervenuto in maniera così efficace.
Sicuramente l’azienda avrebbe ricevuto ugualmente delle critiche, poiché sarebbe stata vista come un’azienda che non tutela affatto i suoi utenti e che promuove la divulgazione di certi elementi, accuse che già in passato vennero pronunciate da una fetta non indifferente di utenza del web.

Google ed i fondi di denaro per combattere il pedoporno.

Malgrado questi pareri completamente opposti tra di loro, recentemente Google ha deciso di rilasciare un comunicato ufficiale, nel quale annunciava il ricevimento di un fondo pari a cinque milioni di dollari utile per poter combattere il pedoporno.
Questo fondo proviene dalla collaborazione con alcuni enti, come la NCMEC, che si occupa del pedoporno, per permettere a Google di poter potenziare ulteriormente i sistemi di controllo dei contenuti altamente illegali, come appunto il pedoporno, e per poter controllare come avviene la diffusione, permettendo alla stessa azienda di poter intervenire in maniera repentina, proprio come accaduto di recente nei confronti di Skillner.
Allo stesso tempo, Google ha anche annunciato di aver ottenuto un ulteriore fondo di due milioni di dollari, i quali servono per poter facilitare il controllo dei contenuti tramite i tag, ovvero delle parole chiave che spesso vengono collegate a video ed immagini, e che permettono agli utenti di poter trovare determinati contenuti in maniera semplice e rapida.
Grazie questi fondi Google ha deciso di potenziarsi per poter combattere un problema presente sul web da tantissimi anni, ovvero la condivisione degli elementi illeciti come il pedoporno, e cercare di eliminare dalla faccia del web questo male che lo colpisce da tantissimi anni.
Solo da poco meno di due anni tali elementi sono stati ridotti drasticamente, così come sono stati oscurati motli siti contenenti questi elementi, dopo il boom registrato nel 2007, quando gli elementi pedoporno erano tantissimi e presenti in quantità quadrupla rispetto quella attuale, cosa che mette in risalto come Google si sita dando da fare per rendere il web un posto migliore.

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