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	<title>Web Prato</title>
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	<description>Rassegna stampa, news ed articoli sul Web, ADSL, Software ed Hi Tech</description>
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		<title>Auricolari universali</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 14:42:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riconoscono l&#8217;orecchio in cui sono posti e inviano così il corretto canale audio.

Vi siete mai chiesti perché sugli auricolari sono sempre presenti le indicazioni L e R per indicare quale dei due vada nell&#8217;orecchio sinistro e quale nell&#8217;orecchio destro? Il motivo è semplice. Ognuna delle due cuffiette trasmette un solo canale audio del sistema stereo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Riconoscono l&#8217;orecchio in cui sono posti e inviano così il corretto canale audio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Vi siete mai chiesti perché sugli auricolari sono sempre presenti le indicazioni L e R per indicare quale dei due vada nell&#8217;orecchio sinistro e quale nell&#8217;orecchio destro? Il motivo è semplice. Ognuna delle due cuffiette trasmette un solo canale audio del sistema stereo e in particolar modo, quello destinato all&#8217;orecchio sinistro lavora con il canale sinistro, mentre quello per l&#8217;orecchio destro lavora con il canale di destra. Se molti scambiano tranquillamente i due auricolari e molto spesso non ci fanno neanche caso, gli audiofili inorridiscono di fronte a una mancanza di rispetto così abnorme per le proprie orecchie. Bisogna sempre prestare attenzione a quale auricolare viene posto nei padiglioni auricolari. E se non si vuole perdere troppo tempo, forse è il caso di ricorrere agli Auricolari Universali (Universal Earphones).<span id="more-2100"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questo accessorio musicale, non ancora disponibile sul mercato, è frutto della ricerca dell&#8217;Igarashi Design Interfaces Project di Tokyo. Queste cuffiette sono in grado di scambiare automaticamente i canali audio trasmessi, riconoscendo di fatto in quale orecchio ognuno dei due auricolari è inserito.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In pratica, all&#8217;interno del solo auricolare destro è presente un sensore di prossimità. Quando questo viene inserito nell&#8217;orecchio destro, il sensore rivela la presenza dell&#8217;orecchio dietro di sé, puntando quindi verso la nuca. Quando, per errore, l&#8217;auricolare viene inserito nell&#8217;orecchio sinistro, il sensore punta all&#8217;aria. Notificando il cambiamento di posizione, il sensore invia un segnale a un piccolo circuito audio integrato, capace di scambiare i canali audio trasmessi, in modo da garantire che ad ogni padiglione giunga la traccia corretta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Se ciò non fosse sufficiente, i ricercatori giapponesi hanno pensato ad un&#8217;altra chicca. Quando gli auricolari sono indossati da una sola persona, fra i due capi viene emessa una debolissima corrente, che invece si interrompe quando le cuffiette sono condivise da due ascoltatori. Questa interruzione funge da innesco per un altro circuito, che invece riesce ad inviare entrambi i canali stereo su ognuno dei due auricolari. In questo modo, i compagni di musica potranno ascoltare al meglio quanto viene riprodotto dal player condiviso.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non paghi, i ricercatori introdurranno anche alcuni sensori per verificare l&#8217;inserimento degli auricolari nelle orecchie. Quando entrambe le cuffiette saranno al loro posto, inizierà la riproduzione, ma non appena uno dei due auricolari verrà sfilato dall&#8217;orecchio, il brano verrà messo in pausa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ed ancora, c&#8217;è anche chi ha avanzato l&#8217;ipotesi di permettere una riproduzione di due tracce audio differenti usando il medesimo player, quando due utenti condividono la medesima coppia di auricolari.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Insomma, più universali di così&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su <a href="http://punto-informatico.it/3429394/Gadget/News/auricolari-universali.aspx" target="_blank">Puntoinformatico</a></p>

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		<title>Nuova frontiera del malware mobile su Android</title>
		<link>http://www.webprato.it/news/nuova-frontiera-del-malware-mobile-su-android/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stagebuzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Testimonianze sui forum Android evidenziano l&#8217;esistenza di una falla all&#8217;interno del marketplace dell&#8217;OS di Google: malware camuffati da app di sistema si fanno strada sui cellulari degli utenti. E magari polimorfizzano

Il Marketplace di Android conterrebbe una falla di tipo &#8220;zero-day&#8221;, poco nota ai più ed emersa dopo il bislacco tentativo di test di uno sviluppatore. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Testimonianze sui forum Android evidenziano l&#8217;esistenza di una falla all&#8217;interno del marketplace dell&#8217;OS di Google: malware camuffati da app di sistema si fanno strada sui cellulari degli utenti. E magari polimorfizzano</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il Marketplace di Android conterrebbe una falla di tipo &#8220;zero-day&#8221;, poco nota ai più ed emersa dopo il bislacco tentativo di test di uno sviluppatore. Dai forum e i gruppi di discussione del mondo androide emerge la spiacevole novità in fatto di (in)sicurezza, grazie alla quale i cyber-criminali potrebbero teoricamente diffondere un malware con una velocità senza pari su tutti i dispositivi basati su Android.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2098"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Con buona pace del buttafuori per le app infette, l&#8217;exploit involontariamente scoperto dallo sviluppatore lenlight sembra essere capace di bypassare tutti i sistemi di sicurezza del Marketplace: il coder ha creato il mostro noto come &#8220;Karoges&#8221; provando a caricare una app di test sul il suo account, usando un pacchetto .apk &#8220;casuale&#8221; come contenitore per il suo test.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La app scaricata e poi modificata per il test era il video player ufficiale incluso in Android e, apparentemente, subito dopo averla immessa in rete, Karoges è finita su centinaia di migliaia di smartphone androidi senza possibilità alcuna di eliminarla dal sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gli utenti hanno cominciato a temere l&#8217;ennesima invasione di malware androide prima che lenlight spiegasse tutto il retroscena, scusandosi inoltre per la sua incapacità di offrire l&#8217;aiuto necessario a risolvere il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;eliminazione del player video farebbe scomparire Karoges dal sistema, ma a quanto pare l&#8217;exploit scoperto per sbaglio è già entrato a far parte dell&#8217;arsenale dei cyber-criminali attivi nel mondo mobile: due nuove app sospette (una denominata &#8220;Lovely Sky Live Wallpaper&#8221;, l&#8217;altra con un nome in cinese) hanno fatto la comparsa sugli smartphone degli utenti e in questo caso la cancellazione della app non funziona.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Non bastassero gli exploit sul marketplace moderato da Google, infine, Symantec ha individuato una nuova minaccia per Android distribuita esternamente allo store ufficiale: Android.Opfake è un malware &#8220;polimorfo&#8221; che prova a camuffare la sua vera natura modificando i file presenti nel pacchetto della app infetta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su <a href="http://punto-informatico.it/3429309/PI/News/android-nuova-frontiera-del-malware-mobile.aspx" target="_blank">Puntoinformatico</a></p>

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		<title>Windows 8 senza lo start?</title>
		<link>http://www.webprato.it/news/windows-8-senza-lo-start/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stagebuzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo quasi 17 anni di onorato servizio il pulsante &#8220;Start&#8221; introdotto da Windows 95 potrebbe finire in cantina per far spazio a qualcosa di ancora più &#8220;smart&#8221;. A quanto pare il prossimo sistema operativo Microsoft proporrà un &#8220;mimetizzato&#8221; angolino del desktop, sensibile al tocco e al clic del mouse.

All&#8217;inizio dei lavori su Windows 8, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo quasi 17 anni di onorato servizio il pulsante &#8220;Start&#8221; introdotto da Windows 95 potrebbe finire in cantina per far spazio a qualcosa di ancora più &#8220;smart&#8221;. A quanto pare il prossimo sistema operativo Microsoft proporrà un &#8220;mimetizzato&#8221; angolino del desktop, sensibile al tocco e al clic del mouse.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio dei lavori su Windows 8, il pulsante era stato ridisegnato per restare il linea con la nuova Metro UI e aveva comunque conservato la sua funzione di accesso rapido per strumenti e programmi. Ma nella consumer preview (build 8220) dell&#8217;imminente OS il caratteristico tasto non sarebbe più visibile.<span id="more-2095"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I designer Microsoft avrebbero optato per qualcosa di diverso: un &#8220;hot corner&#8221;, privo di invadenti elementi grafici, posto sempre in basso a sinistra. Un angolino dello schermo che potrà essere attivato anche con le dita, sui tablet e i computer con monitor touchscreen.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gli utenti affezionati al sistema tradizionale possono stare tranquilli, perché sembra che l&#8217;anima del vecchio Start rivivrà comunque nell&#8217;hot corner. Sicuramente verrà riepilogato il contenuto del PC, sotto forma di miniature, e sarà possibile passare da qui per cambiare la visualizzazione al volo, tra il piastrellato menù di Windows 8 o il desktop classico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Si tratta comunque di indiscrezioni, che al momento non trovano conferma ufficiale. Si tratterebbe comunque di una scelta riservata alla versione per utenti privati del sistema operativo, e che in ogni caso creerebbe qualche grattacapo agli utenti abituati al vecchio paradigma e più in generale alla gestione con il mouse del sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su <a href="http://punto-informatico.it/3428493/PI/News/windows-rinuncera-allo-start.aspx" target="_blank">Puntoinformatico</a></p>

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		<title>Chiude Btjunkie</title>
		<link>http://www.webprato.it/news/chiude-btjunkie/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stagebuzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiude per sempre il popolare motore di ricerca canadese. Troppa la paura dopo il sequestro Megaupload e il caso The Pirate Bay. C&#8217;è chi parla della fine di un&#8217;era. A sette anni dalla nascita, il sito opta per il suicidio.

Una vita (online) vissuta pericolosamente. Btjunkie, popolare motore di ricerca BitTorrent, ha annunciato la sua definitiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Chiude per sempre il popolare motore di ricerca canadese. Troppa la paura dopo il sequestro Megaupload e il caso The Pirate Bay. C&#8217;è chi parla della fine di un&#8217;era. A sette anni dalla nascita, il sito opta per il suicidio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Una vita (online) vissuta pericolosamente. Btjunkie, popolare motore di ricerca BitTorrent, ha annunciato la sua definitiva chiusura dopo quasi 7 anni di attività. Un vero e proprio cyber-suicidio, voluto dagli stessi gestori della piattaforma canadese in seguito agli ultimi eventi di cronaca avvenuti nel tormentato universo della condivisione dei contenuti a mezzo elettronico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">&#8220;Prendere questa decisione non è stato semplice &#8211; si legge in un comunicato apparso sul sito di Btjunkie &#8211; ma abbiamo optato volontariamente per la chiusura. Abbiamo lottato per anni per il vostro diritto di comunicare, ma ora è tempo di andare. È stata l&#8217;esperienza di una vita e auguriamo a tutti il meglio&#8221;.<span id="more-2092"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fondato nel 2005, il motore di ricerca canadese aveva subito scalato la classifica dei siti più popolari del torrentismo globale. Con circa 4 milioni di file attivi e un ritmo di crescita pari a 4mila nuovi contenuti al giorno. In Italia la piattaforma era finita nelle mirino della Guardia di Finanza di Cagliari nell&#8217;Operazione Poisonous Dalhia. Tutti gli accessi al sito dal Belpaese erano stati bloccati.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Stando all&#8217;articolo pubblicato tra le pagine online di TorrentFreak, gli admin di BtJunkie avrebbero deciso di chiudere per sempre in seguito al raid statunitense contro il cyberlocker Megaupload. A pochi giorni dal rifiuto annunciato dalla Corte Suprema svedese nel caso The Pirate Bay. Altre piattaforme di file hosting (su tutte, Filesonic e Fileserve) hanno deciso di bloccare volontariamente i download di contenuti caricati da utenti terzi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su <a href="http://punto-informatico.it/3426694/PI/News/btjunkie-sulla-lapide-del-torrentismo.aspx" target="_blank">Puntoinformatico</a></p>

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		<title>Esperimento made in WebTvbe4: ogni web tv avrà un dominio</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:07:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cronaca, attualità, cultura, società: tutto a portata di clic. Basta ricercare su Google una qualsiasi web tv (ad esempio: scrivere “web tv formula 1″) e tra i primissimi risultati ci sarà uno dei domini di WebTvbe4. C’era bisogno di unico contenitore per le web tv di tutto il mondo. Per questo Danilo Fioravanti, con l’ausilio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cronaca, attualità, cultura, società: tutto a portata di clic. Basta ricercare su Google una qualsiasi web tv (ad esempio: scrivere “web tv formula 1″) e tra i primissimi risultati ci sarà uno dei domini di WebTvbe4. C’era bisogno di unico contenitore per le web tv di tutto il mondo. Per questo Danilo Fioravanti, con l’ausilio di Carmine Loliva, dopo aver fondato la società Web&amp;friends, ha lanciato il progetto Webtvbe4: un aggregatore di web tv.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2089"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un’idea semplice ma geniale: mettere ordine nel mare magnum delle tv online dividendole per settori come in una sorta di grande catalogo digitale. Perché sul web ogni cosa ha il suo posto e una piccola start up può anche attirare l’attenzione dei grandi. Non è un caso se un’importante azienda canadese abbia offerto più di 1,5 milioni di dollari, anche solo per acquisire parte del progetto. Poiché un aggregatore di web tv è una silloge di televisioni on line, mono e politematiche, accessibili da ogni angolo del mondo, la pubblicità per le industrie sarebbe planetaria, qualora abbracciassero, sponsorizzandolo, il progetto Webtv4.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche le Istituzioni provinciali e regionali, realizzando un canale culturale o appoggiandosi a quelli già esistenti, potrebbero puntare ad un nuovo tipo di comunicazione che proietti la Puglia in una dimensione cosmopolita. Rilancio possibile, però, solo mediante l’interazione di tutte le componenti, realizzando, ad esempio, pacchetti vacanzieri omnicomprensivi a prezzi contenuti, ma dall’alta qualità quanto ai contenuti, come accade nelle altre regioni italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">“I milioni di utenti che si connettono, ogni giorno, ci spingono ad accelerare lo sviluppo del progetto e a migliorarne i contenuti. L’ultimo stato connesso è l’isola di Christmas, per un totale di 120 nazioni e 2,5 milioni di fruitori.”</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Queste le parole di Danilo Fioravanti, che spera di far crescere webtvbe4 con il sostegno delle aziende pugliesi, senza l’apporto di colonizzatori esteri.</p>
<p style="text-align: justify;">Paradiso dei balocchi per i semplici internauti, perché, alla stregua di un’enciclopedia, offre innumerevoli suggestioni e possibilità di conoscenza, webtvbe4 solletica vivacemente la curiosità dei suoi fruitori. Come una scatola di cioccolatini assortiti da scartare, infatti, permette di vedere, senza affannose ricerche avendole riunite in un unico sito, UniromaTv e UW Tv, la webtv dell’Università di Washington o Arte Live Web, canale francese di musica lirica, e Film Gratis Tv o Australia video e Bari Piazzetta Amici. Dal locale al globale, tutto in un clic.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su <a href="http://www.assodigitale.it/2011/07/04/un-dominio-per-ogni-web-tv-lesperimento-targato-webtvbe4/" target="_blank">Assodigitale</a></p>
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		<title>VeriSign attaccano la rete.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:41:43 +0000</pubDate>
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Gli hacker tornano a colpire i servizi e le infrastrutture telematiche essenziali, e questa volta l&#8217;obiettivo è nientemeno che VeriSign: dai corposi documenti resi noti alle autorità di controllo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Nel 2010 la società che gestisce una parte dei server &#8220;root&#8221; del sistema DNS è caduta vittima di hacker ignoti. Ripetutamente. Gli incidenti svelati solo oggi</em></p>
<p style="text-align: justify;">Gli hacker tornano a colpire i servizi e le infrastrutture telematiche essenziali, e questa volta l&#8217;obiettivo è nientemeno che VeriSign: dai corposi documenti resi noti alle autorità di controllo della Borsa statunitense emerge chiaramente come la società sia stata colpita e affondata, più volte, durante tutto l&#8217;anno 2010, nascondendo la notizia prima al management e poi al pubblico.<span id="more-2087"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come e più delle &#8220;Certificate Authority&#8221; prese di mira nella seconda parte del 2011, il caso Verisign getta una luce obliqua sul livello di sicurezza di risorse essenziali per la Internet globale visto che la società statunitense gestisce due dei tredici server root del sistema DNS, ed è anche il Registry per i TLD .com, .net, .name e altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Le carte consegnate lo scorso ottobre alla Securities and Exchange Commission (SEC) rivelano che VeriSign è stata attaccata più volte nel corso del 2010, e il management della società è stato tenuto all&#8217;oscuro della losca faccenda almeno fino al settembre del 2011. Il grande pubblico, invece, non ha mai avuto la possibilità di sapere ciò che era successo almeno sino alla diffusione pubblica (e obbligatoria per legge) della notizia tramite comunicazione alla SEC.</p>
<p style="text-align: justify;">VeriSign ci tiene a ogni modo a precisare che i server del sistema DNS non sono mai stati a rischi intrusione, secondo quanto fin qui accertato, e che il personale ha preso autonomamente tutte le misure necessarie a escludere (almeno in teoria) eventuali attacchi futuri.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su: <a href="http://punto-informatico.it/3425207/PI/News/verisign-attacco-al-cuore-della-rete.aspx" target="_blank">PuntoInformatico</a></p>
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		<title>Nuove cyber-armi per il Giappone</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:12:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Giappone starebbe sviluppando un malware in grado di risalire alle fonti di una botnet. La realizzazione del codice sarebbe stata appaltata alla Fujitsu, che tuttavia non conferma.
&#8220;According to the sources, the program can identify the source of a cyber-attack to a high degree of accuracy for distributed denial of service (DDoS) attacks, as well [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Giappone starebbe sviluppando un malware in grado di risalire alle fonti di una botnet. La realizzazione del codice sarebbe stata appaltata alla Fujitsu, che tuttavia non conferma.</p>
<p><em>&#8220;According to the sources, the program can identify the source of a cyber-attack to a high degree of accuracy for distributed denial of service (DDoS) attacks, as well as some attacks aimed at stealing information stored in target computers.&#8221;<span id="more-2083"></span></em></p>
<p>Articolo originale su <a href="http://www.sicurezzainformatica.it/2012/01/il-giappone-si-dota-di-nuove-cyber-armi.html" target="_blank">SicurezzaInformatica</a></p>
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		<title>HTC: password vulnerabili</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:16:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[HTC, nota società taiwanese produttrice di smartphone e di altri dispositivi mobili, ha confermato che alcuni dei sui telefoni a cuore Android contengono una vulnerabilità che espone le password delle reti Wi-Fi alle applicazioni installate sul device. Ciò significa che un&#8217;applicazione Android malevola potrebbe avere gioco facile per sottrarre le credenziali usate per effettuare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">HTC, nota società taiwanese produttrice di smartphone e di altri dispositivi mobili, ha confermato che alcuni dei sui telefoni a cuore Android contengono una vulnerabilità che espone le password delle reti Wi-Fi alle applicazioni installate sul device. Ciò significa che un&#8217;applicazione Android malevola potrebbe avere gioco facile per sottrarre le credenziali usate per effettuare il collegamento alle reti wireless usate dall&#8217;utente trasmettendo poi i dati sottratti a terzi.<span id="more-2079"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori autori della scoperta hanno rilevato che le applicazioni facenti uso del permesso android.permission.ACCESS_WIFI_STATE possono ottenere la password delle reti Wi-Fi alle quali l&#8217;utente avesse via a via connesso il suo smartphone. In particolare, sarebbe sufficiente che l&#8217;applicazione invochi il metodo .toString() della classe WiFiConfiguration. Nella maggioranza dei dispositivi Google Android, il metodo .toString(), in corrispondenza del campo legato alla password, lascia uno spazio vuoto oppure degli asterischi (a conferma che è stata impostata una parola chiave, senza però esporla); su alcuni modelli di smartphone HTC, invece, viene purtroppo restituita la password in chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto rivelato, la falla sarebbe venuta a galla già a settembre ed i ricercatori, sino ad oggi, avrebbero responsabilmente collaborato sia con HTC che con Google per sanare la situazione. Google ha modificato il codice di Android per proteggere in modo di efficace la locazione ove le credenziali d&#8217;accesso vengono conservate ed ha poi esaminato le applicazioni distribuite attraverso l&#8217;Android Market in modo tale da accertarsi che nessuna di esse abbia fatto leva sulla vulnerabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">HTC, invece, ha rilasciato una serie di aggiornamenti espressamente pensati per i possessori dei dispositivi affetti dal problema di sicurezza: Desire HD (FRG83D, GRI40), Glacier (FRG83), Droid Incredible (FRF91), Thunderbolt 4G (FRG83D), Sensation Z710e (GRI40), Sensation 4G (GRI40), Desire S (GRI40), EVO 3D (GRI40) ed EVO 4G (GRI40).</p>
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		<title>Skype 5.8</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:01:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Skype si aggiorna alla versione 5.8. Il software di messaggistica istantanea, per l&#8217;effettuazione di chiamate vocali via VoIP e di videoconferenze &#8211; acquisito da Microsoft a metà ottobre &#8211; si arricchisce di alcune nuove funzionalità. La principale novità consiste nell&#8217;aggiunta di un&#8217;opzione che permette le chiamate con una risoluzione video &#8220;full HD&#8221;. I tecnici di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Skype</strong> si aggiorna alla versione<strong> 5.8</strong>. Il software di messaggistica istantanea, per l&#8217;effettuazione di chiamate vocali via VoIP e di videoconferenze &#8211; acquisito da <strong>Microsoft </strong>a metà ottobre &#8211; si arricchisce di alcune nuove funzionalità. La principale novità consiste nell&#8217;aggiunta di un&#8217;opzione che permette le chiamate con una risoluzione video &#8220;full HD&#8221;. I tecnici di Skype spiegano che il risultato migliore si otterrà utilizzando <strong>Skype 5.8</strong> insieme con una webcam Logitech C920 ed utilizzando una connessione Internet in grado di offrire banda pari o superiore ad almeno 2 Mbit/s in downstream ed in upstream. <span id="more-2072"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Skype spiega, infatti, che la videocamera Logitech C920 &#8211; grazie alla codifica integrata direttamente nel dispositivo &#8211; consente di godere del &#8220;full HD&#8221; anche sui personal computer che dovessero risultare piuttosto datati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda l&#8217;aspetto &#8220;social&#8221;, <strong>Skype 5.8</strong> si lega ancor più con <strong>Facebook</strong> suppportando chiamate vocali e video tra utenti della piattaforma ideata da Mark Zuckerberg (questa funzionalità viene comunque indicata come ancora in &#8220;beta&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Skype 5.8 amplia poi il suo campo applicativo divenendo quasi un software per la gestione remota. Fra le novità, infatti, anche &#8220;Group screen share&#8221;, una caratteristica &#8220;inedita&#8221; per Skype (proposta, però, solamente agli utenti possessori della licenza &#8220;Premium&#8221;) che permette di condividere con gli altri partecipanti ad una conferenza l&#8217;intero schermo oppure una singola finestra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Il client VoIP</strong> è oggi molto usato anche da chi si diletta con i videogiochi online in modalità multiplayer:<strong> Skype</strong> viene sfruttato per colloquiare con gli amici mentre si sta giocando. Registrando un grande interesse da parte degli utenti, i tecnici di Skype hanno deciso di aggiungere la funzionalità &#8220;<strong>push-to-task</strong>&#8221; ossia la possibilità di attivare o disattivare il microfono premendo un pulsante sulla tastiera del personal computer. Il tasto può essere liberamente scelto e configurato dalla finestra delle opzioni di Skype.</p>
<p style="text-align: justify;">Cambiano anche le modalità per l&#8217;aggiornamento automatico di <strong>Skype</strong>: anziché poggiare su un meccanismo di update integrato all&#8217;interno dell&#8217;applicazione, similmente a quanto fa <strong>Google</strong> per i suoi prodotti, il client VoIP si aggiornerà all&#8217;ultima versione usando un servizio di sistema (sarà visibile nella finestra services.msc di Windows).</p>
<p style="text-align: justify;">Il matrimonio con <strong>Microsoft </strong>sembra infine definitivamente sancito anche in forza della stretta integrazione con la toolbar di <strong>Bing</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su: <a href="http://www.ilsoftware.it/articoli.asp?id=8293" target="_blank">Ilsoftware.it</a></p>
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		<title>Per chi ama Facebook, ecco un letto.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:18:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Facebook è il social network più amato e più utilizzato dagli utenti web del mondo intero, un luogo virtuale in cui poter esprimere se stessi, le proprie opinioni e le proprie passioni e soprattutto un luogo per tenersi in contatto con tutte le persone della propria vita e per poter fare sempre nuove amicizie. Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Facebook</strong> è il social network più amato e più utilizzato dagli utenti web del mondo intero, un luogo virtuale in cui poter esprimere se stessi, le proprie opinioni e le proprie passioni e soprattutto un luogo per tenersi in contatto con tutte le persone della propria vita e per poter fare sempre nuove amicizie. Come era prevedibile ovviamente Facebook è diventata una moda talmente tanto importante da destare l’attenzione anche di stilisti e designer che stanno lentamente prendendo spunto dal suo mondo per le loro creazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tra le ultime creazioni dobbiamo ricordare il letto per tutti gli appassionati di Facebook, un letto realizzato dal designer di origine croata <strong>Tomislav Zvonaric</strong>. Si tratta di un <strong>letto</strong> matrimoniale realizzato a forma di effe sdraiata con le fiancate decorate con le classiche scritte che possono essere scovate sul social network e che è ovviamente di colore blu. Il letto possiede una poltrona integrata, una seduta che si viene a creare nell’insenatura superiore della effe.<span id="more-2065"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il letto è per adesso solo un modello in scala, un progetto quindi che non è ancora in fase di realizzazione. Siamo sicuri però che a breve questo progetto verrà realizzato e questo letto verrà messo in vendita anche perché la sua fotografia ha già fatto il giro del web e sono molte le persone che hanno espresso il loro apprezzamento affermando di attendere con ansia la sua uscita sul mercato per poterselo acquistare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su <a href="http://www.newsdelweb.net/un-letto-per-gli-amanti-di-facebook/" target="_blank">Newsdelweb</a></p>
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		<title>Doodle di Google: ormai una tradizione.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stagebuzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I doodle sono divertenti, sorprendenti e a volte sono varianti  naturali del logo di Google per celebrare festività, anniversari e le  vite di artisti, innovatori e scienziati famosi.
