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Google Earth punta verso il cielo

Inserito il 22 agosto 2007 da Redazione | 0

Google Earth punta verso il cieloDopo aver fatto volare milioni di persone sulla superficie terrestre, Google ha deciso di trasformarle in esploratori dello spazio. Da oggi la Via Lattea, la galassia di Andromeda e le nebulose più remote sono per tutti a pochi click di mouse di distanza grazie al nuovo progetto del colosso califoniano. Si chiama Google Sky e permette a chi utilizza Google Earth di guardarsi alle spalle e di puntare dritto verso le stelle.

La novità è stata svelata oggi. Si tratta di un ampliamento del noto programma che fornisce una visuale in 3D della superficie della Terra. Utilizzando la modalità Sky, attivabile selezionando un’iconcina, si può zoomare sulle immagini dettagliate di 100 milioni di stelle e 200 milioni di galassie, avendo l’impressione di muoversi nello spazio profondo.

Il nuovo nato di casa Google può contare su un archivio di più di un milione di foto tratte da importanti fonti accademiche e scientifiche, tra le quali il telescopio spaziale Hubble e l’osservatorio californiano di Monte Palomar.

“L’idea di base è prendere Google Earth e girargli la testa”, dice il tecnico di Google Ed Parsons alla Bbc. “In questo modo, invece di utilizzarlo per vedere immagini della Terra, lo si usa per osservare lo spazio”.

Per utilizzare Google Sky, è necessario avere installato sul proprio computer l’ultima versione di Google Earth. Spostandosi in una zona della superficie terrestre, si può decidere di vedere la porzione di cielo osservabile da quel punto e iniziare così il “viaggio” nel cosmo. Si può poi procedere senza indicazioni oppure visualizzare una serie di informazioni sulle costellazioni e sui corpi celesti. E come nei loro voli sulla Terra, gli utilizzatori possono posizionare dei dati o delle annotazioni sulle immagini di base.

Non è la prima volta che Google punta sullo spazio. Lo scorso anno sono stati lanciati Google Mars e Google Moon, per esplorare rispettivamente la superficie di Marte e i luoghi di atterraggio delle missioni Apollo. Questa volta, però, il progetto è su una scala decisamente più ampia.

L’obiettivo è raggiungere un pubblico di massa e le caratteristiche per riuscirci ci sono tutte. Perché se l’inquinamento luminoso sta rendendo sempre più difficile vedere le stelle e grazie alle missioni spaziali il cosmo è ormai un po’ meno misterioso, il cielo notturno e i corpi celesti sono uno spettacolo ancora capace di emozionare e lasciare a bocca aperta.

Fonte: www.repubblica.it

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