Da dov&#8217;è nata l&#8217;idea? &#8211; Il concetto di doodle è nato nel 1998, prima ancora che la società  assumesse una ragione sociale, mentre i fondatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I doodle sono divertenti, sorprendenti e a volte sono varianti  naturali del logo di Google per celebrare festività, anniversari e le  vite di artisti, innovatori e scienziati famosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da dov&#8217;è nata l&#8217;idea?</strong> &#8211; Il concetto di doodle è nato nel 1998, prima ancora che la società  assumesse una ragione sociale, mentre i fondatori di Google Larry e  Sergey giocherellavano con il logo aziendale per comunicare la loro  partecipazione al festival Burning Man nel deserto del Nevada. <span id="more-2055"></span>Dietro alla seconda &#8220;o&#8221; della parola &#8220;Google&#8221; venne collocata la figura di un omino stilizzato,  una sorta di messaggio comico per segnalare agli utenti di Google che i  fondatori erano &#8220;fuori ufficio&#8221;. Anche se il primo doodle era  relativamente semplice, quell&#8217;idea diede il via all&#8217;abitudine di  decorare il logo aziendale per celebrare eventi significativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Due anni dopo, nel 2000, Larry e Sergey chiesero all&#8217;attuale webmaster Dennis Hwang,  che a quei tempi era solo uno stagista, di realizzare un doodle per  commemorare il giorno della presa della Bastiglia. Fu talmente  apprezzato dai nostri utenti che Dennis fu nominato &#8220;chief doodler&#8221; di  Google e i doodle divennero una presenza sempre più regolare sulla home  page di Google. All&#8217;inizio i doodle celebravano le festività familiari  più diffuse; oggi i doodle rappresentano una vasta gamma di eventi e  anniversari, dal giorno di nascita di John James Audubon al gelato sundae.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il passare del tempo, la richiesta di doodle negli USA e a  livello internazionale è cresciuta. Oggi la creazione dei doodle è  compito di un team di illustratori di talento (che chiamiamo doodler) e  ingegneri. Per loro, la creazione dei doodle è diventata un lavoro di  squadra mirato a ravvivare la home page di Google e a far sorridere gli  utenti di Google in tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi sceglie quali doodle creare e che festività celebrare con un doodle?</strong> &#8211; Un gruppo di googler si riunisce regolarmente per decidere quali eventi  celebrare con un doodle. Le idee per i doodle provengono da numerose  fonti, inclusi i googler e gli utenti di Google. Il processo di  selezione dei doodle mira a commemorare eventi e anniversari  interessanti che rispecchino la personalità di Google e il suo amore per  l&#8217;innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Come inviare idee per nuovi Doodle?</strong> &#8211; Il team dei doodle è sempre entusiasta di raccogliere idee dagli utenti:  le richieste possono essere inviate tramite email all&#8217;indirizzo  proposals@google.com con idee per il prossimo doodle di Google. Il team  riceve centinaia di richieste ogni giorno, quindi purtroppo non possiamo  rispondere a tutti. Ma essi assicurano che tutte le mail verranno lette!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo originale su: <a href="http://www.google.com/doodles/about" target="_blank">Google</a></p>
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		<title>Nokia Belle in vendita e, dall&#8217;8 Febbraio, gli aggiornamenti via OTA</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stagebuzzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nokia ha confermato poche ore fa tramite il suo profilo Twitter ufficiale che sono iniziate le vendite dei    dispositivi con sistema operativo Nokia Belle pre-installato. Questo significa che gli smartphone attualmente in esecuzione su Symbian Anna disporranno a breve della nuova versione SO Nokia Belle.

Dispositivi come Nokia N8, E7, C7, E6, X7, C6-01 e 500 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nokia</strong> ha confermato poche ore fa tramite il suo profilo Twitter ufficiale che sono iniziate le vendite dei    dispositivi con sistema operativo <strong>Nokia Belle</strong> pre-installato. Questo significa che gli smartphone attualmente in esecuzione su <strong>Symbian Anna</strong> disporranno a breve della nuova versione SO <strong>Nokia Belle</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dispositivi come <strong>Nokia N8</strong>, <strong>E7</strong>, <strong>C7</strong>, <strong>E6</strong>, <strong>X7</strong>, <strong>C6-01</strong> e <strong>500</strong> saranno tutti acquistabili con <strong>Nokia Belle</strong> pre-installato. L&#8217;ultima versione del sistema operativo Symbian offre funzionalità e un&#8217;esperienza utente più in linea con quella di <strong>Android</strong> e <strong>iOS</strong>.<span id="more-2048"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nokia ha confermato che i dispositivi aggiornati saranno disponibili in un certo numero di mercati a aprtire da Turchia e India. Successivamente, le vendite dei telefono con il nuovo software inizieranno anche in altri mercati, Italia compresa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne, invece, i dispositivi già in possesso dei clienti Nokia, l&#8217;aggiornamento software che porterà Nokia Belle è atteso il <strong>prossimo 8 febbraio</strong>. A svelare la data è lo stesso sito ufficiale di <strong>Nokia Vietnam</strong> e lo conferma l&#8217;immagine di seguito.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2049" href="http://www.webprato.it/news/nokia-belle-in-vendita-e-dall8-febbraio-gli-aggiornamenti-via-ota/nokia_belle_8_febbraio_2012/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2049" title="nokia_belle_8_febbraio_2012" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2012/01/nokia_belle_8_febbraio_2012.jpg" alt="" width="500" height="474" /></a></p>
<p>Articolo originale su <a href="http://www.pianetacellulare.it/post/Nokia/19363_Nokia-in-vendita-i-dispositivi-Nokia-Belle-e-dall8-febbra.php" target="_blank">Pianetacellulare</a>.</p>
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		<title>Microsoft ha rilasciato 100 patch nel 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 08:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Microsoft avrebbe dovuto chiudere il 2011 con 99 aggiornamenti di sicurezza, o almeno è questo quanto ipotizzato dopo il rilascio dell’ultimo bollettino mensile di dicembre. Tuttavia con una sorpresa in extremis il gruppo ha rilasciato la patch numero 100, facendo cifra tonda con data 29 dicembre (e update successivo al 30 dicembre).
La patch rilasciata dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.microsoft.com">Microsoft</a> avrebbe dovuto chiudere il 2011 con 99 aggiornamenti di sicurezza, o almeno è questo quanto ipotizzato dopo il rilascio dell’ultimo bollettino mensile di dicembre. Tuttavia con una sorpresa in extremis il gruppo ha rilasciato la patch numero 100, facendo cifra tonda con data 29 dicembre (e update successivo al 30 dicembre).</p>
<p style="text-align: justify;">La patch rilasciata dal gruppo concerne <a href="http://technet.microsoft.com/en-us/security/bulletin/ms11-100?qstr=CR_CC=20111229OOBSMB&amp;CR_ID=">quattro vulnerabilità nel Microsoft .NET Framework</a>, una delle quali pubblica e tre delle quali notificate al gruppo per via privata. La vulnerabilità di maggior gravità, spiega il bollettino rilasciato, «avrebbe potuto permettere la scalata dei privilegi se un malintenzionato non autorizzato avesse mandato una speciale richiesta Web»: una insidia concreta ed immediata, insomma, a cui il team di Redmond ha preferito porre rimedio con quanta più urgenza possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">La patch descritta nel bollettino è considerata “critica” ed il gruppo ne consiglia pertanto l’immediata installazione. Gli aggiornamenti di sicurezza del 2012 ripartiranno in data 10 gennaio, quando è previsto il rilascio del primo bollettino (la cui comunicazione anticipata è prevista per il giorno 6 gennaio).<span id="more-2046"></span></p>
<p>Articolo originale su: <a href="http://www.webnews.it/2012/01/02/microsoft-chiude-il-2011-con-la-100esima-patch/#ixzz1iNn0Wn7k" target="_blank">Webnews.it</a></p>
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		<title>Calo degli SMS per le festivita&#8217;</title>
		<link>http://www.webprato.it/news/calo-degli-sms-per-le-festivita/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 08:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ne stanno parlando il New York Times e Forbes come fosse un affare di stato e tutto sommato hanno qualche ragione di alzare il volume sul tema: per la prima volta in alcuni paesi – ma non gli Stati Uniti – si è registrato un calo degli sms durante Natale e Capodanno. Il mondo sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ne stanno parlando il New York Times e Forbes come fosse un affare di stato e tutto sommato hanno qualche ragione di alzare il volume sul tema: per la prima volta in alcuni paesi – ma non gli Stati Uniti – si è registrato un calo degli sms durante Natale e Capodanno. Il mondo sta trovando un altro modo per farsi gli auguri, insomma. E non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati sorprendenti di uno dei pionieri del text messaging, la Sonera (finlandese) stanno suggerendo agli analisti che il calo degli sms rispetto a Twitter e ai servizi alternativi di alcuni smartphone che permettono messaggi instantanei gratuiti sia più veloce del previsto: in un solo anno si sono persi due milioni di messaggi nella terra che 15 anni fa anche per ragioni geografiche aveva investito molto su questa tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il processo sembra talmente geometrico che qualcuno azzarda il medesimo crollo dello short message system di anno in anno nei diversi paesi del globo a seconda di quando il sistema è entrato in vigore. Così, se Finlandia oppure Hong Kong stanno già vedendo il tramonto dell’sms, negli USA, dove sono diventati popolari circa due anni dopo, si pensa che crolleranno definitivamente tra il 2012 e il 2013. E così via. Tra pochi anni non ci sarà più nessuno che manderà “Buon Anno!” con un sms collettivo, pagando pure per farlo, ma scriverà #BuonAnno sul suo smartphone sapendo che lo leggeranno tutti i suoi followers e gli amici sui social, e questo gli basterà.<span id="more-2043"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, se fosse una questione matematica basterebbe aggiungere 15 anni all’anno del boom degli sms in una tale nazione per avere l’anno in cui la curva del grafico, per la prima volta, andrà giù. Ma i social network, catalizzatori del cambiamento, sono anche acceleratori di questo fenomeno, quindi in caso di coesistenza tra sistemi, ad esempio l’est europa dove tutto è arrivato in pochi anni, il crollo avverrà in anticipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è una lezione molto importante per affinare il nostro concetto di obsolescenza tecnologica: essa è molto diversa da quella programmata tipica dei prodotti dell’era industriale, perché non è prevedibile. Questo comporta due effetti: investimenti maggiori nella ricerca di mercato – perché i clienti dell’era della comunicazione globale sono meno fedeli – ma anche la consapevolezza che è molto più facile perdere grandi somme di denaro. Basti pensare che al momento gli sms rappresentano il 20% del fatturato dei grandi vettori mondiali. Una perdita secca in un giro di tempo così breve metterà a rischio altri posti di lavoro.</p>
<p>Articolo orginale su: <a href="http://www.webnews.it/2012/01/02/la-caduta-degli-sms-cosa-sta-cambiando/#ixzz1iNj9fkyM">Webnews.it</a></p>
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		<title>Le registrazioni domini .xxx al via</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 08:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 6 Dicembre chiunque potrà registrare un dominio .XXX dedicato al pubblico adulto. Questa nuova estensione ha fatto un grande scalpore nella rete e si può bene immaginare il perché visto il tema a cui sono esplicitamente dedicati questi domini; dopotutto il mondo del porno ancora oggi attrae una parte rilevante dei navigatori della rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal 6 Dicembre chiunque potrà registrare un dominio .XXX dedicato al pubblico adulto. Questa nuova estensione ha fatto un grande scalpore nella rete e si può bene immaginare il perché visto il tema a cui sono esplicitamente dedicati questi domini; dopotutto il mondo del porno ancora oggi attrae una parte rilevante dei navigatori della rete ed è un business che porta dei grossi introiti a chi gestisce i siti dedicati a questo settore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma proprio in questo periodo questi stessi gestori si stanno scagliando contro chi ha introdotto questa nuova estensione di cui nessuno aveva effettivamente bisogno da un lato ma che tutti oggi sono invece quasi costretti ad acquistare per motivi diversi a seconda della parte in cui ci si trova e quindi  per far sì che non si abusi del proprio nome da parte di chi lavora già in quell’ambito e quindi per evitare che il proprio nome venga infangato da qualcuno che utilizzi un nome più o meno famoso in un altro campo, come specchietto per le allodole di un sito pornografico.<span id="more-2040"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopotutto l’ICM Registry (l’azienda che gestisce i domini .XXX appunto) è un’azienda privata e punta al profitto ma molti vedono questa sua politica non tanto corretta e volta a mettere sotto scacco le aziende che a caro prezzo sono obbligate all’acquisto dei domini .XXX ; proprio per i motivi sopra il registro ha previsto due tipi di registrazione :</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Dedicata a chi rientra nella comunità sponsorizzante e quindi è dedicato ad un pubblico per adulti che avrà la possibilità di registrare il dominio e farlo funzionare normalmente;</li>
<li style="text-align: justify;">Dedicata invece a chi non ha intenzione di usare il dominio ma lo vuole solo bloccare al fine di non vedere accostato il proprio nome a siti pornografici; in questo caso il dominio non funzionerà.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Fonte: Dominando</p>
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		<title>Antitrust multa la Apple</title>
		<link>http://www.webprato.it/news/antitrust-multa-la-apple/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 07:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sanzioni per complessivi 900mila euro al gruppo Apple responsabile di pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori. Le ha decise l&#8217;Antitrust al termine di un&#8217;istruttoria che ha provato sia &#8220;la non piena applicazione ai consumatori, da parte delle società del gruppo Apple operanti in Italia, della garanzia legale biennale a carico del venditore&#8221;, sia &#8220;le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sanzioni per complessivi 900mila euro al gruppo Apple responsabile di pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori. Le ha decise l&#8217;Antitrust al termine di un&#8217;istruttoria che ha provato sia &#8220;la non piena applicazione ai consumatori, da parte delle società del gruppo Apple operanti in Italia, della garanzia legale biennale a carico del venditore&#8221;, sia &#8220;le informazioni poco chiare sugli ambiti di copertura dei servizi di assistenza aggiuntiva a pagamento offerti da Apple ai consumatori&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un comunicato dell&#8217;Autorità 1garante per la concorrenza e il mercato precisa che &#8220;secondo quanto ricostruito dagli uffici dell&#8217;Antitrust, anche alla luce di numerose segnalazioni arrivate dai consumatori e da alcune associazioni, le tre società del gruppo, Apple Sales International, Apple Italia S. r. l. e Apple Retail Italia hanno messo in atto due distinte pratiche commerciali scorrette:<span id="more-2036"></span></p>
<p style="text-align: justify;">1) presso i propri punti vendita e/o sui siti internet apple.com e store.apple.com, sia al momento dell&#8217;acquisto che al momento della richiesta di assistenza, non informavano in modo adeguato i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale previsti dal Codice del Consumo, ostacolando l&#8217;esercizio degli stessi e limitandosi a riconoscere la garanzia convenzionale del produttore di 1 anno;</p>
<p style="text-align: justify;">2) le informazioni date su natura, contenuto e durata dei servizi di assistenza aggiuntivi a pagamento AppleCare Protection Plan, unite ai mancati chiarimenti sull&#8217;esistenza della garanzia legale biennale, erano tali da indurre i consumatori a sottoscrivere un contratto aggiuntivo quando la &#8216;copertura&#8217; del servizio a pagamento si sovrappone in parte alla garanzia legale gratuita prevista dal Codice del Consumo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le sanzioni &#8211; prosegue la nota dell&#8217;Autorità &#8211; sono pari a 400mila euro per la prima pratica e 500mila per la seconda pratica. Per la prima pratica, l&#8217;Autorità ha infatti tenuto conto delle modifiche adottate dalle società del gruppo nel corso del procedimento, in grado di garantire una migliore informazione ai consumatori, riducendo così il massimo edittale di 500mila che è stato invece applicato per la seconda pratica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le società, oltre a cessare le pratiche e comunicare all&#8217;Autorità le misure assunte per ottemperare al provvedimento, dovranno pubblicare un estratto della delibera dell&#8217;Antitrust sul sito www.apple. com in modo da informare i consumatori.</p>
<p style="text-align: justify;">La società Apple Sales International, infine, entro 90 giorni, dovrà adeguare le confezioni di vendita dei servizi AppleCare Protection Plan, inserendo l&#8217;indicazione sulla esistenza e durata biennale della garanzia di conformità nonché indicando correttamente la durata del periodo di assistenza con riferimento alla scadenza della garanzia legale di conformità.</p>
<p>Articolo originale su: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/12/27/news/apple_multata-27260751/">Repubblica.it</a></p>
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		<title>Stop ai numeri Skype italiani</title>
		<link>http://www.webprato.it/news/stop-ai-numeri-skype-italiani/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 13:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Decine di migliaia di utenti italiani che hanno un numero Skype sono senza telefono: da ieri non funzionano più le numerazioni con prefisso italiano dell&#8217;operatore VoIP, e quindi gli utenti non possono più usarli per fare o ricevere chiamate. Il motivo è una bega che coinvolge anche il ministero dello Sviluppo Economico e l&#8217;operatore Eutelia.
L&#8217;evento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Decine di migliaia di utenti italiani che hanno un numero <a href="http://www.Skype.com" target="_blank">Skype</a> sono senza telefono: da ieri non funzionano più le numerazioni con prefisso italiano dell&#8217;operatore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/VoIP">VoIP</a>, e quindi gli utenti non possono più usarli per fare o ricevere chiamate. Il motivo è una bega che coinvolge anche il ministero dello Sviluppo Economico e l&#8217;operatore Eutelia.</p>
<p>L&#8217;evento ha colto di sorpresa la stessa <a href="http://www.webprato.it/info/voip/skype/skype.php">Skype</a> e a maggior ragione gli utenti di quei numeri. Tra loro molte aziende, che li usavano per ricevere telefonate da tutto il mondo. Adesso niente, è come se quei numeri non esistessero più: <a href="http://www.Eutelia.it" target="_blank">Eutelia</a>, che li forniva a Skype, li ha staccati dalla rete italiana. &#8220;Aiuto, sto perdendo lavoro, ho ancora problemi con il numero&#8221;, è uno degli appelli 1 che si leggono sulla community dell&#8217;azienda <a href="http://www.webprato.it/info/voip/voip/voip.php">VoIP</a>.<span id="more-2033"></span></p>
<p>È l&#8217;esito peggiore che si poteva immaginare di una vicenda partita quest&#8217;estate: secondo la normativa italiana (come in altri Paesi europei), è possibile usare un numero solo all&#8217;interno del distretto geografico corrispondente. Gli 06 solo a Roma, per esempio. È solo una formalità: gli altri operatori VoIP risolvono scaricando la responsabilità sull&#8217;utente. Al momento dell&#8217;attivazione del numero, gli fanno sottoscrivere una dichiarazione (sul web) secondo cui l&#8217;utente s&#8217;impegna a non usare il numero al di fuori del proprio distretto.</p>
<p>Skype però non si era premunita in questo modo e così era incorsa nella scure ministeriale. Il ministero dello Sviluppo Economico aveva dato un ultimatum a Skype: o adegui i tuoi numeri alla normativa italiana o li dovremo disattivare. Il termine era fine agosto, poi prorogato al 30 settembre. Skype non è riuscita ad accordarsi con Eutelia, per adeguarsi alla normativa, complice il fatto che quell&#8217;operatore è in amministrazione controllata.</p>
<p>La situazione è precipitata il 29 settembre e oggi Eutelia conferma: in ottemperanza al provvedimento del ministero dello Sviluppo Economico &#8220;ha provveduto alla disattivazione delle numerazioni geografiche di cui essa è titolare ed attraverso le quali Skype ha fino ad oggi potuto erogare i servizi agli utenti finali&#8221;, si legge in una nota dello stesso operatore.</p>
<p>Skype è stata colta alla sprovvista, anche perché la disattivazione è arrivata prima della scadenza della proroga, quando ancora l&#8217;azienda sperava di riceverne un&#8217;altra. Skype del resto aveva già provveduto ad accordarsi con un altro fornitore di numeri in Italia, Uno Communications, sulla cui rete era pronta a migrare quelli prima forniti da Eutelia. Una soluzione che avrebbe permesso agli utenti di conservare i propri numeri, senza disagi. Adesso sarà difficile riuscirci: quei numeri sono tornati risorse disponibili sulla rete e quindi potranno essere assegnati ad altri. E&#8217; forte ora il rischio, quindi, che gli utenti Skype perdano per sempre il proprio numero.</p>
<p>L&#8217;Italia è proprio una fonte di grattacapi, in questi giorni, per il gigante del VoIP. Qualche giorno fa il provider milanese Messagenet ha presentato un esposto all&#8217;Antitrust europea obiettando all&#8217;acquisizione di Skype da parte di Microsoft. Chiede che Microsoft non integri il programma VoIP nei propri software e che qualsiasi utente possa chiamare via internet quelli di Skype. Adesso questo è un sistema chiuso, invece, che permette chiamate e messaggi gratuiti solo tra i propri utenti. Se l&#8217;Antitrust dovesse accogliere le richieste di Messagenet, sarà un brutto colpo per il gigante del VoIP: perderebbe la propria posizione di vantaggio sui concorrenti, tra cui c&#8217;è la stessa Messagenet.</p>
<p>Articolo originale su <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/09/30/news/disattivati_i_numeri_skype_italiani-22494821/" target="_blank">Repubblica.it</a></p>
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		<title>Frequenze 4G, la gara volge al termine</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 12:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la chiusura delle competizioni per l’asta delle frequenze a 800Mhz si è pressoché spento l’entusiasmo nei rialzi che avevano portato la gara vicina ai 4 miliardi di euro. In gioco rimangono ad oggi soltanto le frequenze da 1800 e 2600 Mhz.
In questi minuti si sta chiudendo l’ennesima giornata di rialzi dopo che la giornata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con la chiusura delle competizioni per l’asta delle frequenze a 800Mhz si è pressoché spento l’entusiasmo nei rialzi che avevano portato la gara vicina ai 4 miliardi di euro. In gioco rimangono ad oggi soltanto le frequenze da 1800 e 2600 Mhz.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi minuti si sta chiudendo l’ennesima giornata di rialzi dopo che la giornata precedente aveva portato l’ammontare complessivo delle puntate a quota 3.932.735.100 euro. Dettaglia il Ministero dello Sviluppo Economico: «Nel corso di 30 diverse tornate, sono stati effettuati 8 rilanci per acquisire blocchi di frequenze in banda 1800 e 2600, portando un incremento totale di 1.629.627.935,08 euro rispetto alle offerte iniziali, ovvero circa 5,4 milioni di euro in più rispetto a martedì 27 settembre».</p>
<p style="text-align: justify;">La gara si chiuderà nella giornata di domani con gli ultimi rialzi che avvicineranno ulteriormente l’asticella della competizione, aumentando così il “tesoretto” che il ministero ha ottenuto grazie all’interesse dimostrato da Telecom Italia, 3 Italia, Vodafone Italia e Wind nelle frequenze in ballo.<span id="more-2030"></span></p>
<p>Articolo originale su <a href="http://www.webnews.it/notizie/frequenze-4g-la-gara-volge-al-termine/#ixzz1ZiuClm26" target="_blank">WebNews.it</a></p>
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		<title>Gli italiani in viaggio con lo smartphone</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 10:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Italiani popolo di navigatori, anche virtuali. Si potrebbe così riassumere il report TripAdvisor riguardante i dati di navigazione degli utenti viaggiatori in Europa: 5.000 persone sono state intervistate e tra queste 1.700 italiani. Il dato interessante è che il 50% dei viaggiatori italiani possiede uno smartphone.
Una percentuale superiore alle media europea, che si assesta al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/06/smartphones.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2027" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Gli italiani in viaggio con lo smartphone" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/06/smartphones-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Italiani popolo di navigatori, anche virtuali. Si potrebbe così riassumere il report <a href="http://www.tripadvisor.com/">TripAdvisor</a> riguardante i dati di navigazione degli utenti viaggiatori in Europa: 5.000 persone sono state intervistate e tra queste 1.700 italiani. Il dato interessante è che il 50% dei viaggiatori italiani possiede uno smartphone.</p>
<p style="text-align: justify;">Una percentuale superiore alle media europea, che si assesta al 39%. Secondo il sito, specializzato in viaggi e turismo, anche iPad e tablet sono usati dai viaggiatori, con un ammontare complessivo pari al 10% del totale. L’aumento dell’uso di dispositivi mobile tra i viaggiatori è confermato anche dal 40% degli intervistati che ha già installato applicazioni di viaggio. Lorenzo Brufani, portavoce di <a href="http://www.tripadvisor.it/">TripAdvisor Italia</a>, ha dichiarato: «I risultati chiave di questo sondaggio mostrano chiaramente che il modo in cui i viaggiatori cercano informazioni per prenotare la propria vacanza è stato rivoluzionato dal Web e dall’uso dei dispositivi mobili. Sempre più turisti sfruttano le funzionalità di <a href="http://www.webprato.it/info/cellulari/cellulari.php">cellulari</a>, tablet e smartphone per pianificare la loro vacanza perfetta in qualunque momento e ovunque si trovino».<span id="more-2026"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I viaggiatori sono interessati soprattutto a ristoranti e guide turistiche, sempre più ricercati: il 38% dei navigatori italiani usa il proprio dispositivo per cercare i migliori ristoranti in zona, mentre il 29% cerca guide turistiche o itinerari guidati. Seguono coloro che cercano hotel (27%) e controllano lo stato del volo (19%). Interessante è il dato secondo cui il 31% degli italiani ha prenotato un hotel o un bed&amp;breakfast tramite smartphone, mentre addirittura il 27% ha pianificato un’intero viaggio o vacanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimangono, però, alcune difficoltà nella navigazione con questo tipo di dispositivi, con gli utenti che si sono lamentati delle tariffe di roaming (30%), della connettività a singhiozzo (24%), dello schermo piccolo (12%) e di applicazioni con funzionalità inferiori rispetto a quelle dei servizi sul Web (4%).</p>
<p>Articolo originale: <a href="http://www.webnews.it/2011/06/14/gli-italiani-viaggiano-con-lo-smartphone/">WebNews.it</a></p>
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		<title>Il pesce d&#8217;aprile di Google</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 15:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come  saprete, oggi è il 1° di Aprile, giorno di burle per tutti quanti. In  particolare Saurik (creatore di Cydia) e Google sembrano averci preso  molto gusto quest’anno. Per quanto riguarda Saurik, ha messo in Cydia  una barra di Twitter con “strani” suggerimenti ed ha modificato il tasto  Changes in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/04/google_logo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2023" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Il pesce d'aprile di Google" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/04/google_logo.png" alt="" width="165" height="57" /></a>Come  saprete, oggi è il 1° di Aprile, giorno di burle per tutti quanti. In  particolare Saurik (creatore di Cydia) e Google sembrano averci preso  molto gusto quest’anno. Per quanto riguarda Saurik, ha messo in Cydia  una barra di Twitter con “strani” suggerimenti ed ha modificato il tasto  Changes in Timelime, come in Twitter. Quindi se vi troverete anche voi  un Justin Bieber scritto in Cydia non spaventatevi, domani sparirà! <img src='http://www.webprato.it/news/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />   Per quanto riguarda Google, il colosso di Mountain View ne ha preparati  più di uno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo è quello più clamoroso: si tratta di Gmail Motion, un modo tutto nuovo di interagire con la nostra casella email. <a href="http://mailing.peoplecom.it/t/r/l/jrkjkll/bltidxhl/o/">Guardate il video per farvi quattro sane risate</a>:  Cliccando sulla pagina del “fantastico progetto” e premendo “Try Gmail  Motion” troverete la spiegazione del tutto: è un pesce d’Aprile!</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo è un po’ più “raffinato”, e dedicato a chi, come me, studia o  lavora nel campo del design. Helvetica è il font più amato da noi  designer per la sua semplicità e la sua capacità di adattarsi. Ma  provate a cercare “Helvetica” su Google. Tutta la pagina si mostrerà in  Comic Sans, il font più odiato esistente per l’utilizzo sbagliato che le  persone talvolta ne fanno.</p>
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		<title>Sun.com, morte di un dominio</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 15:57:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oracle annuncia l&#8217;intenzione di &#8220;dismettere&#8221; lo storico indirizzo dopo gli ultimi trasferimenti di contenuti all&#8217;infrastruttura telematica aziendale. Si allunga la lista delle &#8220;vittime&#8221; dell&#8217;acquisizione.  È l&#8217;undicesimo dominio .com più antico del World Wide Web moderno, e ora sun.com si appresta a uscire mestamente di scena dopo lo smantellamento e la rimozione dei contenuti da parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/03/sun-com.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2017" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Sun.com, morte di un dominio" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/03/sun-com-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a><a href="http://www.oracle.com">Oracle</a> annuncia l&#8217;intenzione di &#8220;dismettere&#8221; lo storico indirizzo dopo gli ultimi trasferimenti di contenuti all&#8217;infrastruttura telematica aziendale. Si allunga la lista delle &#8220;vittime&#8221; dell&#8217;acquisizione.  È l&#8217;undicesimo dominio .com più antico del World Wide Web moderno, e ora sun.com si appresta a uscire mestamente di scena dopo lo smantellamento e la rimozione dei contenuti da parte di Oracle Corporation. Il colosso dei database relazionali fissa al prossimo 1 giugno la data conclusiva della storia di Sun.com, mentre c&#8217;è chi mette in guardia dai possibili guai che la cosa provocherà ai riferimenti web integrati nel codice Java.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte dei contenuti presenti su sun.com &#8211; che naturalmente ora ridirige al dominio oracle.com &#8211; sono stati trasferiti all&#8217;interno del network infrastrutturale di Oracle, annuncia la corporation, mentre si sta ancora pensando a una soluzione per lo spostamento della Hardware Compatibility List del sistema operativo Solaris.<span id="more-2016"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo switch definitivo e la cancellazione della presenza di sun.com sul Web non sarà a ogni modo privo di conseguenze o problemi, linguaggio di programmazione Java in primis: le librerie della virtual machine contengono URI che puntano direttamente a sun.com e java.sun.com, ragion per cui occorrerà &#8220;ripulire&#8221; i riferimenti e controllare il codice &#8220;in the wild&#8221; per verificare l&#8217;assenza di collegamenti non più validi.</p>
<p style="text-align: justify;">URI mancanti a parte, lo storico dominio sun.com è solo l&#8217;ultima vittima in ordine di tempo dell&#8217;acquisizione di Sun da parte di Oracle, un&#8217;acquisizione che ha sin qui generato una spaccatura sempre più estesa all&#8217;interno del mondo open source e che ha già portato alla morte tecnologica di OpenSolaris, a una profonda diatriba su OpenOffice e nel direttorio Java Community Process.</p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it</p>
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		<title>Giappone: chipmaker in crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 15:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se la terra del Sol Levante sembra essersi parzialmente calmata, a tremare sarà ora il mercato mondiale. I gravi danni subiti dal colosso nipponico si ripercuoteranno in tutto il globo, soprattutto nei settori in cui il Giappone rappresenta uno dei fulcri dell’economia. Tra questi il più importante è sicuramente quello dell’elettronica, destinato a subire importanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/03/chip.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2013" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Giappone: chipmaker in crisi" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/03/chip-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Se la terra del Sol Levante sembra essersi parzialmente calmata, a tremare sarà ora il mercato mondiale. I gravi danni subiti dal colosso nipponico si ripercuoteranno in tutto il globo, soprattutto nei settori in cui il Giappone rappresenta uno dei fulcri dell’economia. Tra questi il più importante è sicuramente quello dell’elettronica, destinato a subire importanti variazioni in termini di prezzi dei componenti e disponibilità per i produttori.</p>
<p style="text-align: justify;">Numerose società che realizzano componenti a semiconduttore in Giappone hanno infatti subito importanti danni alle proprie strutture di produzione, con fabbriche momentaneamente ferme o comunque operative a regime ridotto. I guasti alle centrali nucleari nipponiche avranno come conseguenze a breve e medio termine traducibili in aumenti dei costi dell’elettricità e diminuzione della quantità di energia elettrica distribuibile all’interno del Paese. Se a ciò si aggiungono gli ingenti problemi alle infrastrutture per i trasporti, con aeroporti bloccati, porti impraticabili e autostrade in alcuni casi addirittura spazzate via dall’impeto dello tsunami, la situazione risulta tanto chiara quanto negativa.<span id="more-2012"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La difficoltà di produrre nuovi componenti risulterà poi un ulteriore fattore che determinerà l’andamento dei pezzi di memorie flash, circuiti logici, microcontrollori, pannelli LCD ed altri prodotti fondamentali nella realizzazione di dispositivi elettronici di qualunque genere. Il solo Giappone è infatti in grado di sopperire ad un quinto delle esigenze mondiali di componenti a semiconduttore, occupandosi inoltre del 40% del mercato legato alle memorie flash, largamente diffuse in smartphone, computer e altri device. La domanda è dunque sempre alta, ma i danni causati dal terremoto comporteranno quasi certamente un calo nell’offerta: come insegnano gli esperti di mercato, in tali circostanze è il prezzo di vendita a pagarne, con conseguenti ripercussioni sui costi dei dispositivi per le aziende e quindi per gli acquirenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato dei chip elettronici rischia di trovarsi dunque con l’acqua alla gola. A giovarne potrebbero essere gli altri Paesi caratterizzati da un’elevata produzione di componenti, che potrebbero colmare il divario tra domanda e offerta incrementando la produzione e sostituendosi momentaneamente al Giappone. Nel frattempo i prezzi hanno già iniziato il proprio cammino verso il rialzo: nella giornata di lunedì le memorie flash hanno registrato un incremento nel prezzo pari al 20%, mentre i chip DRAM del 7%, con un trend odierno che al momento non lascia trapelare alcuna speranza per un cambiamento repentino di rotta.</p>
<p>Fonte: WebNews.it</p>
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		<title>Gli e-books fanno litigare editori e biblioteche</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 15:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I libri  elettronici sono sempre più diffusi. E&#8217; raro salire su una carrozza della metropolitana di New York all&#8217;ora di punta o sedersi in un caffè senza notare qualcuno che legge un e-book. E adesso gli ubiqui libri su schermo stanno facendo litigare gli editori e le biblioteche, divisi da un contenzioso che fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/03/ebooks.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2009" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Gli e-books fanno litigare editori e biblioteche" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/03/ebooks-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>I libri  elettronici sono sempre più diffusi. E&#8217; raro salire su una carrozza della metropolitana di New York all&#8217;ora di punta o sedersi in un caffè senza notare qualcuno che legge un e-book. E adesso gli ubiqui libri su schermo stanno facendo litigare gli editori e le biblioteche, divisi da un contenzioso che fino a qualche anno fa non sarebbe potuto esistere. Le biblioteche vogliono trattare i libri elettronici come quelli di carta: una copia, una volta comprata, può essere prestata un numero illimitato di volte. Finora gli editori avevano accettato, ma adesso uno di loro ha rotto i ranghi e aperto una polemica destinata ad avere conseguenze rilevanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Harpercollins, una delle principali case editrici d&#8217;America, che pubblica tra gli altri anche Sarah Palin, ha infatti modificato le modalità di utilizzo dei propri e-book da parte delle biblioteche. Non più per sempre, ma solo per 26 volte. Poi bisogna comprare una nuova copia elettronica. (Perché 26 volte? alla media di due settimane a prestito, fa un anno.)<span id="more-2008"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il cambio di rotta di Harpercollins ha suscitato le ire dei bibliotecari, che ritengono le nuove regole ingiuste e promettono di boicottare le pubblicazioni dell&#8217;editore. &#8220;Vogliamo che nelle nostre raccolte ci siano anche gli e-book, i nostri clienti ne chiedono sempre di più e noi dobbiamo cercare di accontentarli, ma abbiamo anche la necessità di non aumentare in maniera esorbitante i costi&#8221;, ha dichiarato Anne Lee, della Free library of Philadelphia, al New York Times.</p>
<p style="text-align: justify;">Roberta Stevens, presidente dell&#8217;Associazione nazionale delle biblioteche, ha riassunto così: &#8220;I bilanci delle biblioteche sono nel migliore dei casi fermi. L&#8217;uso degli e-book è in aumento fortissimo. E c&#8217;è grave preoccupazione che gli altri editori seguano il modello&#8221; di Harpercollins.</p>
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Nasce il caricabatterie universale</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 09:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un accordo sullo standard micro-USB era già stato raggiunto dalle parti a gennaio, ma ora è ufficiale: l&#8217;Europa e i dispositivi mobile prodotti dalle aziende che lo hanno sottoscritto avranno un solo tipo di caricatore.
A presentare il prototipo di caricatore universale per dispositivi mobile venduti nell&#8217;Unione Europea sono stati l&#8217;italiano Antonio Tajani, commissario europeo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1997" href="http://www.webprato.it/news/nasce-il-caricabatterie-universale/caricabatterie/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1997" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Nasce il caricabatterie universale" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/caricabatterie-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Un accordo sullo standard micro-USB era già stato raggiunto dalle parti a gennaio, ma ora è ufficiale: l&#8217;Europa e i dispositivi mobile prodotti dalle aziende che lo hanno sottoscritto avranno un solo tipo di caricatore.</p>
<p style="text-align: justify;">A presentare il prototipo di caricatore universale per dispositivi mobile venduti nell&#8217;Unione Europea sono stati l&#8217;italiano Antonio Tajani, commissario europeo per l&#8217;industria e l&#8217;imprenditoria, e Bridget Cosgrave, direttore generale di Digitaleurope.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aderire al Memorandum d&#8217;intesa che ha costituito il primo passo dell&#8217;armonizzazione 14 tra le principali aziende ICT: Apple, Emblaze Mobile, Huawei Technologies, LGE, Motorola, NEC, Nokia, Qualcom, RIM, Samsung, Sony Ericsson, TCT Mobile (Alcatel), <span id="more-1996"></span>Texas Instruments e Atmel. Cioè il 90 per cento dei produttori dei cellulari distribuiti in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nokia aveva anticipato l&#8217;ufficialità di qualche settimana annunciando subito il passaggio di tutti i suoi dispositivi ai caricatori micro-USB, in una fase transitoria affiancati da quelli tradizionali Nokia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il principale effetto dell&#8217;armonizzazione sarà la diminuzione di caricatori in commercio: anche sostituendo il proprio dispositivo si potrà continuare ad utilizzare il precedente caricatore. E in prospettiva significa un non trascurabile taglio agli sprechi e all&#8217;inquinamento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Claudio Tamburrino di punto-informatico</p>
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		<title>Mozilla, in arrivo nuovi update</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La casa del Panda Rosso esce dal letargo, rivede la road-map di Firefox e decide di spingere forte sull&#8217;acceleratore degli update. Stando ai nuovi obiettivi stabiliti sulla carta, entro la fine del 2011 dovrebbero arrivare le versioni complete di Firefox 4, 5, 6 e 7. Resta da capire quante reali novità porteranno questi rapidi passi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1645" href="http://www.webprato.it/news/firefox-nuovo-aggiornamento-di-sicurezza/firefox-logo/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1645" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Mozilla, in arrivo nuovi update" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/Firefox-logo-150x150.png" alt="" width="120" height="120" /></a>La casa del Panda Rosso esce dal letargo, rivede la road-map di Firefox e decide di spingere forte sull&#8217;acceleratore degli update. Stando ai nuovi obiettivi stabiliti sulla carta, entro la fine del 2011 dovrebbero arrivare le versioni complete di Firefox 4, 5, 6 e 7. Resta da capire quante reali novità porteranno questi rapidi passi in avanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova dinamica politica dei Mozilla Labs sembra infatti puntare sulla &#8220;rateizzazione&#8221; delle novità. Considerato che ci sono voluti quasi tre lunghi anni per arrivare da Firefox 3 a Firefox 4 (previsto per la fine del mese) è difficile immaginare delle nuove majior release che siano ravvicinate e sostanziose al tempo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, proporre un software di navigazione web con interfaccia e funzioni completamente stravolte ogni trimestre dell&#8217;anno potrebbe anche rivelarsi un&#8217;arma a doppio taglio. Mozilla dovrà lavorare duro proprio per mantenere il giusto equilibrio tra ritocchi extra e priorità, senza confondere o soffocare gli utenti con pacchetti poco sensati.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui al prossimo dicembre il browser guadagnerà comunque diversi nuovi &#8220;superpoteri&#8221;, anticipati dalla bozza nella road-map provvisoria. Firefox 5 riproporrà una nuova versione dell&#8217;add-on Account Manager e il supporto per Windows 64-bit. Firefox 6<span id="more-1989"></span> tenderà una mano a Mac OX 1.07, includerà le Web App e ottimizzerà ancora di più la gestione di HTML5, CCS3 e Javascript. Mentre Firefox 7 avrà il compito di dividere tutto il lavoro del browser in processi separati.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Roberto Pulito di punto-informatico</p>
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		<title>Esce Debian 6.0</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuova distro &#8220;doppia&#8221; per la distribuzione libera Debian. Dopo due anni di attesa gli sviluppatori volontari del progetto completano la versione stabile 6.0 (nome in codice &#8220;Squeeze&#8221;), ma questa volta accanto alla combo GNU/Linux viene introdotta anche la variante Debian GNU/kFreeBSD. Al momento questa nuova proposta &#8220;sperimentale&#8221; offre limitate funzionalità desktop, ma resta il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1986" href="http://www.webprato.it/news/esce-debian-6-0/debian/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1986" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Esce Debian 6.0" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/debian-150x150.png" alt="" width="120" height="120" /></a>Nuova distro &#8220;doppia&#8221; per la distribuzione libera Debian. Dopo due anni di attesa gli sviluppatori volontari del progetto completano la versione stabile 6.0 (nome in codice &#8220;Squeeze&#8221;), ma questa volta accanto alla combo GNU/Linux viene introdotta anche la variante Debian GNU/kFreeBSD. Al momento questa nuova proposta &#8220;sperimentale&#8221; offre limitate funzionalità desktop, ma resta il primo port incluso in un rilascio di Debian a non essere incentrato sul kernel Linux.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gran lavoro è stato fatto anche per far sì che il kernel di Linux incluso nella parte &#8220;classica&#8221; di Debian comprenda solo firmware svincolati dalle licenze. Adesso gli utenti possono scegliere di lavorare con un OS basico completamente libero, utilizzando solo i pacchetti free inclusi nell&#8217;archivio principale, o di appoggiarsi anche alle repository proprietarie per forzare la compatibilità hardware.<span id="more-1985"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;installer 6.0, scaricabile gratuitamente, include comunque gli ambienti desktop GNOME, Xfce e LXDE, le applicazioni KDE Plasma e il supporto ai comuni applicativi server. Come noto, il sistema Debian può girare su dispositivi di ogni tipo, dai palmari ai supercomputer.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante gli sforzi per rendere la distribuzione Linux ancora più universale, l&#8217;arrivo di questo aggiornamento non è stato accolto con applausi ovunque. Secondo ZDNet, la nuova versione del sistema operativo su cui si basa anche Ubuntu non include neppure un passo avanti. Aggiornare da &#8220;Lenny&#8221; a &#8220;Squeeze&#8221; sarebbe addirittura irrilevante.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Roberto Pulito di punto-informatico</p>
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		<title>Si pirata molto meno musica rispetto ad un decennio fa</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 08:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stando ai dati raccolti dalla società di ricerca Envisional su commissione di NBC Universal, l&#8217;attuale scenario della pirateria telematica è molto diverso rispetto al passato soprattutto per quel che concerne il tipo e la quantità di contenuti non autorizzati scambiati dagli utenti. Si pirata molta meno musica oggi che 11 anni fa, dice Envisional, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1981" href="http://www.webprato.it/news/si-pirata-molto-meno-musica-rispetto-ad-un-decennio-fa/pirateria-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1981" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Si pirata molto meno musica rispetto ad un decennio fa" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/pirateria-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Stando ai dati raccolti dalla società di ricerca Envisional su commissione di NBC Universal, l&#8217;attuale scenario della pirateria telematica è molto diverso rispetto al passato soprattutto per quel che concerne il tipo e la quantità di contenuti non autorizzati scambiati dagli utenti. Si pirata molta meno musica oggi che 11 anni fa, dice Envisional, anche se la motivazione del cambiamento sono ancora materia di discussione più che di ricerca empirica.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio commissionato dalla major statunitense sostiene che un quarto del traffico Internet globale vada ascritto a una qualche forma di pirateria, sia essa P2P, streaming o altro. Di questo quarto il network BitTorrent rappresenta la metà, mentre il resto comprende i siti web contenenti materiale condiviso illecitamente (5,1%), lo streaming video (1,4%) e le altre reti di file sharing (eMule, Ares, SoulSeek eccetera).<span id="more-1980"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la popolarità dei contenuti scambiati su BitTorrent, Envisional stima che il 35,8% dei file sia di natura pornografica, il 35,2% materiale cinematografico ordinario e il 21,2% TV e videogame. La musica? Rappresenterebbe soltanto il 2,9% dei 10mila download più popolari sul tracker PublicBT, dice Envisional.</p>
<p style="text-align: justify;">La musica sul P2P sarebbe in sostanza diventato il fanalino di coda dell&#8217;intera &#8220;scena&#8221;, una fine ingloriosa dopo aver dato origine all&#8217;intero mercato del file sharing con Napster prima e le reti decentralizzate poi &#8211; Gnutella, WinMX WPN, Gnutella 2, eDonkey2000 e via elencando.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il dato sulla perdita di peso dei contenuti musicali appare oggettivo, a essere argomento di discussione teorica è invece la motivazione dietro questo mutamento nelle abitudini di &#8220;consumo&#8221; degli utenti del P2P: c&#8217;è chi cita, come origine della perdita di importanza della pirateria musicale, la proliferazione di servizi a pagamento &#8211; con cataloghi ricchi di brani e album da scaricare legalmente a prezzo modico &#8211; mentre da altre parti si sottolinea il collasso della musica commerciale come industria nei confronti di altre forme di intrattenimento più in linea con i gusti dei consumatori e le tendenze del mercato multimediale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Alfonso Maruccia di punto-informatico</p>
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		<title>AOL acquista Huffington Post</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 14:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre gran parte degli Stati Uniti guardava ieri sera il Superbowl, una grande notizia è girata immediatamente dopo la definizione dell’operazione: AOL ha comprato Huffington Post di Arianna Huffington, per un totale di 315 milioni di dollari, dei quali 300 milioni in forma cash e i restanti 15 come azioni.
Come parte dell’accordo, la stessa Arianna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1975" href="http://www.webprato.it/news/aol-acquista-huffington-post/aol/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1975" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="AOL acquista Huffington Post" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/aol-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Mentre gran parte degli Stati Uniti guardava ieri sera il Superbowl, una grande notizia è girata immediatamente dopo la definizione dell’operazione: AOL ha comprato Huffington Post di Arianna Huffington, per un totale di 315 milioni di dollari, dei quali 300 milioni in forma cash e i restanti 15 come azioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Come parte dell’accordo, la stessa Arianna Huffington sarà presidente ed editor in chief della nuova piattaforma di media online targata AOL, che può già contare al suo interno altri importanti siti come TechCrunch ed Engadget. Sarà quindi a quanto pare questo l’obiettivo di AOL: quello di creare un nuovo centro di contenuti grazie a tutte le acquisizioni effettuate negli ultimi mesi. <span id="more-1976"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il CEO di Huffington Post Eric Hippeau e il CRO Greg Coleman abbandoneranno invece la società, o almeno è quanto riporta AllThingsD. Ecco invece come ha commentato Arianna Huffington la notizia: “Combinando HuffPost con il network di siti AOL, fiorenti iniziative video, attenzione sia per il locale che per l’internazionale, sappiamo di poter creare una società con un enorme impatto, in grado di raggiungere un pubblico globale su ogni piattaforma immaginabile.”</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’acquisizione appena compiuta la piattaforma AOL dovrebbe essere ora in grado di raggiungere 117 milioni di visitatori unici mensili negli USA, mentre 270 milioni saranno quelli in tutto il mondo. Resta solo da vedere come un tipo come Michael Arrington potrà andare d’accordo con Arianna Huffington</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: downloadblog.it</p>
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		<title>Facebook, problemi di privacy</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 09:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il piano di Facebook di fornire agli sviluppatori l’accesso agli indirizzi e ai numeri di telefono degli utenti non è andato così bene a molti, tanto che ora i capi della House of Representatives Privacy vogliono delle risposte. La funzionalità è durata solo tre giorni, dato che il sito di social networking ha deciso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1845" href="http://www.webprato.it/news/facebook-offre-sconti/facebook/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1845" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Facebook, problemi di privacy" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/facebook-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Il piano di Facebook di fornire agli sviluppatori l’accesso agli indirizzi e ai numeri di telefono degli utenti non è andato così bene a molti, tanto che ora i capi della House of Representatives Privacy vogliono delle risposte. La funzionalità è durata solo tre giorni, dato che il sito di social networking ha deciso di sospendere la funzione in attesa di una migliore e meno controversa opzione.</p>
<p style="text-align: justify;">In una lettera al CEO Mark Zuckerberg, sono chieste delle specifiche sui piani. Tra le domande ci sono anche quelle relativamente a come queste informazioni dovrebbero essere ripartite e a come vengono controllate.</p>
<p style="text-align: justify;">Facebook ha bisogno di proteggere le informazioni personali dei propri utenti, per garantire che non diventi una rubrica. Ecco perché si stanno chiedendo delle risposte a queste domande, per capire meglio Facebook e le sue pratiche in materia di accesso alle informazioni personali degli utenti da parte di terzi. Si tratta di dati sensibili e hanno bisogno di essere protetti.<span id="more-1966"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il sito di social networking ha avuto altri problemi di privacy in passato, molte delle quali hanno a che fare con le sue pratiche pubblicitarie. Ma questo nuovo problema sembra di andare ancora oltre, dato che si darebbero offline delle informazioni degli utenti. Voi cosa ne pensate?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: ziogeek.com</p>
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		<title>USA, alta percentuale di scrocconi di Wi-Fi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 08:40:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 32% dei netizen statunitensi non si fa problemi a &#8220;prendere in prestito&#8221; la connessione WiFi dei vicini per navigare in rete: il dato emerge da un rapporto commissionato da Wi-Fi Alliance (WFA), e mette in luce sia la tendenza a non proteggere adeguatamente la propria connessione che quella ad approfittare dell&#8217;irresponsabilità altrui per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1338" href="http://www.webprato.it/news/assoprovider-in-campo-per-il-wifi-libero/wifi-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1338" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="USA, alta percentuale di scrocconi di Wi-Fi" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2009/12/wifi-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Il 32% dei netizen statunitensi non si fa problemi a &#8220;prendere in prestito&#8221; la connessione WiFi dei vicini per navigare in rete: il dato emerge da un rapporto commissionato da Wi-Fi Alliance (WFA), e mette in luce sia la tendenza a non proteggere adeguatamente la propria connessione che quella ad approfittare dell&#8217;irresponsabilità altrui per un privilegio non dovuto &#8211; e magari anche per fare danni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto, condotto da Wakefield Research su commissione di WFA, ha dunque scoperto che almeno un terzo degli utenti broadband USA si è appoggiato a reti WiFi aperte presente nei paraggi per connettersi, un dato in crescita rispetto al 18% misurato in uno studio risalente al dicembre 2008.<span id="more-1962"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per contro, lo stesso studio evidenzia come il 40% degli utenti intervistati si fidi di più a consegnare a estranei le chiavi di casa piuttosto che la password a protezione della propria rete WiFi. Chi protegge adeguatamente la rete wireless domestica dimostra di essere consapevole dei rischi di fenomeni quali wardriving e piggybacking, nondimeno la percentuale di chi lascia la rete aperta è ancora alta.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La verità è che molti utenti non hanno preso i provvedimenti necessari per proteggersi&#8221;, ammette sconsolato il marketing director di WFA Kelly Davis-Felner. Abilitare la cifratura WPA2 (già di suo non esente da difetti) è una pratica che non necessita di particolari competenze tecniche, dice Davis-Felner, ma &#8220;alla stessa maniera delle cinture di sicurezza in auto, non si viene protetti finché non la si usa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">E se negli USA le associazioni di categoria si preoccupano di far crescere la consapevolezza della necessità di &#8220;chiudere&#8221; le reti WiFi private, in Brasile le autorità perseguono privati cittadini colpevoli di aver condiviso la connessione wireless con due abitazioni del vicinato. Gli utenti privati non possono &#8220;fornire un servizio Internet senza autorizzazione&#8221;, sostiene l&#8217;agenzia delle telecomunicazioni carioca (ANATEL).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Alfonso Maruccia di punto-informatico.it</p>
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		<title>IEEE 1901, nuovo standard broadband per le linee elettriche</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 17:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ IEEE 1901 Broadband over Power Line (BPL) è il nuovo standard per la connettività a banda larga su linea elettrica, finalizzato lo scorso dicembre 2010. Potrà essere utilizzato in più settori, da quello energetico a quello delle LAN domestiche.
Secondo quanto stabilito dalla IEEE Communications Society il nuovo standard è in grado di supportare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><a rel="attachment wp-att-1957" href="http://www.webprato.it/news/ieee-1901-nuovo-standard-broadband-per-le-linee-elettriche/powerline-house_t/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1957" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="IEEE 1901, nuovo standard broadband per le linee elettriche" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/powerline-house_t-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>IEEE 1901 Broadband over Power Line (BPL) è il nuovo standard per la connettività a banda larga su linea elettrica, finalizzato lo scorso dicembre 2010. Potrà essere utilizzato in più settori, da quello energetico a quello delle LAN domestiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto stabilito dalla IEEE Communications Society il nuovo standard è in grado di supportare una velocità massima di trasferimento dati pari a 500 Mbps in LAN; il raggio di copertura massimo è di 1500 metri. Non esistono problemi di voltaggio ma funziona solo al di sotto una frequenza di 100 Mhz.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto i consumatori possono iniziare a confidare in questa tecnologia senza preoccuparsi dei rischi di interoperabilità fra marchi diversi. Tutti coloro che d&#8217;ora in poi mostreranno il bollino distintivo IEEE 1901 di fatto certificheranno l&#8217;adesione allo standard.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: tomshw.it</p>
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		<title>Svelata tastiera virtuale del BlackBerry PlayBook</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 16:19:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[RIM ha mostrato per la prima volta la funzione di rotazione dello schermo e la tastiera virtuale del PlayBook in occasione del WebWorks di San Francisco (BlackBerry PlayBook compatibile con le app Android).
Come per il Galaxy Tab (Galaxy Tab, Tablet Android potente e tascabile da Samsung), il display da 7 pollici favorisce l&#8217;uso della tastiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1952" href="http://www.webprato.it/news/svelata-tastiera-virtuale-del-blackberry-playbook/blackberry-playbook/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1952" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Svelata tastiera virtuale del BlackBerry PlayBook" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/blackberry-playbook-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>RIM ha mostrato per la prima volta la funzione di rotazione dello schermo e la tastiera virtuale del PlayBook in occasione del WebWorks di San Francisco (BlackBerry PlayBook compatibile con le app Android).</p>
<p style="text-align: justify;">Come per il Galaxy Tab (Galaxy Tab, Tablet Android potente e tascabile da Samsung), il display da 7 pollici favorisce l&#8217;uso della tastiera in modalità portrait, in quanto si riesce a impugnare il tablet con entrambe le mani e a digitare i testi con i pollici raggiungendo, senza problemi, i tasti centrali della tastiera virtuale.</p>
<p style="text-align: justify;">La dimostrazione tenuta da RIM ha però mostrato che il meccanismo di rotazione deve ancora essere perfezionato: il sistema operativo QNX impiega troppo tempo<span id="more-1951"></span> a ruotare l&#8217;immagine quando si cambia l&#8217;orientamento del PlayBook. Per il resto, chi ha avuto modo di provarlo ha riferito che la tastiera virtuale è comoda da usare e che l&#8217;impressione d&#8217;uso è simile a quella che si riscontra con gli smartphone.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, si sono visti i primi risultati del lavoro congiunto di RIM con TAT (The Astonishing Tribe), la società specializzata nello sviluppo di interfacce utente che RIM ha acquisito di recente. Anche se il lavoro degli sviluppatori di TAT è solo all&#8217;inizio, si iniziano a vedere miglioramenti nell&#8217;usabilità dell&#8217;interfaccia del PlayBook, che si è dimostrata intuitiva e veloce.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci sono novità, invece, sul fronte dell&#8217;autonomia (RIM PlayBook batte l&#8217;iPad nell&#8217;autonomia, forse). Un rappresentate di RIM ha sostenuto che ha usato il PlayBook per un&#8217;intera giornata lavorativa senza problemi, ma non ha aggiunto ulteriori dettagli.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, delude la risposta di RIM riguardo al misterioso vano di cui l&#8217;amministratore delegato Jim Balsillie aveva confermato l&#8217;esistenza (BlackBerry PlayBook batte l&#8217;iPad, ecco il video). A quanto pare non si tratta affatto di un alloggiamento per l&#8217;espansione SD come si presumeva in prima istanza, quanto di uno slot che verrà sfruttato dal produttore per miglioramenti hardware futuri, ovviamente da eseguire in fabbrica prima della commercializzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: tomshw.it</p>
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		<title>Nokia N9, in rete le possibili specifiche</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 14:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il largamente anticipato esordio della piattaforma MeeGo, nata dalla collaborazione tra Nokia e Intel, potrebbe essere ormai imminente. Sono, infatti, comparse online nelle ultime ore le probabili specifiche del primo terminale che dovrebbe portarlo in dote: l&#8217;altrettanto chiaccherato Nokia N9. Secondo i piani del colosso finlandese, il lancio sul mercato dei terminali equipaggiati con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1947" href="http://www.webprato.it/news/nokia-n9-in-rete-le-possibili-specifiche/nokia-n9/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1947" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Nokia N9, in rete le possibili specifiche" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/nokia-n9-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Il largamente anticipato esordio della piattaforma MeeGo, nata dalla collaborazione tra Nokia e Intel, potrebbe essere ormai imminente. Sono, infatti, comparse online nelle ultime ore le probabili specifiche del primo terminale che dovrebbe portarlo in dote: l&#8217;altrettanto chiaccherato Nokia N9. Secondo i piani del colosso finlandese, il lancio sul mercato dei terminali equipaggiati con il nuovo sistema operativo dovrebbe favorire un ritorno del gigante della telefonia mobile ai vertici del mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Più volte dato per prossimo all&#8217;annuncio ufficiale e altrettante volte smentito, N9 sembra finalmente giunto al momento del lancio. Certo è che, se le spechifiche verranno confermate, l&#8217;attesa verrà probabilmente ripagata da un corredo hardware di tutto rispetto. Il nuovo smartphone di Nokia dovrebbe, infatti, montare un processore Intel Atom da 1.6 GHz, supportato da una memora RAM da 1GB e da una GPU da 200 MHz con 512 MB di RAM dedicata. <span id="more-1944"></span>Il display touchscreen, di cui ancora non conosciamo le dimensioni, avrà molto probabilmente risoluzione 480&#215;854 pixel. La connettività, come per ogni terminale della fascia di mercato in cui si inserirà, sarà completa e come nel caso del suo predecessore, N8, anche N9 integrerà un connettore HDMI.</p>
<p style="text-align: justify;">Le specifiche sono sicuramente di ottimo livello e in questo momento, probabilmente, N9 si collocherebbe ai primi posti della fascia alta del mercato dei dispositivi mobile. Quello che ancora rimane in dubbio è se il lancio di questo nuovo terminale e dei suoi successori, unito all&#8217;avvento di MeeGo, basterà a fermare la perdita di consensi che sta caratterizzando il mercato di Nokia negli ultimi tempi e, di conseguenza, a riportare il colosso finlandese ai vertici delle classifiche di vendita.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le voci venissero confermate potremmo vedere la nuova soluzione Nokia in funzione già in occasione del MWC, al cui inizio mancano meno di due settimane, e con essa, l&#8217;altrettanto atteso MeeGo, sistema operativo mobile Linux nato dalla collaborazione con Intel e la fusione tra Moblin e Maemo, le cui potenzialità, sembrate da subito buone, non sono ancora state svelate in via ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: hwupgrade.it</p>
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		<title>Hotmail, nuova gestione di diversi indirizzi</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 14:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi usa, per lavoro o per tempo libero, la mail con una certa costanza si sarà accorto in molte occasioni quanto possa essere utile avere a disposizione diversi indirizzi da controllare attraverso la stessa interfaccia, senza problemi di sorta.
Per rispondere a questo tipo di esigenza il team di sviluppo di Hotmail ha introdotto una nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1940" href="http://www.webprato.it/news/hotmail-nuova-gestione-di-diversi-indirizzi/hotmail_alias/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1940" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Hotmail, nuova gestione di diversi indirizzi" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/hotmail_alias-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Chi usa, per lavoro o per tempo libero, la mail con una certa costanza si sarà accorto in molte occasioni quanto possa essere utile avere a disposizione diversi indirizzi da controllare attraverso la stessa interfaccia, senza problemi di sorta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per rispondere a questo tipo di esigenza il team di sviluppo di Hotmail ha introdotto una nuova funzione che consente proprio questo: creare e gestire all&#8217;interno del proprio accounti hotmail nuovi indirizzi, senza dover necessariamente utilizzare ulteriori dati di login.</p>
<p style="text-align: justify;">A conti fatti, una volta effettuato l&#8217;accesso al proprio account sarà così possibile avere a disposizione diversi indirizzi da controllare e gestire. Utilizzando tecnologie già esistenti come il message filtering e l&#8217;integrazione di altri indirizzi e-mail di terze parti (non hotmail quindi),<span id="more-1941"></span> il team di sviluppo di Microsoft ha così ampliato la gamma di funzioni presenti in Hotmail.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni utente potrà così avere 5 alias, ognuno dei quali potrà essere modificato un numero infinito di volte. Negli sviluppi futuri gli alias cresceranno a 15, nel tentativo di fornire all&#8217;utente finale, attraverso Hotmail, un client di posta definitivo da cui poter controllare ogni account.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco come l&#8217;implementazione prenderà forma all&#8217;interno del client di posta (immagine sopra)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il motivo legato all&#8217;introduzione di questa rinnovata funzionalità viene spiegato da Dharmesh Mehta, direttore di prodotto per Windows Live, con le seguenti parole: &#8220;Hotmail rappresenta un servizio per due tipi di utenze separate. Uno è rappresentato dagli utenti mainstream, la persona normale che utilizza la mail. Il secondo è invece formato dagli utenti enthusiast che voglio poter avere uno strumento potente e completo tra le proprie mani&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: hwupgrade.it</p>
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		<title>Google Chrome, 20mila dollari per chi viola la sandbox</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 14:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manca ormai un mese all&#8217;edizione 2011 del Pwn2Own, la celebre sfida di hacking ospitata dalla convention sulla sicurezza CanSecWest che mette sotto torchio i principali browser web. Lo scorso anno Safari, Internet Explorer e Firefox hanno tutti ceduto agli exploit degli esperti iscritti al contest. L&#8217;unico browser ad opporre resistenza ai colpi degli hacker è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1849" href="http://www.webprato.it/news/google-le-assunzioni-e-la-scalata-al-mercato/logo_google-3/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1849" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Google Chrome, 20mila dollari per chi viola la sandbox" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/logo_google-150x150.gif" alt="" width="120" height="120" /></a>Manca ormai un mese all&#8217;edizione 2011 del Pwn2Own, la celebre sfida di hacking ospitata dalla convention sulla sicurezza CanSecWest che mette sotto torchio i principali browser web. Lo scorso anno Safari, Internet Explorer e Firefox hanno tutti ceduto agli exploit degli esperti iscritti al contest. L&#8217;unico browser ad opporre resistenza ai colpi degli hacker è stato Chrome.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l&#8217;edizione di quest&#8217;anno la commissione del Pwn2Own aveva deciso di non scomodare il software di navigazione marchiato Google. La motivazione ufficiale dell&#8217;esclusione verteva sul fatto che la &#8220;cavia&#8221; Chrome, fondamentalmente, si basa sullo stesso motore Webkit utilizzato dal browser Apple. Ma il colosso di Mountain View non ci sta: in un modo o nell&#8217;altro Chrome deve partecipare. <span id="more-1936"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver chiesto agli organizzatori dell&#8217;evento di riconsiderare la lista dei software inclusi, Google ha anche messo in palio una cifra extra (20.000 dollari) per ogni esperto di sicurezza che riuscirà a trovare una vulnerabilità nella blindatissima sandbox di Chrome.</p>
<p style="text-align: justify;">BigG ha tirato poi in ballo il suo fiammante netbook Cr-48, equipaggiato con sistema operativo Chrome OS. Gli &#8220;exploit writer&#8221; che riusciranno a vincere le protezioni innalzate dagli ingegneri Google otterranno in premio anche questo laptop.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Roberto Pulito di punto-informatico.it</p>
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		<title>Bing risponde alle accuse di Google</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 14:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi negli ultimi giorni è stato lontano dalla rete si sarà perso l’ultima bomba scoppiata all’interno del mercato dei motori di ricerca, nel quale Google ha accusato Bing, e quindi Microsoft, di copiare i risultati di ricerca del primo per migliorare quelli del secondo. Il tutto attraverso la Bing Bar messa a punto dall’azienda di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1867" href="http://www.webprato.it/news/bing-accusato-di-copiare-le-ricerche-da-google/bing1/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1867" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Bing risponde alle accuse di Google" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/bing1-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Chi negli ultimi giorni è stato lontano dalla rete si sarà perso l’ultima bomba scoppiata all’interno del mercato dei motori di ricerca, nel quale Google ha accusato Bing, e quindi Microsoft, di copiare i risultati di ricerca del primo per migliorare quelli del secondo. Il tutto attraverso la Bing Bar messa a punto dall’azienda di Redmond.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Microsoft aveva inizialmente risposto alle accuse di Google con un “né né”, la risposta ufficiale non ha tardato ad arrivare dalle pagine del blog ufficiale di Bing, dove il vice-presidente della Divisione Servizi Online di Microsoft, Yusuf Mehdi, ha risposto per le rime all’azienda di Mountain View. <span id="more-1932"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Mehdi si è detto ovviamente intenzionato a chiarire “alcune cose”, per le quali non ha usato mezzi termini: “Non copiamo i risultati da nessuno dei nostri avversari. Punto e basta. Abbiamo alcune tra le migliori menti al mondo che lavorano sulla qualità della ricerca, e un concorrente che accusa una qualunque di queste persone di tale attività fornisce un insulto.</p>
<p style="text-align: justify;">Analizziamo i dati sui click in forma anonima, come uno dei più di mille input del nostro algoritmo di posizionamento. Impariamo dai nostri clienti come navigano sul web, una pratica comune per migliorare i servizi online. Siamo stati chiari su questo sin da due anni fa (Directions on Microsoft report, 15 giugno 2009).”</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la difesa arriva però l’attacco:</p>
<p style="text-align: justify;">“Abbiamo portato un certo numero di novità nel mercato di cui siamo molto fieri. […] Vi sarete accorti che Google ne ha “copiate” alcune. Che l’abbiano fatto bene o meno sta agli utenti deciderlo. Ma ciò che è più importante è che noi non abbiamo fatto problemi e siamo stati felici di aiutare a muovere l’industria verso l’adozione di alcune buone idee. Allo stesso tempo, abbiamo ottenuto regolari e buoni progressi nella rilevanza della ricerca. A ottobre 2010 abbiamo rilasciato una serie di grandi migliorie all’algoritmo. Così grandi ed evidenti che sappiamo Google se n’è accorta iniziando a preoccuparsi. Dopo qualche tempo, ecco le loro accuse. È una pura coincidenza? Si stanno ignorando le discussioni sulla qualità della ricerca? È una forma di risposta al fatto che alcune persone stiano iniziando a chiedersi se Bing sia come, o in alcuni casi meglio di, Google nel campo della ricerca?”</p>
<p style="text-align: justify;">Domande alle quali immaginiamo Google vorrà rispondere nella prossima puntata di questa appassionante telenovela.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: downloadblog.it</p>
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		<title>The Daily, la nuova frontiera delle notizie su iPad</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 09:38:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando abbiamo introdotto Ongo, un feed reader di contenuti pre-selezionati a pagamento, abbiamo anche citato Rupert Murdoch e la sua idea di business dell’informazione. The Daily, recensito dai colleghi di Melablog.it, è un prodotto di News Corp. – la multinazionale di Murdoch – e riassume in un magazine digitale il concetto alla base delle critiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1928" href="http://www.webprato.it/news/192the-daily-la-nuova-frontiera-delle-notizie-su-ipad/ipad-3/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1928" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="The Daily, la nuova frontiera delle notizie su iPad" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/ipad-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Quando abbiamo introdotto Ongo, un feed reader di contenuti pre-selezionati a pagamento, abbiamo anche citato Rupert Murdoch e la sua idea di business dell’informazione. The Daily, recensito dai colleghi di Melablog.it, è un prodotto di News Corp. – la multinazionale di Murdoch – e riassume in un magazine digitale il concetto alla base delle critiche che l’imprenditore australiano mosse a Google News qualche tempo fa. Nato in esclusiva per iPad, The Daily è un quotidiano di oltre cento pagine al costo di $0.14 giornalieri (per gli Stati Uniti). Avrebbe successo in Italia?</p>
<p style="text-align: justify;">Prescindendo dalle valutazioni sull’iPad in sé (che io stesso ho avuto modo di criticare), The Daily è certo qualcosa che s’avvicina molto al futuro dell’editoria professionistica. Scaricando la versione gratuita dall’App Store o, guardando il video promozionale su YouTube si può capire perché The Daily non è «soltanto un magazine» — come già alcuni sostengono. È un nuovo approccio editoriale che è destinato a “contagiare” il mondo dell’informazione, per una serie di motivi. Non ultimo il costo per il consumatore, che è addirittura dieci volte inferiore a un quotidiano cartaceo. <span id="more-1927"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato italiano non è ancora pronto ad accogliere un prodotto simile: il problema non è soltanto la refrattarietà delle redazioni tradizionali. Il problema è il prezzo dell’iPad o, dei tablet equivalenti. Un ostacolo all’innovazione che dovrebbe ridursi nei prossimi mesi, fino ad annullarsi tra qualche anno. Un periodo congruo affinché qualcuno investa in progetti come il The Daily di News Corp., che non si limitino al device di Apple.</p>
<p style="text-align: justify;">Cos’ha di così rivoluzionario, The Daily? Anzitutto è un progetto editoriale costruito per il dispositivo su cui si scarica (in questo caso, l’iPad di Apple). È una differenza sostanziale, rispetto alle applicazioni per visualizzare i contenuti del web sui tablet. Fotografie ad alta risoluzione e impaginazione dei flussi testuali sono ottimizzate per la risoluzione dell’iPad… anziché rimaneggiate automaticamente per essere leggibili. Il nostro network propone un’applicazione dedicata per consultare gli articoli da iPad, tuttavia il risultato non può essere paragonabile a un prodotto simile.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro aspetto da considerare è di tipo economico: abbiamo già citato il costo risibile, rispetto ai quotidiani cartacei. Non abbiamo ancora parlato dei professionisti dell’informazione. Una redazione come quella del The Daily costerebbe infinitamente meno di una tradizionale, però moltiplicherebbe i posti di lavoro per giornalisti, designer, fotografi ecc. — con più di cento pagine quotidiane di contenuti inediti. Si abbattono i costi di produzione e distribuzione a tutto vantaggio della qualità dell’offerta. In un periodo di crisi globale dell’editoria e dei quotidiani italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">The Daily non è un prodotto perfetto, ovviamente. Benché a colori, in alta risoluzione e multimediale… soffre dei limiti che affliggono i quotidiani cartacei. Il modello editoriale del The Daily non preoccupa tanto le testate online (come la nostra, ad esempio) perché non è condivisibile, né ricercabile. Le notizie offerte non possono essere rintracciate sui feed reader, né esportate per gli amici che non siano abbonati: è una forma evoluta di PDF, che compete col cartaceo e non è consultabile liberamente sul web. Caratteristiche che giustificano ampiamente il prezzo al pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: downloadblog.it</p>
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		<title>Facebook gratis in volo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 09:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una buona notizia per chi salirà a bordo dei velivoli a stelle e strisce: le sette maggiori compagnie aeree statunitensi hanno deciso di rendere gratuito l&#8217;accesso a Facebook a bordo dei propri voli durante tutto il mese di febbraio.
La promozione nasce da una partnership tra Gogo Inflight Internet e Ford Motor, e intende favorire la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1845" href="http://www.webprato.it/news/facebook-offre-sconti/facebook/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1845" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Facebook gratis in volo" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/facebook-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Una buona notizia per chi salirà a bordo dei velivoli a stelle e strisce: le sette maggiori compagnie aeree statunitensi hanno deciso di rendere gratuito l&#8217;accesso a Facebook a bordo dei propri voli durante tutto il mese di febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">La promozione nasce da una partnership tra Gogo Inflight Internet e Ford Motor, e intende favorire la navigazione sul social network per ogni dispositivo elettronico in viaggio. Le compagnie coinvolte nell&#8217;iniziativa sono AirTran, Alaska Airlines, American Airlines, Delta, United Airlines, U.S. Airways e Virgin America, i cui network saranno gestiti da Gogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerà attendere i 3050 metri di quota per poter accedere al servizio mediante i propri laptop, smartphone e tablet, entrare nel network wireless Gogo e cliccare sul banner Ford e Facebook. L&#8217;offerta punta sui gusti online che gli utenti esprimono a bordo degli aerei, secondo i quali il sito in blu risulta la piattaforma più visitata.<span id="more-1923"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Se, invece, si desidera navigare su altri siti, i passeggeri devono pagare tra i 4,95 e 12,95 dollari in base alla durata del volo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Cristina Sciannamblo di punto-informatico.it</p>
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		<title>Guai per MegaUpload</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 09:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una nuova offensiva, lanciata di recente dai vertici di Perfect 10, azienda californiana specializzata in vari contenuti per adulti. Un&#8217;aspra causa legale, voluta dal CEO Norman Zada per colpire dritto al cuore di uno dei servizi di file hosting più popolari del web. Nell&#8217;estremo tentativo di smantellare una sorta di piramide della condivisione selvaggia, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1919" href="http://www.webprato.it/news/guai-per-megaupload/megaupload/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1919" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Guai per MegaUpload" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/megaupload-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Una nuova offensiva, lanciata di recente dai vertici di Perfect 10, azienda californiana specializzata in vari contenuti per adulti. Un&#8217;aspra causa legale, voluta dal CEO Norman Zada per colpire dritto al cuore di uno dei servizi di file hosting più popolari del web. Nell&#8217;estremo tentativo di smantellare una sorta di piramide della condivisione selvaggia, al cui vertice è stata inserita la piattaforma Megaupload.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cyberlocker con base ad Hong Kong avrebbe tratto i più cospicui guadagni dalle attività illecite dei suoi utenti, a partire da una sorta di ramificazione online. Nel mirino di Perfect 10 sono infatti finiti alcuni siti controllati da Megaupload, tra cui Megarotic, Megaporn e Megavideo. Tutti questi spazi web avrebbero violato in maniera massiva i diritti d&#8217;autore detenuti dalla società californiana. <span id="more-1918"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma c&#8217;è di più. Il servizio di file hosting incoraggerebbe i suoi utenti a caricare file illeciti, premiandoli con dei punti bonus o addirittura dei soldi veri. Sempre secondo le accuse, Megaupload non avrebbe mai denunciato il suo business negli Stati Uniti, evitando di pagare anche un solo dollaro di tasse. Il cyberlocker non sarebbe nemmeno tutelabile tra le acque sicure del cosiddetto safe harbor, il porto legale per gli intermediari previsto da Digital Millennium Copyright Act (DMCA).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la prima volta che la scure legale di Perfect 10 tenta di abbattersi sui protagonisti del file sharing. Un altro popolare cyberlocker &#8211; RapidShare &#8211; era finito nel mirino dei suoi avvocati, poi assolto da una corte californiana in quanto mero contenitore. Lo stesso RapidShare era passato alla controffensiva accusando Perfect 10 di essere un tipico troll del copyright, un servizio paralegale mascherato dietro una società di contenuti per adulti.</p>
<p style="text-align: justify;">I vertici di Megaupload hanno subito sottolineato come le accuse di Perfect 10 verranno contestate in aula, dal momento che il cyberlocker avrebbe da sempre eliminato tutti quei link segnalati in base al DMCA. La società californiana avrebbe segnalato a Megaupload un link illecito ad un contenuto video della cantante Christina Aguilera. Che abbia recitato in un film porno? Intanto la società ha chiesto al giudice un risarcimento pari a 5 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Mauro Vecchio di punto-informatico.it</p>
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		<title>Ottimo avvio per il neonato Internet Explorer 9</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 17:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ottimo avvio: questa è la sintesi di 3 mesi di Internet Explorer 9 (ancora in beta e presto in versione RC). Le performance, la velocità e l’interfaccia del nuovo browser avrebbero fatto presa sugli utenti Windows, o almeno così rivela uno studio effettuato dai consulenti Microsoft.
L’applicazione avrebbe raggiunto e superato la soglia (notevole) di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1789" href="http://www.webprato.it/news/non-e-l%e2%80%99unione-europea-a-fermare-la-crescita-internet-explorer/internet-explorer-logo/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1789" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Ottimo avvio per il neonato Internet Explorer 9" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/10/internet-explorer-logo-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Un ottimo avvio: questa è la sintesi di 3 mesi di Internet Explorer 9 (ancora in beta e presto in versione RC). Le performance, la velocità e l’interfaccia del nuovo browser avrebbero fatto presa sugli utenti Windows, o almeno così rivela uno studio effettuato dai consulenti Microsoft.</p>
<p style="text-align: justify;">L’applicazione avrebbe raggiunto e superato la soglia (notevole) di 23 milioni di download, un risultato soprendente se si pensa che IE 9 non è ancora in versione stabile. In questo modo il nuovo prodotto di Redmond avrebbe già occupato una fetta di mercato pari allo 0,5%.</p>
<p style="text-align: justify;">Se consideriamo i soli utenti di Windows 7, Internet Explorer 9 è il preferito da poco meno del 2% dell’utenza mondiale. <span id="more-1914"></span>Dati che confermano Explorer come leader mondiale dei browser con il 34,5% di share, anche se – come abbiamo rivelato poche settimane fa – in Europa è stato sorpassato da Firefox.</p>
<p style="text-align: justify;">Il boom di Internet Explorer 9, comunque, è ancora più valorizzato andando a vedere le statistiche dei suoi predecessori: nel solo mese di gennaio appena trascorso, Internet Explorer 8 – l’ultima versione “ufficiale” del browser – è cresciuto dell’1,18%, circa la metà in più rispetto a Google Chrome.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più datato della famiglia, invece, il sorpassato Internet Explorer 6, è l’unico a decadere costantemente, complice l’update dei sistemi operativi (da XP a Vista o Seven). Quest’ultimo rimane attualmente, tuttavia, il terzo browser – contando le versioni distinte – più diffuso al mondo, dopo IE8 e Firefox 3.6.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: ziogeek.com</p>
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		<title>Ancora Google contro Windows</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 16:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si prepara una nuova fase della guerra tra Google e Microsoft. Dopo essere stata accusata da Google di copiarle i risultati di ricerca, ora è Microsoft ad accusare la controparte di inconsistenza ed incertezza legale nell’arena dei web video supportando nativamente solo il nuovo formato open source WebM nel proprio browser Chrome, invece che l’H.264, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1849" href="http://www.webprato.it/news/google-le-assunzioni-e-la-scalata-al-mercato/logo_google-3/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1849" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Ancora Google contro Windows" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/logo_google-150x150.gif" alt="" width="120" height="120" /></a>Si prepara una nuova fase della guerra tra Google e Microsoft. Dopo essere stata accusata da Google di copiarle i risultati di ricerca, ora è Microsoft ad accusare la controparte di inconsistenza ed incertezza legale nell’arena dei web video supportando nativamente solo il nuovo formato open source WebM nel proprio browser Chrome, invece che l’H.264, preferito da Microsoft e Apple.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutta risposta Microsoft dichiara di voler creare un plug per Chrome che ristabilisca il supporto per il formato H.264, formato più vecchio e più utilizzato comunemente. La compagnia inoltre lo supporterà anche nella prossima versione del proprio browser Internet Explorer, aggiungendo anche un plug-in che consenta di utilizzare il supporto WebM. Dean Hachamovitch, alla guida di Internet Explorer, ha dichiarato: <span id="more-1910"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro punto di vista è molto chiaro. Il nostro supporto per il formato H.264 è il risultato del nostro modo di intendere un solido ecosistema Web e video che fornisca un livello di funzionalità ricco, è il prodotto di un processo di apertura degli standard come la specifica W3C HTML5 ed è scevra da attacchi legali. Microsoft è agnostica ed imparziale circa il formato per i video HTML5 fintanto che continua ad esserci libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte sua Google ha dichiarato che la sua decisione di basare il supporto video di HTML5 su WebM è dovuta proprio alle royalties associate all’utilizzo del formato H.264.</p>
<p style="text-align: justify;">Riconosciamo che H.264 ha un maggior supporto nella comunità degli editori, sviluppatori e in quella hardware (anche se il supporto per WebM sta crescendo rapidamente), ma usare e distribuire il formato H.264, per browser e a venditori di OS, produttori hardware ed editori che fanno pagare i contenuti significa versare ingenti royalty senza la garanzia che il balzello cresca in futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: downloadblog.it</p>
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		<title>Flickr, cancellate migliaia di foto per errore</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 09:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per un fatale errore un utente Flickr si è visto azzerare l&#8217;ormai quinquennale account: un bel problema sia per il fotografo amatoriale che l&#8217;aveva riempito di foto, che per Yahoo! che si trova a dover gestire la questione nell&#8217;ambito delle pubbliche relazioni.
L&#8217;IT architect Mirco Wilhelm da cinque anni era su Flickr, il sito di condivisione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1907" href="http://www.webprato.it/news/flickr-cancellate-migliaia-di-foto-per-errore/flickr-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1907" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Flickr, cancellate migliaia di foto per errore" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/flickr-150x150.jpg" alt="" width="135" height="135" /></a>Per un fatale errore un utente Flickr si è visto azzerare l&#8217;ormai quinquennale account: un bel problema sia per il fotografo amatoriale che l&#8217;aveva riempito di foto, che per Yahoo! che si trova a dover gestire la questione nell&#8217;ambito delle pubbliche relazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;IT architect Mirco Wilhelm da cinque anni era su Flickr, il sito di condivisione foto di Yahoo!. Era talmente inserito e partecipe della vita del social network che aveva cercato di aiutare il sito riportando allo staff un account che conteneva &#8220;materiale chiaramente rubato&#8221;. Il problema è che per errore l&#8217;account ad essere rimosso è stato il suo. E non è la prima volta che un utente Flickr si vede cancellare per sbaglio le foto caricate. Il suo account, che prima dell&#8217;incidente conteneva 4mila foto scattate da Wilhem, appare ora vuoto, come se l&#8217;utente non vi avesse mai caricato nulla.<span id="more-1905"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;email di scuse è arrivata a Micro Wilhelm, agghiacciante la proposta di rimediare allo sbaglio: lo staff dice di aver ristabilito l&#8217;account, ma di non poter recuperare le foto in esso contenute. In cambio del fastidio causato dal dover nuovamente linkare e caricare manualmente le oltre 4mila foto prima contenute, Flickr ha offerto all&#8217;utente 4 anni gratuiti di abbonamento Pro: Wilhelm, peraltro, già era intestatario di un account pro.</p>
<p style="text-align: justify;">Più deluso che arrabbiato, Wilhelm si è detto per nulla soddisfatto degli anni gratuiti di pro (che si possono ottenere anche partecipando a concorsi) e si è lamentato del tempo libero che dovrà investire per ristabilire tutto, senza contare i link che erano precedentemente ad esso indirizzati da blog e altri siti e ora sembrano persi per sempre. Solo una richiesta, per il momento (lasciandosi la porta aperta per future compensazioni), indirizza allo staff di Flickr: che venga cercato un metodo per rimediare all&#8217;errore.</p>
<p style="text-align: justify;">A disturbare gli osservatori è soprattutto il fatto che un sito come Flickr che vive del materiale caricato dagli utenti non preveda un meccanismo per rimediare a casi del genere. Possibile che non vi siano forme di backup? Zack Sheppard di Flickr ha aperto a questa ipotesi, che rimane tuttavia nel campo del possibile: &#8220;Stiamo lavorando alla possibilità di ristabilire i contenuti perduti, speriamo di riuscire a completarla nella prima parte di quest&#8217;anno&#8221;. E proprio il caso Wilhelm sarà il campo di prova per scoprire se funziona.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Claudio Tamburrino di punto-informatico.it</p>
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		<title>Samsung e il nuovo tablet</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 09:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In lingua inglese la parola smooth può assumere vari significati, ad indicare qualcosa di liscio e delicato, ma anche per sottolineare come una zuppa possa essere insipida e scialba. Un aggettivo vago e sfuggente, recentemente adottato dai vertici di Samsung Electronics Co. per descrivere gli effettivi ritmi di vendita di uno dei vari tablet che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1901" href="http://www.webprato.it/news/samsung-e-il-nuovo-tablet/samsung-logo/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1901" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Samsung e il nuovo tablet" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/samsung-logo-150x150.gif" alt="" width="120" height="120" /></a>In lingua inglese la parola smooth può assumere vari significati, ad indicare qualcosa di liscio e delicato, ma anche per sottolineare come una zuppa possa essere insipida e scialba. Un aggettivo vago e sfuggente, recentemente adottato dai vertici di Samsung Electronics Co. per descrivere gli effettivi ritmi di vendita di uno dei vari tablet che dovrebbero lanciare il definitivo guanto di sfida ad Apple e al suo iPad.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vendite del Galaxy Tab si sono allora rivelate più smooth del previsto, decisamente lontane dai numeri annunciati tra dicembre e gennaio dal colosso sudcoreano. Il milione di tablet venduti in tutto il mondo aveva accelerato a tavoletta nel giro di un mese, praticamente raddoppiato agli inizi di quest&#8217;anno. Numeri impressionanti, che avevano acceso le fantasie degli osservatori sul possibile sorpasso del device basato su Android.<span id="more-1900"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fantasie spezzate di recente, per bocca dell&#8217;executive di Samsung Lee Young-hee. Pressata dagli insistenti interrogativi degli analisti di mercato, Young-hee ha sottolineato come i numeri inizialmente snocciolati dall&#8217;azienda siano da collegare alla quantità di device inviati ai vari carrier e distributori. Dettaglio che porta inevitabilmente ad una sola conclusione: Samsung non ha affatto venduto due milioni di tablet a partire dal lancio dello scorso settembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Young-hee non ha voluto rivelare l&#8217;esatta quantità di device venduti, utilizzando in sede di conferenza l&#8217;espressione quite small. Pare però che ci sia stato un fraintendimento o un più grossolano errore di battitura: l&#8217;aggettivo usato dall&#8217;executive è proprio smooth. Liscio, delicato, dolce, ma anche scialbo, calmo, piatto. Ma i ritmi effettivi di vendita del tablet made in Seoul potrebbero rappresentare l&#8217;ultimo dei problemi per Samsung.</p>
<p style="text-align: justify;">Una ricerca pubblicata dagli analisti di ITG Investment Research ha sottolineato come il 13 per cento del totale dei device venduti sia stato riportato indietro dagli acquirenti, decisamente poco soddisfatti delle performance del tablet. Una percentuale preoccupante, salita addirittura al 16 per cento nel corso delle festività natalizie. Di diversa opinione il colosso taiwanese: &#8220;La percentuale di resi del Galaxy Tab negli Stati Uniti indicata dall&#8217;azienda americana che si occupa di ricerche di mercato non è corretta &#8211; recita una nota inviata a Punto Informatico &#8211; Secondo Samsung Electronics Mobile Communications Business la percentuale di resi è inferiore al 2 per cento&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre tinte sono state usate dagli analisti di Strategy Analytics: i tablet basati su Android avrebbero fatto registrare un aumento nelle vendite di circa il 22 per cento negli ultimi mesi del 2010. Un incremento del 1000 per cento rispetto al 2009, da imputare soprattutto al tablet di Samsung. L&#8217;iniziale quota del 95 per cento del mercato affidata al tablet made in Cupertino sarebbe ora scesa ad un più &#8220;modesto&#8221; 75 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Mauro Vecchio di punto-informatico.it</p>
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		<title>Anche Amazon si da allo streaming?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 09:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo il Financial Times Amazon.com starebbe sviluppando un servizio di streaming per competere direttamente con Netflix.
Il servizio sarebbe aggiunto al suo servizio di Video on Demand e andrebbe ad arricchire l&#8217;offerta Amazon Prime che, a fronte di un pagamento iniziale di 80 dollari, garantisce ai clienti spedizioni gratuite dei beni acquistati dal negozio online.
Il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1896" href="http://www.webprato.it/news/anche-amazon-si-da-allo-streaming/amazon-streaming/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1896" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Anche Amazon si da allo streaming?" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/amazon-streaming-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Secondo il Financial Times Amazon.com starebbe sviluppando un servizio di streaming per competere direttamente con Netflix.</p>
<p style="text-align: justify;">Il servizio sarebbe aggiunto al suo servizio di Video on Demand e andrebbe ad arricchire l&#8217;offerta Amazon Prime che, a fronte di un pagamento iniziale di 80 dollari, garantisce ai clienti spedizioni gratuite dei beni acquistati dal negozio online.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo passo compiuto da Amazon verso lo streaming è stato l&#8217;accordo raggiunto per l&#8217;acquisto del 58 per cento del servizio britannico di affitto di DVD e giochi Lovefilm. E l&#8217;interesse dello store online per il settore sarebbe stato anticipato già a dicembre anche a CNET e al Wall Street Journal.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente collegato a Amazon Prime, è presumibile si tratti di un servizio streaming illimitato gratuito: dai primi supposti screenshot circolati (e che dovrebbero arrivare da un utente del servizio Amazon davanti cui si sarebbe palesata inaspettatamente &#8211; e forse per sbaglio &#8211; la pagina in questione),<span id="more-1895"></span> poi, si nota una certa somiglianza con Watch Instantly di Netflix. Questa, d&#8217;altronde,sarebbe l&#8217;azienda di settore a rischiare di più dal potenziale esordio di Amazon.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre indiscrezioni parlano di una qualità video da 480p e di un catalogo di partenza di 5mila titoli tra film e spettacoli televisivi. Intanto giungono conferme sul fronte domini: molte variazioni sul tema primeinstantvideo.com sono state registrate da una controllata di Amazon lo scorso 6 gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Claudio Tamburrino di punto-informatico</p>
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		<title>UK, una mappa di tutti i crimini</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 09:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un insolito servizio di mappatura online, recentemente inaugurato dai vertici dell&#8217;Home Office britannico. Tutti i cittadini del Regno Unito potranno passare in rassegna i vari crimini compiuti per le strade, accuratamente suddivisi in categorie dalle forze di polizia locali.
E sul sito police.uk converge una quantità impressionante di informazioni, in primis relative al numero esatto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1891" href="http://www.webprato.it/news/uk-una-mappa-di-tutti-i-crimini/regno-unito/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1891" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="UK, una mappa di tutti i crimini" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/regno-unito-150x150.gif" alt="" width="120" height="120" /></a>Un insolito servizio di mappatura online, recentemente inaugurato dai vertici dell&#8217;Home Office britannico. Tutti i cittadini del Regno Unito potranno passare in rassegna i vari crimini compiuti per le strade, accuratamente suddivisi in categorie dalle forze di polizia locali.</p>
<p style="text-align: justify;">E sul sito police.uk converge una quantità impressionante di informazioni, in primis relative al numero esatto di crimini portati a termine in determinate aree del paese. Furti d&#8217;auto, omicidi, violenze sessuali, comportamenti definibili come anti-sociali. Svariate tipologie di azioni contro la legge, presentate sotto forma di cifre dalle autorità d&#8217;Albione.</p>
<p style="text-align: justify;">I vertici di polizia britannici hanno sottolineato come il crimine non possa essere semplicemente nascosto sotto un tappeto, e soprattutto come queste nuove mappe web possano fornire ai cittadini uno strumento prezioso per la propria incolumità quotidiana. Il servizio di police.uk dovrebbe ora estendersi ad una specifica applicazione mobile, sfruttando le tecnologie di geolocalizzazione.<span id="more-1890"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Gli utenti d&#8217;Albione potranno in pratica effettuare ricerche per codice postale o per indirizzo, ottenendo un quadro chiaro e dettagliato sul livello di pericolosità della propria area di residenza. Il sito police.uk fornirà loro alcuni dati sugli omicidi compiuti in zona, con relative informazioni su eventuali processi in corso. Ma provvederà anche a segnalare i vari agenti di polizia disponibili in zona.</p>
<p style="text-align: justify;">Un aspetto che ha scatenato le più aspre critiche da parte degli attivisti della privacy, oltretutto convinti che la mappa del crimine possa indirizzare i malviventi verso specifiche zone. Il garante britannico della privacy non ha tuttavia trovato incompatibilità nel sito, al contrario evidenziando la sua utilità per la sicurezza di potenziali vittime. Gli effetti negativi della mappa sarebbero solo potenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per interesse o semplice curiosità, il sito police.uk è stato inondato dalle richieste di connessione, circa 75mila al minuto a poche ore dal lancio ufficiale. Il sistema è così andato in tilt, costringendo i suoi gestori ai primi straordinari. Ma questa nuova forma di trasparenza online pare destinata al dibattito più acceso.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Mauro Vecchio di punto-informatico.it</p>
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		<title>ATDHE, Rojadirecta bloccati da Homeland Security USA</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 15:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se siete tra coloro che fanno uso dei vari ATDHE, Rojadirecta e altri siti per vedere le partite in streaming sul web, probabilmente ieri sera nel provare a collegarvi a Milan-Lazio avete avuto una brutta sorpresa. I suddetti portali, insieme ad altri riportati da TorrentFreak, tutti riguardanti lo sport in streaming, sono stati sequestrati dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1886" href="http://www.webprato.it/news/atdhe-rojadirecta-bloccati-da-homeland-security-usa/rojadirecta-bloccato/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1886" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="ATDHE, Rojadirecta bloccati da Homeland Security USA" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/rojadirecta-bloccato-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Se siete tra coloro che fanno uso dei vari ATDHE, Rojadirecta e altri siti per vedere le partite in streaming sul web, probabilmente ieri sera nel provare a collegarvi a Milan-Lazio avete avuto una brutta sorpresa. I suddetti portali, insieme ad altri riportati da TorrentFreak, tutti riguardanti lo sport in streaming, sono stati sequestrati dalla Homeland Security USA con il “sigillo” che potete vedere in cima a questo stesso post.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di Hadopi e della sua intenzione di colpire chi guarda contenuti in streaming quindi, l’autorità americana ha messo sotto sequestro ATDHE e compagnia, colpendo il lato del fenomeno streaming che coinvolge le trasmissioni sportive. <span id="more-1885"></span>Comunque sia, lo stesso ATDHE in realtà non si è perso molto d’animo, andando ad aggiornare dal proprio account Twitter i propri follower sugli indirizzi alternativi da usare per raggiungere il sito: attualmente quello funzionante dovrebbe essere http://atdhenet.tv/.</p>
<p style="text-align: justify;">Discorso particolare per Rojadirecta, al limite dell’incidente internazionale tra USA e Spagna, come riporta TorrentFreak:</p>
<p style="text-align: justify;">“Similmente ai siti BitTorrent, Rojadirecta non ospita materiale protetto da copyright. Si occupa invece di indicizzare link HTTP a stream di sport che possono essere trovati su Internet, fornendo anche link a file .torrent ospitati da altri siti. Il sito è di proprietà di una società spagnola che paga le sue tasse ed è stata dichiarata legale in Spagna. In più, il sito non è nemmeno hostato negli USA. L’unica connessione tra gli USA e Rojadirecta è che il dominio .org è mantenuto da una società americana.  Questa connessione indiretta con gli USA rende il sequestro un’azione sospetta, secondo il proprietario di Rojadirecta Igor Seoane: ‘La nostra opinione è che le autorità USA stiano completamente disprezzando il sistema di giustizia spagnolo e la sua sovranità’”</p>
<p style="text-align: justify;">Prevedibili aggiornamenti in seguito, che non mancheremo di riportare</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: downloadblog.it</p>
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		<title>Mozilla, disponibile la versione Beta 10</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 15:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In attesa del rilascio definitivo di Internet Explorer 9 (in realtà si tratta comunque della Release Candidate), l’agonia dei milioni di utenti di Firefox &#8211; il potente browser open source di Mozilla da poco eletto come il più utilizzato in Europa – non finisce mai. L’attesa per la versione 4, quella finale ovviamente, sembra protarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1645" href="http://www.webprato.it/news/firefox-nuovo-aggiornamento-di-sicurezza/firefox-logo/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1645" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Mozilla, disponibile la versione Beta 10" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/Firefox-logo-150x150.png" alt="" width="120" height="120" /></a>In attesa del rilascio definitivo di Internet Explorer 9 (in realtà si tratta comunque della Release Candidate), l’agonia dei milioni di utenti di Firefox &#8211; il potente browser open source di Mozilla da poco eletto come il più utilizzato in Europa – non finisce mai. L’attesa per la versione 4, quella finale ovviamente, sembra protarsi molto più a lungo delle aspettative.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi pensava (o chi sperava, come noi su ZioGeek qualche giorno fa) che la Beta 10 sarebbe stata l’ultima versione di test di Firefox 4, il cui rilascio era dato ormai per imminente, purtroppo rimane a bocca asciutta, visto che è comparsa persino la 11 (ricordiamo ancora una volta che ne erano previste inizialmente solo 6, poi 8, ed invece il numero continua a salire inesorabilmente)!</p>
<p style="text-align: justify;">Va bene, bisogna pazientare. Sì, perché Mozilla vuole un browser perfetto. <span id="more-1881"></span>Tant’è che ormai ha realizzato una successione di versi0ni beta pubbliche da guinness. Forse la Fondazione conta di racimolare altri utenti puntando a migliorare sempre più le performance e l’estetica (la velocità si nota immediatamente) sulla scia del momento no di Google Chrome, che attualmente, vista la mancanza di novità significative, è passato un po’ in secondo piano.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta – lo ribadisco – che questo ritardo sulle scadenze non farà che favorire Internet Explorer, reso finalmente degno di tale (storico) nome grazie all’ottima lavoro di Microsoft. Intanto però potete sempre scaricare la beta 10 in italiano, che non è per niente male: le novità rispetto alla 9 sono prevalentemente legate alla correzione di diversi bug. Una cosa che manca? La pagina iniziale in stile Chrome / Opera.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: ziogeek.com</p>
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		<title>Rimandato il rilascio di Internet Explorer 9</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 14:43:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non solo Firefox, dunque. Anche Microsoft rimanda il rilascio del suo Internet Explorer 9 di due settimane. Come sapete – lo avevamo scritto qui – ieri era attesa la versione Release Candidate. Da settimane infatti i network specializzati e i partner dall’azienda di Redmond davano per scontato che la data ufficiale in cui sarebbe stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1877" href="http://www.webprato.it/news/rimandato-il-rilascio-di-internet-explorer-9/ie7/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1877" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Rimandato il rilascio di Internet Explorer 9" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/ie7-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Non solo Firefox, dunque. Anche Microsoft rimanda il rilascio del suo Internet Explorer 9 di due settimane. Come sapete – lo avevamo scritto qui – ieri era attesa la versione Release Candidate. Da settimane infatti i network specializzati e i partner dall’azienda di Redmond davano per scontato che la data ufficiale in cui sarebbe stata resa pubblica la prima build stabile di IE 9 sarebbe dovuta essere il 28 gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente da fare, invece, le scadenze ormai sono saltate. Mozilla è diventata molto forte e Firefox 4 ha “guastato” i piani di Microsoft, proponendo obiettivamente un prodotto di elevata qualità, velocità e intuitività. Serve tempo, quindi, e l’annuncio è rimandato al 10 febbraio a San Francisco. Ma la certezza non c’è ancora: si sa soltanto di una convention in cui verranno annunciate «importanti novità circa il nuovo browser».<span id="more-1876"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Peccato che la Release Candidate, per quanto possa essere perfetta e stabile, non è la versione definitiva. Non gode, quindi, della popolarità e dell’appoggio (lato marketing) di una versione definitiva, quindi rischia inevitabilmente di arrivare troppo tardi e di non riuscire a recuperare il terreno perso nei confronti di Firefox.</p>
<p style="text-align: justify;">La versione definitiva vera e propria, cosiddetta RTM, farà il suo debutto mondiale al Mix 2011 di Atlanta esattamente due mesi dopo, il 10 aprile. Diciamo la verità, un mezzo flop. Perché presentare un software pressoché identico (alla RC, ndr) dopo addirittura 8 settimane, annunciando quindi (quasi) nessuna novità?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: ziogeek.com</p>
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		<title>Hadopi, lotta allo streaming illegale</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 11:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non solo chi scarica illegalmente dalla rete peer-to-peer, ma anche chi guarda in streaming contenuti protetti da copyright: è questa la volontà dell’agenzia francese Hadopi, che vorrebbe così rivolgere le proprie attenzioni non solo a muli e torrenti vari. Un’attenzione quella per gli streaming illegali che non sorprende, visto il proliferare di contenuti di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1872" href="http://www.webprato.it/news/hadopi-lotta-allo-streaming-illegale/legge-hadopi-francia/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1872" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Hadopi, lotta allo streaming illegale" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/legge-hadopi-francia-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Non solo chi scarica illegalmente dalla rete peer-to-peer, ma anche chi guarda in streaming contenuti protetti da copyright: è questa la volontà dell’agenzia francese Hadopi, che vorrebbe così rivolgere le proprie attenzioni non solo a muli e torrenti vari. Un’attenzione quella per gli streaming illegali che non sorprende, visto il proliferare di contenuti di questo tipo favoriti anche dalle connessioni sempre più in grado di permettere la visione di film in tempo reale da un sito web a buona qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Le famigerate tre disconnessioni potrebbero così essere usate anche contro chi guarda film in streaming, anche se non è ancora chiaro come Hadopi avrebbe intenzione di “spiare” chi si macchia di questo tipo d’azione, data la difficoltà nell’individuare <span id="more-1871"></span>le persone a differenza del P2P. La soluzione più plausibile potrebbe essere quella di oscurare i portali che permettono la visione di contenuti illegali in streaming, ma è facile immaginare quanto questo possa generare feroci proteste.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema principale però sarà il modo in cui Hadopi andrà a colpire chi guarda filmati in streaming protetti da copyright: un conto sarà infatti se a essere tenuti d’occhio saranno solo i siti per così dire specializzati, un altro se invece si rischierà anche per la visione di un semplice video su YouTube.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: downloadblog.it</p>
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		<title>Bing accusato di copiare le ricerche da Google</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 11:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lotta nel mercato dei motori di ricerca ha avuto un bello scossone grazie a quanto ampiamente dettagliato da un articolo di Searchengineland, dove si parla senza mezzi termini di copia da parte di Bing dei risultati di ricerca apparsi agli utenti Google, con tanto di dichiarazione da chiamata al 115 da parte di Amit [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1867" href="http://www.webprato.it/news/bing-accusato-di-copiare-le-ricerche-da-google/bing1/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1867" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Bing accusato di copiare le ricerche da Google" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/bing1-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>La lotta nel mercato dei motori di ricerca ha avuto un bello scossone grazie a quanto ampiamente dettagliato da un articolo di Searchengineland, dove si parla senza mezzi termini di copia da parte di Bing dei risultati di ricerca apparsi agli utenti Google, con tanto di dichiarazione da chiamata al 115 da parte di Amit Singhal, una delle principali menti dietro all’algoritmo di ranking del motore di ricerca più usato al mondo:</p>
<p style="text-align: justify;">“Ho speso tutta la mia carriera inseguendo un buon motore di ricerca. Non ho nessun problema nei confronti di concorrenti che sviluppano un algoritmo innovativo. Ma copiare non è innovazione, a casa mia”</p>
<p style="text-align: justify;">Ma facciamo un passo indietro, e andiamo a vedere quale sarebbe l’accusa da parte di Google nei confronti di Bing. Secondo la società di Mountain View, il motore di ricerca Microsoft avrebbe spiato i propri utenti nel corso del tempo, andando così a mettere l’occhio<span id="more-1866"></span> sulle loro ricerche effettuate su Google e i siti da loro scelti nella pagina dei risultati, usando queste informazioni per migliorare Bing e influenzare così la sua lista dei risultati. Il mezzo col quale tutto ciò sarebbe stato realizzato sarebbe la Bing Bar, barra degli strumenti del proprio motore di ricerca, che Microsoft incoraggia a installare con tanto di checkbox che proprio in fase d’installazione chiede di dare il seguente permesso:</p>
<p style="text-align: justify;">“Migliora la tua esperienza online coi contenuti personalizzati, permettendoci di raccogliere informazioni aggiuntive sulla tua configurazione di sistema, le ricerche che fai, i siti che visiti e come usi il tuo software. Useremo anche questa informazione per migliorare i nostri prodotti e servizi”</p>
<p style="text-align: justify;">Frasi per conto loro già alquanto inquietanti, che dovrebbero spingere chi ha installato la barra (ma a dire il vero non solo quella di Bing) con tale opzione attivata a prendere immediatamente provvedimenti. A ogni modo, tornando all’argomento principale la risposta da parte di Microsoft non ha tardato ad arrivare, per bocca di Stefan Weitz, capo del motore di ricerca Bing:</p>
<p style="text-align: justify;">“Come potete immaginare, usiamo molteplici segnali e approcci quando riflettiamo sul nostro ranking, ma come il resto dell’industria, non andremo maggiormente nel dettaglio. Chiaramente l’obiettivo finale è fare un lavoro migliore nel determinare gli scopi di una ricerca, in modo da indovinare la migliore e più rilevante risposta a una determinata query. Software come la toolbar ci aiutano coi dati riguardanti i click degli utenti, uno dei segnali che noi e altri motori usiamo per dare un livello ai siti. Questo ‘esperimento di Google’ sembra un modo per confondere e manipolare alcuni di questi segnali”</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperimento di cui parla Weitz è quello dettagliato su Searchengineland, dal quale si evince che è dal maggio del 2010 che Google sta tentando di raccogliere prove prima di lanciare l’accusa definitiva a Bing. Accusa che potrà sicuramente avere diversi inevitabili sviluppi nei prossimi tempi: per il momento non ci resta che stare a guardare cosa accadrà.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: downloadblog.it</p>
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		<title>Apple, nuova denuncia per violazione privacy</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 11:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un utente della California ha depositato una nuova causa contro Apple: tra le sue denunce, violazione della legge sulla registrazione delle comunicazioni e della privacy, tutto correlato alla condivisione delle informazioni raccolte da Cupertino sugli utenti dei dispositivi mobile.
A non convincere l&#8217;accusa sono il modo e le condizioni alle quali Apple condivide con gli inserzionisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1858" href="http://www.webprato.it/news/apple-nuova-denuncia-per-violazione-privacy/apple_logo_rainbow_6_color/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1858" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Apple, nuova denuncia per violazione privacy" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/apple_logo_rainbow_6_color-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Un utente della California ha depositato una nuova causa contro Apple: tra le sue denunce, violazione della legge sulla registrazione delle comunicazioni e della privacy, tutto correlato alla condivisione delle informazioni raccolte da Cupertino sugli utenti dei dispositivi mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">A non convincere l&#8217;accusa sono il modo e le condizioni alle quali Apple condivide con gli inserzionisti le informazioni sui propri utenti relativi alla cronologia, all&#8217;utilizzo delle app ecc., raccolte senza il loro consenso sui dispositivi mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Si legge infatti nella denuncia che &#8220;le condizioni sulla privacy di Apple sono opache e confuse, ma una cosa è chiara: non informa gli utenti che, fornendo agli sviluppatori il loro codice d&#8217;identificazione UDID, permette loro di collegare tutte le informazioni altamente personali (e in alcuni casi imbarazzanti) di un utente ad un nome&#8221;.<span id="more-1859"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non sarebbero sufficienti, per evitare questo rischio, neanche le rassicurazioni di Cupertino e la richiesta di consenso per passare le informazioni personali (come la geolocalizzazione) prevista al momento dell&#8217;accesso ad alcune app.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le testimonianze portate a favore della propria tesi, uno studio universitario in materia e un articolo del Wall Street Journal di dicembre, in cui si spiega come gli sviluppatori, grazie all&#8217;identificativo dei dispositivi mobile messo a disposizione sia per le app iPhone che Android, possano risalire ad un nome, togliendo l&#8217;anonimato alle informazioni raccolte dall&#8217;utilizzo della app, dalla navigazione e dalla geolocalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Apple, già tirata in ballo da un&#8217;altra class action per motivi simili, non ha commentato la vicenda. In quella prima occasione, tuttavia, Cupertino aveva respinto le accuse e affermato che gli utenti non possono essere rintracciati dal marketing attraverso l&#8217;UDID o altri dati raccolti via app senza il suo consenso.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Claudio Tamburrino da punto-informatico.it</p>
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		<title>Google, nasce l&#8217;Art Project</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 10:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama Art Project ed è la nuova avventuta intrapresa da Google in collaborazione con alcuni musei di tutto il mondo. Si tratta di una partnership siglata da Mountain View e diciassette templi dell&#8217;arte, tra cui la Galleria degli Uffizi, che offre a chiunque l&#8217;opportunità di scoprire e vedere in Rete oltre mille opere d&#8217;arte.
Visitando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1820" href="http://www.webprato.it/news/google-contro-i-siti-di-pirateria/logo_google-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1820" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Google, nasce l'Art Project" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/logo_google-150x150.gif" alt="" width="105" height="105" /></a>Si chiama Art Project ed è la nuova avventuta intrapresa da Google in collaborazione con alcuni musei di tutto il mondo. Si tratta di una partnership siglata da Mountain View e diciassette templi dell&#8217;arte, tra cui la Galleria degli Uffizi, che offre a chiunque l&#8217;opportunità di scoprire e vedere in Rete oltre mille opere d&#8217;arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Visitando il sito googleartproject.com è, dunque, possibile ammirare le immagini ad altissima risoluzione di alcuni dei capolavori dell&#8217;arte di tutti i tempi e compiere un tour virtuale delle singole gallerie, grazie alla nuovissima tecnologia per interni di Street View.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trasloco in Rete della Galleria degli Uffizi è stato reso possibile grazie all&#8217;accordo stipulato tra BigG e il MiBAC, collaborazione che arriva dopo Google Books per la digitalizzazione di un milione di volumi dalle Biblioteche nazionali di Roma e Firenze e quello con Street view per la mappatura delle principali aree archeologiche italiane. <span id="more-1854"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a Firenze, tra i musei che hanno aderito al progetto figurano il MoMA e Metropolitan Museum of Art di New York, il Museo Reina Sofia e il Thyssen-Bornemisza di Madrid, la Tate Galley e la National Gallery di Londra, il Van Gogh Museum di Amsterdam, lo State Hermitage Museum di San Pietroburgo e molti altri siti museali di grido.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciascuno dei musei ha selezionato un&#8217;opera da fotografare fin nei più minimi dettagli, attraverso una tecnologia fotografica con risoluzione gigapixel: formato che permette di osservare dettagli altrimenti non visibili all&#8217;occhio umano, come i particolari delle pennellate e della patina.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, il sito permette agli utenti di salvare specifiche porzioni di immagine per ciascuna delle mille opere disponibili e di creare, così, una propria collezione personale. Possono essere aggiunti commenti per ogni dipinto e l&#8217;intera collezione può essere condivisa con chi si desidera.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Gli ultimi vent&#8217;anni hanno trasformato e reso più democratico il mondo dell&#8217;arte: un migliore accesso ai musei in molti paesi e una proliferazione di opere civiche&#8221; afferma Nelson Mattos, vice presidente del reparto ingegneristico di Mountain View. Per Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, l&#8217;adesione a Google Art Project rappresenta uno storico tassello nell&#8217;opera di creazione di una coscienza culturale mondiale condivisa: &#8220;Permettere la visita virtuale a chiunque, in ogni parte del mondo e gratuitamente, di un tesoro dell&#8217;umanità come la Galleria degli Uffizi è un fatto di grande democrazia e crescita sociale&#8221; conclude il dirigente del MiBAC.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Cristina Sciannamblo da punto-informatico.it</p>
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		<title>Google, le assunzioni e la scalata del mercato</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 09:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google, dopo aver dichiarato di vendere circa 300 mila smartphone Android ogni giorno, ha annunciato di essere alla ricerca di oltre seimila persone in tutto il mondo, di cui circa mille in Europa. Personale, riporta ora il Wall Street Journal, in gran parte destinato allo sviluppo di applicazioni originali per smartphone o altri dispositivi mobile.
Mountain [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1849" href="http://www.webprato.it/news/google-le-assunzioni-e-la-scalata-al-mercato/logo_google-3/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1849" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Google, le assunzioni e la scalata del mercato" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/logo_google-150x150.gif" alt="" width="115" height="115" /></a>Google, dopo aver dichiarato di vendere circa 300 mila smartphone Android ogni giorno, ha annunciato di essere alla ricerca di oltre seimila persone in tutto il mondo, di cui circa mille in Europa. Personale, riporta ora il Wall Street Journal, in gran parte destinato allo sviluppo di applicazioni originali per smartphone o altri dispositivi mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Mountain View starebbe già provvedendo a reclutare ingegneri del software, product manager, esperti di interfacce, developer che hanno già applicazioni mobile in fase di sviluppo o piani solidi per nuovi prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;espansione annunciata permetterebbe, oltre che a rendere il mercato di Android più intuitivo grazie ad una lista molto più ampia di applicazioni, anche ad una crescita esponenziale in termini di fatturato per le applicazioni mobile. Un mercato in netta espansione: secondo le statistiche Gartner, i download globali di applicazioni mobile dovrebbero raggiungere i 17,7 miliardi nel 2011.<span id="more-1850"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La nuova strategia di BigG dovrebbe aiutare la società a competere con Apple, che ad oggi conta circa 350mila applicazioni nel suo App Store, rispetto alle 100mila applicazioni presenti su Android Market.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;annuncio relativo all&#8217;ampio piano di assunzioni predisposto da Mountain View arriva in contemporanea ai risultati della ricerca di mercato condotta da Canalys, nei quali si rileva che le consegne di smartphone Android durante il quarto trimestre del 2010 hanno raggiunto quota 32,9 milioni di pezzi, mentre i modelli Symbian si sono fermati a 31 milioni. Gli smartphone che utilizzano il sistema operativo di Google sono riusciti a guadagnarsi il primo posto, superando per la prima volta dopo dieci anni, il dominio di Symbian.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un risultato che, stando a quanto dichiarato dalla società di analisi, dipenderebbe dall&#8217;ampia disponibilità di terminali Android di diversi costruttori. Nokia slitta in seconda posizione seguita da Apple con iPhone, che si colloca il terza posizione con il 16 per cento del mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Raffaella Gargiulo da punto-informatico.it</p>
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		<title>Facebook offre sconti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 09:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I primi sconti erano piovuti in terra statunitense, con milioni di utenti in blu pronti a bagnarsi nel più che redditizio fiume dell&#8217;advertising social. Il colosso Facebook ha ora annunciato il lancio del suo servizio Deals sui mercati di mezza Europa, dalla Germania all&#8217;Italia, dalla Francia a Spagna e Regno Unito. E una succulenta pioggia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1845" href="http://www.webprato.it/news/facebook-offre-sconti/facebook/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1845" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Facebook offre sconti" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/facebook-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>I primi sconti erano piovuti in terra statunitense, con milioni di utenti in blu pronti a bagnarsi nel più che redditizio fiume dell&#8217;advertising social. Il colosso Facebook ha ora annunciato il lancio del suo servizio Deals sui mercati di mezza Europa, dalla Germania all&#8217;Italia, dalla Francia a Spagna e Regno Unito. E una succulenta pioggia di sconti e promozioni cadrà sui dispositivi mobile di milioni di utenti del Vecchio Continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base dell&#8217;applicazione Facebook Deals ci saranno dunque i cosiddetti check-in, notifiche geolocalizzate già portate al successo da piattaforme come Foursquare. Gli abitanti del pianeta in blu potranno entrare nei vari punti vendita di centinaia di aziende, ricordandosi in particolare di comunicarlo a mezzo mobile a tutti gli amici. E soprattutto di farlo prima degli altri: le varie società hanno infatti offerto i più svariati benefit solo ai primi tot accessi.<span id="more-1844"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio? La nota catena di caffetterie Starbucks garantirà ai primi 30mila check-in un buono per un caffè gratis. I primi mille utenti social che entreranno da Debenhams avranno diritto ad un mascara, mentre l&#8217;operatore O2 pare di manica più larga: una Xbox in regalo ai primi quattro check-in comunicati grazie a Facebook Deals. La pioggia di promozioni potrebbe di fatto lanciare il social network alla caccia di giganti dell&#8217;advertising online come Google.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Con l&#8217;annuncio di Deals, stiamo spostando la conversazione dal web al negozio, collegando la conversazione online al traffico pedonale offline &#8211; ha spiegato Joanna Shields, vicepresidente di Facebook &#8211; Poiché tutti vedono quello che i loro amici fanno su Facebook, Deals aiuta il business a diventare ancora più social, dal momento che l&#8217;offerta arriva tramite le persone che contano di più, gli amici&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Facebook ha poi sottolineato come i guadagni ottenuti dalle varie aziende non verranno divisi. La società specializzata in abbigliamento Benetton ha poi parlato di una donazione di due euro attivata con i check-in a favore di Architecture for Humanity e dell&#8217;ong keniana Slums Information Development And Resourse Centres (SIDAREC), per costruire un centro tecnologico e di informazione per i giovani nel quartiere povero di Mukuru a Nairobi, in Kenya.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aderire a Facebook Deals è stato anche l&#8217;operatore Vodafone, che fino al prossimo 28 febbraio offrirà la promozione MP3 Music Pack: permette di ottenere gratuitamente 10 brani da scaricare nel corso del mese successivo all&#8217;attivazione e la possibilità di rinnovare l&#8217;abbonamento a circa 4 euro mensili per scaricare 10 brani al mese scegliendo da un catalogo di oltre 6 milioni di tracce.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Mauro Vecchio da punto-informatico.it</p>
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		<title>Vodafone aumenta la velocità di banda</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 08:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono arrivate a quota 31 le località raggiunte dal Progetto 1000 comuni, con cui Vodafone intende portare in 3 anni la banda larga via radio (con almeno 2Mbps di velocità) a 1.000 paesi italiani digital divisi.
Vodafone Italia, intanto, va avanti anche nell&#8217;innovare il servizio delle aree già coperte: diventa così il primo operatore ad avviare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1840" href="http://www.webprato.it/news/vodafone-aumenta-la-velocita-di-banda/vodafone-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1840" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Vodafone aumenta la velocità di banda" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/02/vodafone1-150x150.jpg" alt="" width="96" height="96" /></a>Sono arrivate a quota 31 le località raggiunte dal Progetto 1000 comuni, con cui Vodafone intende portare in 3 anni la banda larga via radio (con almeno 2Mbps di velocità) a 1.000 paesi italiani digital divisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vodafone Italia, intanto, va avanti anche nell&#8217;innovare il servizio delle aree già coperte: diventa così il primo operatore ad avviare, grazie all&#8217;utilizzo della tecnologia HSPA+ (High Speed Packet Access), la copertura di rete mobile alla velocità massima di 43,2 Mbps, in molti casi paragonabile (se non addirittura superiore) alla connessione fissa.</p>
<p style="text-align: justify;">Roma e Milano saranno le prime a partire con la nuova velocità.<span id="more-1838"></span> A seguire arriveranno entro marzo 2011 altre 16 città italiane: la novità rappresenta, per il momento, solo un&#8217;anteprima per alcuni clienti privati e aziende, ma il lancio commerciale è atteso per aprile 2011 con l&#8217;arrivo sul mercato di nuove chiavette realizzate ad hoc per la nuova tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Per potenziare le nostre tecnologie dall&#8217;evoluzione del 3G fino all&#8217;LTE &#8211; dice l&#8217;amministratore delegato Paolo Bertoluzzo &#8211; investiremo mezzo miliardo&#8221;, che si va ad aggiungere al già annunciato piano da 1 miliardo di euro per il Progetto 1.000 comuni. Parallelamente, come detto, Vodafone lavora alla rete di quarta generazione LTE: attesa entro il 2013 (se si sbloccherà la situazione della liberazione delle frequenze necessarie al suo sviluppo) dovrebbe garantire una velocità di 144 Mpbs.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mosse finora adottate da Vodafone sembrano ben accolte anche dagli investitori: in attesa della chiusura dell&#8217;anno fiscale (il 31 marzo) gli analisti sembrano intenzionati a scommettere su una crescita delle vendite e dei ricavi (quest&#8217;ultimi previsti con un più 1,7 per cento).</p>
<p style="text-align: justify;">Vodafone ha criticato duramente anche l&#8217;offerta Telecom &#8220;100 mega&#8221; che attende il vaglio Agcom: &#8220;È irricevibile &#8211; ha detto Paolo Bertoluzzo &#8211; Non c&#8217;è la possibilità per gli operatori alternativi di replicare tecnicamente l&#8217;offerta perché per com&#8217;è composta essi possono offrire al cliente finale solo 200 kilobyte e non 100 mega. Insomma non è replicabile. E poi ci preoccupa il prezzo. Agli operatori alternativi vengono chiesti 47 euro a cliente. Aggiungiamo solo IVA, costi di attivazione e di gestione si arriva già a 70 euro per utente. Nessuno pagherebbe una cifra del genere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Claudio Tamburrino da punto-informatico.it</p>
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		<title>Una mappa dei disastri mondiali in tempo reale</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 16:29:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Terremoti, incidenti aerei, epidemie, attacchi terroristici, alluvioni, incidenti nucleari, eruzioni, onde anomale ed ogni altro tipo di disastro che si verifica sulla terra ogni giorno vengono riportati in tempo quasi reale su una mappa del mondo dal servizio offerto da RSOE &#8211; EDIS. L’Hungarian National Association of Radio Distress-Signalling and Infocommunications (RSOE) ha messo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1830" href="http://www.webprato.it/news/una-mappa-dei-disastri-mondiali-in-tempo-reale/mappadisastri_01/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1830" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Una mappa dei disastri mondiali in tempo reale" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/mappadisastri_01-150x150.png" alt="" width="120" height="120" /></a>Terremoti, incidenti aerei, epidemie, attacchi terroristici, alluvioni, incidenti nucleari, eruzioni, onde anomale ed ogni altro tipo di disastro che si verifica sulla terra ogni giorno vengono riportati in tempo quasi reale su una <a href="http://hisz.rsoe.hu/alertmap/index2.php#" target="_self">mappa del mondo</a> dal servizio offerto da RSOE &#8211; EDIS. L’Hungarian National Association of Radio Distress-Signalling and Infocommunications (RSOE) ha messo in funzione l’Emergency and Disaster Information Service (EDIS) che si propone di monitorare e documentare tutti gli eventi che possono causare emergenze o disastri sul nostro pianeta che, a guardare la mappa proposta dalla associazione di Budapest, appare tutt’altro che un posto calmo e tranquillo.<span id="more-1829"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le informazioni provengono da fonti ufficiali, come Unità di Crisi o Ministeri, e vengono integrate con notizie provenienti da canali di informazione presenti in giro per la rete. Considerata la minore attendibilità di queste ultime fonti, i dati vengono verificati e certificati ulteriormente dalla RSOE &#8211; EDIS prima di essere pubblicati, in modo da garantire una buona affidabilità delle informazioni riportate. Un sistema di icone molto chiaro permette una buona visione di insieme della mappa e l’organizzazione dei “disastri” per categoria ne facilita ulteriormente la consultazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ultima tabella compare addirittura un elenco, fornito da NASA-NEO, degli “oggetti” (asteroidi, bolidi, meteoriti, …) che si avvicinano alla terra, elenco completo di data di avvicinamento, distanza dell’oggetto, diametro e velocità relativa. Alcuni eventi sono corredati da fotografie: basta richiedere la scheda dei dettagli dell’evento e selezionare dove disponibile il link alle immagini. L’uso di protocolli come RSS ed XML permette un utilizzo molto versatile dei dati forniti anche da parte di utenti più esigenti che vogliono utilizzarli per monitoraggi personalizzati degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo sono probabilmente gli utilizzi più interessanti e nobili della rete: servizi che permettono ad ognuno di documentarsi su ciò che accade nel mondo con estrema facilità e soprattutto con una buona fiducia nei dati proposti. Quando si sostiene che internet porta il mondo intero nelle nostre case non bisognerebbe limitarsi ad immaginare la nostra rete di amici su Facebook o la possibilità di chattare con il nostro amico dall’altra parte della città, ma è bene ricordarsi di come è ancora possibile utilizzare la rete per arricchire la nostra conoscenza e le nostre informazioni con servizi gratuiti ed affascinanti come questo proposto da RSOE &#8211; EDIS.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: downloadblog.it</p>
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		<title>Facebook e Twitter danneggiano i giovani</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 15:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alone Together (Insieme ma soli, ndr). E&#8217; questa principalmente la tesi sugli effetti della comunicazione virtuale di una delle principali sociologhe americane dell&#8217;universo giovanile, Sherry Turkle.
Dallo studio della Turkle, che insegna sociologia al prestigioso Massachusetts Institute of Technology, social network come Facebook e Twitter non agevolano la vita ai giovani. Anzi, li isolano sempre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1825" href="http://www.webprato.it/news/facebook-e-twitter-danneggiano-i-giovani/facebook-dipendenza/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1825" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Facebook e Twitter danneggiano i giovani" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/facebook-dipendenza-150x150.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>Alone Together (Insieme ma soli, ndr). E&#8217; questa principalmente la tesi sugli effetti della comunicazione virtuale di una delle principali sociologhe americane dell&#8217;universo giovanile, Sherry Turkle.</p>
<p style="text-align: justify;">Dallo studio della Turkle, che insegna sociologia al prestigioso Massachusetts Institute of Technology, social network come Facebook e Twitter non agevolano la vita ai giovani. Anzi, li isolano sempre di più in una comunicazione &#8216;virtuale&#8217; che li allontana dalla realtà. Nella sua ultima pubblicazione, Alone Together appunto, la Turkle riferisce dei casi di decine di giovani che, prove alla mano, attraverso Facebook, Twiter e altri strumenti di comunicazione sociale si sono ritrovati con problematiche accresciute, fino ad arrivare al suicidio.<span id="more-1824"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la ricercatrice, il modo isterico, &#8221;quasi spaventato&#8221;, in cui oggi si comunica via web soprattutto attraverso Facebook, Twitter e social network analoghi è il segno &#8221;della moderna follia&#8221;. &#8221;Questo comportamento, che è ormai diventato così diffuso da poter essere considerato tipico di questa generazione di ragazzi, esprime problemi che una volta avremmo trattato come patologici&#8221;. Oggi invece vengono considerati &#8216;normali&#8217;, rientrano nel &#8221;modo d&#8217;essere&#8217; di oggi. Ma secondo la professoressa Turkle &#8216;normali&#8217; non sono affatto, attraverso Facebook e Twitter una personalità in via di formazione viene incanalata in percorsi e in dinamiche del tutto innaturali, a meno che non vi siano figure adulte di riferimento in grado di guidare l&#8217;adolescente a strttura in modo compiuto ed equilibrato la percezione della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">La tesi della Turkle è questa: la tecnologia basata sugli iPhone, sui Blackberry e sui telefonini in genere domina a tal punto la vita delle persone da renderle meno umane. Sotto all&#8217;illusione di una maggiore comunicazione del mondo giace la realtà che, al contrario, lascia trasparire un crescente isolamento dal mondo. Da un lato, una &#8216;cyber-reality&#8217; in cui si esiste in funzione del proprio profilo su Facebook e del numero di contatti che ogni giorno si ricevono. Dall&#8217;altro una &#8216;real-reality&#8217; in cui a prevalere è il senso di isolamento e di solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Invitata ad una trasmissione televisiva di grande ascolto, &#8216;The Colbert Report&#8217;, la Turkle ha riferito che le è successo spesso ad un funerale di vedere persone che, istericamente, continuano a controllare il loro telefonino per verificare se hanno ricevuto messaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: lanazione.it</p>
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		<title>Google contro i siti di pirateria</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 14:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A quanto pare, era una mossa già annunciata quella di Google, che in queste ore ha iniziato silenziosamente a censurare alcune ricerche legate a termini potenzialmente “pericolosi” in termini di pirateria. La censura riguarda però solo i due servizi di completamento automatico e Google Instant, mentre non dovrebbe andare a impattare la normale ricerca: questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1820" href="http://www.webprato.it/news/google-contro-i-siti-di-pirateria/logo_google-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1820" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Google contro i siti di pirateria" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/logo_google-150x150.gif" alt="" width="105" height="105" /></a>A quanto pare, era una mossa già annunciata quella di Google, che in queste ore ha iniziato silenziosamente a censurare alcune ricerche legate a termini potenzialmente “pericolosi” in termini di pirateria. La censura riguarda però solo i due servizi di completamento automatico e Google Instant, mentre non dovrebbe andare a impattare la normale ricerca: questo è almeno quanto anche io ho notato facendo un paio di prove.</p>
<p style="text-align: justify;">Il funzionamento dovrebbe prevedere la semplice presenza di una blacklist di parole da non “aiutare” con Instant e Autocomplete, all’interno della quale troviamo parole come BitTorrent, uTorrent, il semplice torrent, ma anche Rapidshare e così via.<span id="more-1819"></span> Le reazioni dei diretti interessati non hanno tardato ad arrivare, prima tra tutte quella di Simon Morris di BitTorrent:</p>
<p style="text-align: justify;">“Rispettiamo il diritto di Google di determinare algoritmi che possano fornire risultati di ricerca appropriati alle richieste degli utenti. Detto ciò, il marchio della nostra società è unico, e siamo certi che chiunque scriva le sue prime cinque o sei lettere meriti lo stesso tipo di accesso facilitato a chi cerca qualsiasi altra società. Una ricerca rapida per “BitTorrent” restituisce una varietà di link legittimi e utili, tra i quali informazioni sull’azienda, sul software, sul protocollo open-source e altro. Ciò che Google non comprende è che la nostra tecnologia è usata per molti scopi che forniscono valore aggiunto alle industrie, artisti e consumatori in generale”</p>
<p style="text-align: justify;">Tuona anche RapidShare:</p>
<p style="text-align: justify;">“Sapevamo dei piani di Google da qualche settimana. Siamo d’accordo che alcuni suggerimenti di ricerca non possano creare problemi gravi a RapidShare, ma siamo preoccupati che allo stesso tempo il legittimo interesse dei nostri utenti possa essere colpito. Crediamo che sia stata una decisione sbagliata quella di rimuovere il termine “RapidShare” dai suggerimenti. Siamo uno dei più popolari siti al mondo. Ogni giorno centinaia di migliaia di utenti si collegano ai nostri servizi per soddisfare i propri legittimi interessi. Questo è il motivo per cui Google è andato troppo in là con la censura dell’algoritmo di suggerimento. I risultati di un motore di ricerca dovrebbero riflettere gli interessi di chi lo usa e non quelli di Google o chiunque altro.”</p>
<p style="text-align: justify;">E RapidShare sembra proprio aver centrato il bersaglio, visto che il rilascio di questa modifica è ovviamente avvenuto in modo molto silenzioso, in quanto immaginiamo che Google non voglia colpire l’animo sensibile dei bucanieri (e non) che frequentano il motore di ricerca. Sta di fatto però che questo provvedimento segna un’importante decisione di appoggio nei confronti delle major (già autrici su Google di innumerevoli pressioni) e di chi si batte strenuamente per la difesa del copyright come MPAA e RIAA. Non è detto a questo punto che in futuro non si possa andare ulteriormente oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte:  downloadblog.it</p>
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		<title>A rischio l&#8217;esistenza della rete</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 14:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre più persone sono connesse a internet e la rete non può più sopportare questa crescita. Questa situazione è descritta da due dati distinti, ma il cui senso si sovrappone: gli utenti connessi a Internet, fa sapere l&#8217;Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (Uit), sono oltre due miliardi; anche per questo, il numero di apparecchiature connesse a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1815" href="http://www.webprato.it/news/due-miliardi-di-utenti-ma-la-rete-rischia-di-sparire/internet/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1815" style="margin: 3px; border: 1px solid black;" title="La rete raggiunge due miliardi di utenti ma rischia di sparire" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/internet-150x150.gif" alt="" width="120" height="120" /></a>Sempre più persone sono connesse a internet e la rete non può più sopportare questa crescita. Questa situazione è descritta da due dati distinti, ma il cui senso si sovrappone: gli utenti connessi a Internet, fa sapere l&#8217;Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (Uit), sono oltre due miliardi; anche per questo, il numero di apparecchiature connesse a internet cresce troppo velocemente e lo spazio sta finendo. Tra poche settimane, o anche pochi giorni, gli indirizzi Ip &#8211; quella serie di numeri che identificano in maniera univoca un computer connesso alla Rete &#8211; saranno terminati.</p>
<p style="text-align: justify;">A lanciare l&#8217;allarme è Vinton Cerf, l&#8217;uomo considerato il creatore di internet proprio per aver progettato l&#8217;infrastruttura tecnologica degli indirizzi Ip. Secondo Cerf rimangono &#8220;poche settimane&#8221; prima di quella che è stata soprannominata &#8216;Apocalisse degli Ip&#8217;, che in inglese suona meglio: Ipcalypse. Poche settimane che diventano pochi giorni secondo i calcoli dell&#8217;azienda Usa Hurricane Electric 1: sono meno di 30 milioni gli indirizzi disponibili e, al ritmo sostenuto con il quale vengono riempiti, la fine arriverà intorno alle 4 del mattino del 2 febbraio. Fra una settimana. <span id="more-1814"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I dati. Nel 2000 il mondo della Rete era ancora una nicchia, a livello mondiale: solo 250 milioni di persone avevo l&#8217;accesso a internet. Oggi quei numeri sono lievitati e hanno superato i 2 miliardi di persone. Questa crescita impetuosa ha ripercussioni sul problema degli Ip, di cui il mondo è affamato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli anni &#8216;80 la crescita è stata continua e tendenzialmente stabile. Ma negli ultimi anni c&#8217;è stata un&#8217;impennata: più persone, connessioni senza limite di tempo (e quindi indirizzi Ip praticamente fissi) e più apparecchiature &#8211; cellulari, smart grid e anche auto intelligenti &#8211; online 24 ore al giorno hanno richiesto una &#8217;spesa&#8217; in termini di Ip sempre maggiore. Portando al limite del collasso denunciato da Cerf e da molti altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è tecnico, ma le conseguenze sono evidenti. La questione è lo standard IPv4, ideato nel 1977 da Vinton Cerf e nato effettivamente nei primi anni &#8216;80. L&#8217;IPv4 stabilisce come ogni apparecchio collegato alla rete è identificato e lo fa attraverso una sequenza di numeri come 213.92.87.37: Ogni blocco di cifre ha un valore massimo di 255 che dà vita a 4,3 miliardi di combinazioni possibili.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E&#8217; tutta colpa mia &#8211; ha spiegato Vint Cerf in una recente intervista &#8211; quando abbiamo pensato al sistema degli indirizzi Ip pensavamo a un esperimento. E pensavamo che 4,3 miliardi di indirizzi per un esperimento bastassero&#8221;. Per fortuna Internet non è stato solo un esperimento, ma ora bisogna risolvere il problema: &#8220;Chi poteva immaginare &#8211; continua Cerf &#8211; di quanto spazio avremmo avuto bisogno?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Una soluzione già esiste, ed esiste da anni. Negli anni &#8216;90, quando si è capito che Internet non sarebbe stata una bolla, è nata l&#8217;evoluzione dell&#8217;IPv4: l&#8217;IPv6 è una chiave a 128bit (contro i 32 dell&#8217;IPv4) e garantisce oltre un miliardo di quadriliardi di combinazioni (ovvero un numero di 38 cifre). Ma i provider di servizi internet e le grandi aziende non si sono ancora messe al passo con i tempi e non tutte sono pronte a implementare il nuovo standard.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente paura: al termine della disponibilità, Internet non si spegnerà. Ma si rallenterà il suo ampliamento, alcuni apparecchi potrebbero dover condividere lo stesso indirizzo Ip (e sarebbero indistinguibili dall&#8217;esterno) e le performance diminuiranno lentamente. &#8220;Gli utenti &#8211; spiega Axel Pawlik, managing director del Ripe Ncc, l&#8217;ente europeo che gestisce gli Ip &#8211; non noteranno effetti nel futuro prossimo&#8221;. Ma i due standard sono incompatibili quindi &#8220;prima o poi si avranno difficoltà a raggiungere siti in IPv6 se la rete da cui ci si collega è IPv4&#8243; e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, ha spiegato Cerf durante una conferenza in Australia, è importante accelerare il passaggio al nuovo standard, aggiornando tutti i vecchi indirizzi. &#8220;I grandi provider di servizi internet europei &#8211; continua Pawlik &#8211; sono già pronti per il nuovo protocollo, sono più che altro quelli di media grandezza che ancora non si sono messi al passo. Ma sicuramente entro la fine dell&#8217;anno non avremo più nessun indirizzo IPv4 da assegnare, e saremo costretti a rispondere &#8216;ve l&#8217;avevamo detto&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo grande passo è atteso per il prossimo 8 giugno, quando Google e altre grandi aziende testeranno per un giorno il nuovo standard. Per ora il cronometro continua a ticchettare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Nel 2015 lo smartphone sostituira&#8217; le carte di credito</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 14:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giro di quattro anni negli Stati Uniti le carte di credito staranno ai pagamenti come il vinile sta alla musica: ad affermarlo è la CNN, in un&#8217;inchiesta che parte dai dati di una società statunitense, Aite Group. Il 2011 sarà l&#8217;anno del grande sviluppo della tecnologia NFC, afferma Aite Group, e guai a chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/?attachment_id=1811"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1811" style="margin: 3px; border: 1px solid black;" title="Nel 2015 lo smartphone sostituira' le carte di credito" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/smatphone-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Nel giro di quattro anni negli Stati Uniti le carte di credito staranno ai pagamenti come il vinile sta alla musica: ad affermarlo è la CNN, in un&#8217;inchiesta che parte dai dati di una società statunitense, Aite Group. Il 2011 sarà l&#8217;anno del grande sviluppo della tecnologia NFC, afferma Aite Group, e guai a chi rimane fuori. Perché i pagamenti via smartphone avranno negli anni a venire una crescita esponenziale: dai 16 miliardi di dollari del 2010 si passerà quest&#8217;anno a 46, fino ad arrivare rapidamente a 214 nel 2015. I dati pubblicati da CNN riguardano solo gli Stati Uniti, ma l&#8217;Europa si è lanciata da tempo in questo nuovo mercato: in Italia tra i progetti in cantiere c&#8217;è quello di Poste Italiane, PosteTouch. In Francia si stanno attrezzando intere città 1: con gli smartphone si comprano biglietti e abbonamenti, si leggono le informazioni dei cartelli che fanno uso delle nuove tecnologie. La Francia è sicuramente tra i paesi più avanti, ormai ben oltre la sperimentazione. Progetti avanzati sono in fase di attuazione in Gran Bretagna, Germania, Spagna, Polonia e Olanda.<span id="more-1810"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, per quanto al momento i pagamenti via smartphone siano diffusi, rimangono ancora assai pioneristici. Con l&#8217;iPhone e il Blackberry certo si può pagare un caffè da Starbucks 2, fare shopping on line 3 là dove esistono negozi elettronici attrezzati. Ma per i pagamenti generalizzati non esiste al momento un sostituto della carta di credito. Bene, fra qualche anno il ruolo delle carte di credito verrà completamente assunto dagli smartphone, almeno negli Stati Uniti, assicurano gli analisti di Aite Group, che prevedono una crescita media annua del 68% già a partire dal 2011, poco importa se gli Usa possano apparire, al momento, come un Paese un po&#8217; in ritardo nella sperimentazione dell&#8217;NFC.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma nel giro dei prossimi 12-18 mesi, secondo l&#8217;indagine, ci sarà una sempre maggiore diffusione degli smartphone che utilizzano la nuova tecnologia e uno sviluppo altrettanto rapido del mobile banking: &#8220;In pratica nessun segmento ne rimarrà fuori&#8221;, sostiene Aite Group, anche perché &#8220;le imprese che non si rendono conto che il mercato è adesso in rapida evoluzione, soffriranno di un serio svantaggio nei prossimi anni&#8221;. &#8220;Il 2011 sarà un anno molto interessante, molto dinamico, sarà come quando i pionieri andavano alla scoperta del selvaggio West, verrà ridefinito tutto il panorama dei pagamenti digitali, e questo porterà a un riposizionamento dei vari player&#8221;, assicura Michael Upton, vicepresidente senior del settore mobile banking della Bank of America.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche se negli Stati Uniti sono in molti a individuare una rapida evoluzione della diffusione dell&#8217;NFC, le previsioni di Aite Group sembrano un po&#8217; troppo avveniristiche. &#8220;Credo che sicuramente il portafoglio mobile prenderà il posto delle carte di plastica &#8211; dichiara alla CNN Jane Cloninger, direttore di Edgar Dunn &amp; Co, una società di consulenza specializzata in servizi finanziari e pagamenti &#8211; ma ci vorrà del tempo, perché le abitudini dei consumatori non cambiano rapidamente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Figuriamoci in Italia, il Paese che vanta il maggiore uso di contante in Europa 4, dove ancora una buona percentuale di consumatori mostra una certa diffidenza per le carte di plastica. &#8220;Ormai da noi le carte di plastica si sono affermate, ce ne sono in circolazione oltre 30 milioni &#8211; replica Pierfrancesco Gaggi, segretario generale del Consorzio Bancomat e responsabile Abi per le relazioni internazionali &#8211; e la gente sta imparando finalmente a utilizzarle. I pagamenti con lo smartphone rappresentano sicuramente il futuro, anche se io non credo che ci arriveremo nel giro di quattro o cinque anni. Ma, una volta che la possibilità diventerà concreta anche in Italia, io credo che si svilupperanno con più facilità rispetto alle carte di credito, con tempi più brevi: si tratta di uno strumento più avanzato, più vicino alle giovani generazioni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Associazione Bancaria Italiana al momento è alla fase preparatoria, di studio e di sperimentazione: &#8220;Stiamo sperimentando una carta di debito contactless per i micropagamenti, che un domani potrebbe diventare una sim per lo smartphone. &#8211; spiega Gaggi &#8211; Il punto di domanda che le banche italiane si pongono, però, è su quale circuito lanciare e sviluppare questo progetto. Il circuito domestico, che avrebbe il vantaggio della conoscenza del profilo della clientela? Quello europeo in fase di avviamento (il progetto Sepa per l&#8217;uniformità dei sistemi di pagamento, ndr)? Oppure quello internazionale, Visa e Mastercard. Però, anche lì, al momento non c&#8217;è una diffusione così ampia dell&#8217;NFC&#8221;. Ecco perché, conclude Gaggi, &#8220;decisamente la similitudine tra le carte di credito e il vinile, riferita al 2015, sembra veramente azzardata&#8230;&#8221;. Al 2015.</p>
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Nel giro di quattro anni negli Stati Uniti le carte di credito staranno  ai pagamenti come il vinile sta alla musica: ad affermarlo è la CNN, in  un&#8217;inchiesta che parte dai dati di una società statunitense, Aite Group.  Il 2011 sarà l&#8217;anno del grande sviluppo della tecnologia NFC, afferma  Aite Group, e guai a chi rimane fuori. Perché i pagamenti via smartphone  avranno negli anni a venire una crescita esponenziale: dai 16 miliardi  di dollari del 2010 si passerà quest&#8217;anno a 46, fino ad arrivare  rapidamente a 214 nel 2015. I dati pubblicati da CNN riguardano solo gli  Stati Uniti, ma l&#8217;Europa si è lanciata da tempo in questo nuovo  mercato: in Italia tra i progetti in cantiere c&#8217;è quello di Poste  Italiane, PosteTouch. <a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/11/04/news/nizza_il_biglietto_del_tram_si_compra_con_il_telefonino-8748448/index.html?ref=search">In Francia si stanno attrezzando intere città <sup>1</sup></a>:  con gli smartphone si comprano biglietti e abbonamenti, si leggono le  informazioni dei cartelli che fanno uso delle nuove tecnologie. La  Francia è sicuramente tra i paesi più avanti, ormai ben oltre la  sperimentazione. Progetti avanzati sono in fase di attuazione in Gran  Bretagna, Germania, Spagna, Polonia e Olanda.</p>
<p>Tuttavia, per  quanto al momento i pagamenti via smartphone siano diffusi, rimangono  ancora assai pioneristici. Con l&#8217;iPhone e il Blackberry certo si può  pagare un caffè da</p>
<div class="adv adv-middle-inline" style="display: none;"></div>
<p><a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/01/19/news/starbucks_al_via_i_pagamenti_con_iphone-11404735/index.html?ref=search">Starbucks <sup>2</sup></a>, <a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/11/18/news/google_nuove_strategie_tra_zenzero_e_alta_moda-9217716/index.html?ref=search">fare shopping on line <sup>3</sup></a> là dove esistono negozi elettronici attrezzati. Ma per i pagamenti  generalizzati non esiste al momento un sostituto della carta di credito.  Bene, fra qualche anno il ruolo delle carte di credito verrà  completamente assunto dagli smartphone, almeno negli Stati Uniti,  assicurano gli analisti di Aite Group, che prevedono una crescita media  annua del 68% già a partire dal 2011, poco importa se gli Usa possano  apparire, al momento, come un Paese un po&#8217; in ritardo nella  sperimentazione dell&#8217;NFC.</p>
<p>Ma nel giro dei prossimi 12-18 mesi,  secondo l&#8217;indagine, ci sarà una sempre maggiore diffusione degli  smartphone che utilizzano la nuova tecnologia e uno sviluppo altrettanto  rapido del mobile banking: &#8220;In pratica nessun segmento ne rimarrà  fuori&#8221;, sostiene Aite Group, anche perché &#8220;le imprese che non si rendono  conto che il mercato è adesso in rapida evoluzione, soffriranno di un  serio svantaggio nei prossimi anni&#8221;. &#8220;Il 2011 sarà un anno molto  interessante, molto dinamico, sarà come quando i pionieri andavano alla  scoperta del selvaggio West, verrà ridefinito tutto il panorama dei  pagamenti digitali, e questo porterà a un riposizionamento dei vari  player&#8221;, assicura Michael Upton, vicepresidente senior del settore  mobile banking della Bank of America.</p>
<p>Anche se negli Stati Uniti  sono in molti a individuare una rapida evoluzione della diffusione  dell&#8217;NFC, le previsioni di Aite Group sembrano un po&#8217; troppo  avveniristiche. &#8220;Credo che sicuramente il portafoglio mobile prenderà il  posto delle carte di plastica &#8211; dichiara alla CNN Jane Cloninger,  direttore di Edgar Dunn &amp; Co, una società di consulenza  specializzata in servizi finanziari e pagamenti &#8211; ma ci vorrà del tempo,  perché le abitudini dei consumatori non cambiano rapidamente&#8221;.</p>
<p>Figuriamoci in Italia, <a class="footnote" href="http://www.repubblica.it/economia/2010/10/20/news/contante_mai_senza-8255910/index.html?ref=search">il Paese che vanta il maggiore uso di contante in Europa <sup>4</sup></a>,  dove ancora una buona percentuale di consumatori mostra una certa  diffidenza per le carte di plastica. &#8220;Ormai da noi le carte di plastica  si sono affermate, ce ne sono in circolazione oltre 30 milioni &#8211; replica  Pierfrancesco Gaggi, segretario generale del Consorzio Bancomat e  responsabile Abi per le relazioni internazionali &#8211; e la gente sta  imparando finalmente a utilizzarle. I pagamenti con lo smartphone  rappresentano sicuramente il futuro, anche se io non credo che ci  arriveremo nel giro di quattro o cinque anni. Ma, una volta che la  possibilità diventerà concreta anche in Italia, io credo che si  svilupperanno con più facilità rispetto alle carte di credito, con tempi  più brevi: si tratta di uno strumento più avanzato, più vicino alle  giovani generazioni&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Associazione Bancaria Italiana al momento  è alla fase preparatoria, di studio e di sperimentazione: &#8220;Stiamo  sperimentando una carta di debito contactless per i micropagamenti, che  un domani potrebbe diventare una sim per lo smartphone. &#8211; spiega Gaggi &#8211;  Il punto di domanda che le banche italiane si pongono, però, è su quale  circuito lanciare e sviluppare questo progetto. Il circuito domestico,  che avrebbe il vantaggio della conoscenza del profilo della clientela?  Quello europeo in fase di avviamento (il progetto Sepa per l&#8217;uniformità  dei sistemi di pagamento, <em>ndr</em>)? Oppure quello internazionale,  Visa e Mastercard. Però, anche lì, al momento non c&#8217;è una diffusione  così ampia dell&#8217;NFC&#8221;. Ecco perché, conclude Gaggi, &#8220;decisamente la  similitudine tra le carte di credito e il vinile, riferita al 2015,  sembra veramente azzardata&#8230;&#8221;. Al 2015.﻿</div>
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		<title>Dubbi in India sul tablet da 35 dollari</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 20:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tablet indiano ultraeconomico potrebbe sicuramente essere uno dei candidati in lizza per il premio come miglior vaporware. Il dispositivo di manifattura cinese, infatti, dovrà ancora attendere per il suo debutto in commercio.
Secondo The Times Of India, Sakshat, questo il nome del computer, avrebbe perso il suo principale appaltatore, HCL Infosystems. La notizia lascerebbe intendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/tablet-da-35-dollari.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1803" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Dubbi in India sul tablet da 35 dollari " src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/tablet-da-35-dollari-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Il tablet indiano ultraeconomico potrebbe sicuramente essere uno dei candidati in lizza per il premio come miglior vaporware. Il dispositivo di manifattura cinese, infatti, dovrà ancora attendere per il suo debutto in commercio.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo The Times Of India, Sakshat, questo il nome del computer, avrebbe perso il suo principale appaltatore, HCL Infosystems. La notizia lascerebbe intendere che il progetto sia ora in cerca di una altro rivenditore, vale a dire una nuova fase di incontri, negoziazioni e, eventualemente, un accordo.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i resoconti, all&#8217;origine dell&#8217;ennesinmo rinvio ci sarebbe stato un palese disaccordo tra HCL e i rappresentanti governativi: per questi ultimi, le condizioni dettate dal principale contaente erano incaccettabili, mentre, per l&#8217;azienda, la garanzia bancaria dettata dal governo prevedeva una somma di denaro eccessivamente alta.<span id="more-1802"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il governo indiano ha annunciato di aver emesso una nuova offerta di appalto e ha aggiunto che il 2011 sarà l&#8217;anno della svolta. Da parte sua, HCL afferma di non essere al corrente della decisione presa dalle autorità governative.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo gli osservatori, un ulteriore intralcio alla definitiva realizzazione del progetto sarebbero le spese extra sostenute per costruire il tablet, che ammonterebbero a circa 124 dollari, cifra, si nota, significativamente superiore ai 35 imposti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo, il governo starebbe pensando di chiedere supporto per quanto concerne la reperibilità di nuovo componenti in Taiwan e Korea. Tuttavia, gli analisti sostengono che il prezzo dei componenti singoli rimane superiore a 35 dollari, motivo per il quale diventa difficile per i fornitori incontrare le esigenze di spesa senza un sussidio. &#8220;Il micropocessore e il monitor costano da soli più di 35 dollari sul mercato&#8221;, afferma Vishal Bhatnagar, analista presso Gartner.</p>
<p>fonte: Punto-Informatico.it</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Il tablet indiano ultraeconomico potrebbe sicuramente essere uno dei  candidati in lizza per il premio come miglior vaporware. Il dispositivo  di manifattura cinese, infatti, dovrà ancora <strong>attendere per il suo debutto in commercio</strong>.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.crunchgear.com/2011/01/20/the-35-indian-tablet-delayed-possibly-up-for-a-vaporware-award/" target="_blank">Secondo</a> <em>The Times Of India</em>, <em>Sakshat</em>, questo il nome del computer, avrebbe perso il suo principale appaltatore, <em>HCL Infosystems</em>.  La notizia lascerebbe intendere che il progetto sia ora in cerca di una  altro rivenditore, vale a dire una nuova fase di incontri, negoziazioni  e, eventualemente, un accordo.</p>
<p>Secondo i resoconti, all&#8217;origine  dell&#8217;ennesinmo rinvio ci sarebbe stato un palese disaccordo tra HCL e i  rappresentanti governativi: per questi ultimi, le condizioni dettate dal  principale contaente erano incaccettabili, mentre, per l&#8217;azienda, la  garanzia bancaria dettata dal governo prevedeva una somma di denaro  eccessivamente alta.Il governo indiano ha <a rel="nofollow" href="http://economictimes.indiatimes.com/tech/hardware/tender-for-35-laptop-project-cancelled/articleshow/7316466.cms" target="_blank">annunciato</a> di aver emesso una <strong>nuova offerta di appalto</strong> e ha aggiunto che il 2011 sarà l&#8217;anno della svolta. Da parte sua, HCL  afferma di non essere al corrente della decisione presa dalle autorità  governative.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.slashgear.com/indias-35-tablet-loses-primary-contractor-could-face-delays-20127486/" target="_blank">Secondo</a> gli osservatori, un ulteriore intralcio alla definitiva realizzazione del progetto sarebbero le <strong>spese extra sostenute</strong> per costruire il tablet, che ammonterebbero a circa 124 dollari, cifra, si nota, significativamente superiore ai 35 imposti.</p>
<p>Per  questo motivo, il governo starebbe pensando di chiedere supporto per  quanto concerne la reperibilità di nuovo componenti in Taiwan e Korea.  Tuttavia, gli analisti sostengono che il prezzo dei componenti singoli  rimane superiore a 35 dollari, motivo per il quale diventa difficile per  i fornitori incontrare le esigenze di spesa senza un sussidio. &#8220;Il  micropocessore e il monitor costano da soli più di 35 dollari sul  mercato&#8221;, afferma Vishal Bhatnagar, analista presso Gartner.</p></div>
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		<title>Cellulari in aereo, le compagnie organizzano &#8220;inflight&#8221; e wi-fi</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 20:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avete mai volato con Veritas Airlines? &#8220;Vi ricordiamo che da questo momento in poi tutti i cellulari devono restare spenti perché possono interferire con la strumentazione di bordo. Cioè, questo è ciò che finora vi abbiamo raccontato&#8230;&#8221;. Prego? &#8220;Per la verità vi chiediamo di spegnerli perché potrebbero interferire con la rete mobile a terra: ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/pd_phone_plane.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1800" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Cellulari in aereo, le compagnie organizzano &quot;inflight&quot; e wi-fi" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2011/01/pd_phone_plane-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Avete mai volato con Veritas Airlines? &#8220;Vi ricordiamo che da questo momento in poi tutti i cellulari devono restare spenti perché possono interferire con la strumentazione di bordo. Cioè, questo è ciò che finora vi abbiamo raccontato&#8230;&#8221;. Prego? &#8220;Per la verità vi chiediamo di spegnerli perché potrebbero interferire con la rete mobile a terra: ma la richiesta non avrebbe lo stesso effetto. Del resto nella maggior parte dei voli c&#8217;è sempre qualche cellulare che resta acceso per errore: e se fossero davvero pericolosi non li avremmo neppure ammessi a bordo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">No, Veritas Airlines non esiste. Ma la hostess virtuale inventata dal settimanale Economist ha fatto da tempo il giro del web per la gioia degli irriducibili telefonisti. Eppure l&#8217;affermazione è nero su bianco perfino sul sito della Federal Aviation Administration: &#8220;È dal 1991 che i cellulari sono stati banditi in volo perché possono interferire con le comunicazioni a terra&#8221;. Ma allora la sicurezza aerea c&#8217;entra o no?<span id="more-1799"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La questione è complicata dai modelli di ultima generazione: gli smartphone che permettono l&#8217;uso in modalità &#8220;aeroplano&#8221; &#8211; con cui si può ascoltare musica, guardare un film, leggere un libro, ma non telefonare. Qui, negli Usa, la legge delega alle singole compagnie la facoltà di autorizzarne l&#8217;uso. In Europa la discrezionalità spetta invece al comandante. Ma la &#8220;veritas&#8221; dove sta?</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 2000 a oggi, solo una decina sono state le denunce presentate dai piloti per problemi con i telefonini. E il cellulare viene ritenuto tra le cause di almeno una tragedia aerea. Un volo charter caduto a Christchurch, Nuova Zelanda, 2003, otto morti: solo che al telefonino non c&#8217;era un passeggero, ma il pilota. Basta un solo episodio per sollevare il caso? &#8220;È la classica notizia mezza buona e mezza cattiva&#8221;, taglia corto al New York Times David Carson, un ingegnere della Boeing. &#8220;Notizia buona: gli apparecchi elettronici non provocano sempre problemi. Notizia cattiva: la gente preferisce pensare che non li provocano mai&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia cattivissima è però quello che suggerisce un altro esperto, Bill Strauss: &#8220;Un telefono che magari non funziona bene, una batteria difettosa, la strumentazione di bordo non proprio aggiornata e&#8230; boom: ecco la tempesta perfetta che provoca la tragedia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure la certezza ancora non c&#8217;è. E così tra cellulari, iPad, iPhone e Gps si continua ad andare in ordine sparso. Dall&#8217;Europa agli Usa le telefonate sono permesse &#8220;fino alla chiusura delle porte&#8221;: è la conseguenza di un test a terra condotto 4 anni fa da American Airlines. E perché invece siamo pregati di spegnere &#8220;ogni tipo di apparecchiatura elettronica&#8221; in fase di decollo o di atterraggio? In quei momenti, spiegano alla Faa, sarebbe molto più complicato per il personale di bordo controllare ogni interferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non basta. I voli più moderni sono dotati di una protezione migliore. &#8220;Ma le migliorie tecnologiche sugli aerei si contano ogni vent&#8217;anni&#8221; dice l&#8217;esperto di sicurezza Doug Hughes &#8220;mentre l&#8217;industria degli apparecchi elettronici sforna nuovi modelli ogni settimana&#8221;. Che fare?</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Unione europea ci sta studiando su da un paio d&#8217;anni. Nell&#8217;attesa, da Ryanair a Emirates passando per Qantas, le aerolinee di mezzo mondo si sono già attrezzate con la tecnologia &#8220;inflight&#8221;: un sistema che bypassa la rete terrestre e la strumentazione di bordo consentendo di telefonare ma non di navigare.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Usa, invece, da United-Continental a Delta, è già realtà il wi-fi. Qui, al contrario, si naviga ma non si telefona: e i servizi per chiacchierare in rete, come Skype, sono disabilitati. Ma anche stavolta, come direbbe l&#8217;hostess di Veritas Airlines, la sicurezza non c&#8217;entra. Il divieto di telefonare in volo ha una spiegazione più terra terra: &#8220;Si prega di non disturbare&#8221;.</p>
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Skype ha provocato oltre 30mila blocchi di Firefox in una settimana</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 20:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il problema non è paragonabile ai disservizi delle festività natalizie, però Skype è tornato a creare problemi. Il popolare client per il VoIP, almeno nella versione per Windows, installa automaticamente una toolbar per Internet Explorer e/o Mozilla Firefox (a seconda del browser predefinito). Quest’ultima avrebbe portato a più di 33.000 crash in appena una settimana, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/skype-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1710" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Skype ha provocato oltre 30mila blocchi di Firefox in una settimana" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/skype-logo-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Il problema non è paragonabile ai disservizi delle festività natalizie, però Skype è tornato a creare problemi. Il popolare client per il VoIP, almeno nella versione per Windows, installa automaticamente una toolbar per Internet Explorer e/o Mozilla Firefox (a seconda del browser predefinito). Quest’ultima avrebbe portato a più di 33.000 crash in appena una settimana, cosicché Mozilla ha deciso di bloccarne l’add-on.</p>
<p style="text-align: justify;">La formula scelta da Mozilla è piuttosto permissiva: in attesa che Skype risolva i problemi della toolbar, Firefox disabiliterà l’add-on con un soft-blocking. Ciò significa che l’utente può decidere, a proprio rischio e pericolo, di ripristinare manualmente l’estensione. In ogni caso, non è inibito l’utilizzo di Skype su Windows. L’unico problema riguarda le chiamate che si effettuano dal browser cliccando sui numeri di telefono.<span id="more-1796"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il disagio si è presentato due settimane fa, ma soltanto ieri il team di Mozilla ha ricevuto una risposta da Skype circa i problemi riscontrati e gli sviluppatori stanno lavorando a una soluzione. Per il momento, riabilitare l’add-on (che serve per trasformare i numeri di telefono in contatti su Skype) è fortemente sconsigliato. Firefox potrebbe essere soggetto a continui e fastidiosi riavvii: Skype funzionerà regolarmente.</p>
<p>Fonte: DownLoadBlog.it e ZDNET.com</p>
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		<title>Facebook vale 50 miliardi di dollari</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 18:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quanto vale Facebook? Questo è l&#8217;interrogativo del momento, soprattutto mentre si succedono i rumors su una sua possibile quotazione in Borsa a breve. Intanto Facebook continua a raccogliere non soltanto sostenitori e aderenti, ma anche finanziamenti. Facebook Inc., la società che possiede il notissimo social network, immortalato anche al cinema, ha infatti già raccolto, attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/facebook-icon.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1717" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Facebook vale 50 miliardi di dollari" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/facebook-icon-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Quanto vale <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a>? Questo è l&#8217;interrogativo del momento, soprattutto mentre si succedono i rumors su una sua possibile quotazione in Borsa a breve. Intanto Facebook continua a raccogliere non soltanto sostenitori e aderenti, ma anche finanziamenti. Facebook Inc., la società che possiede il notissimo social network, immortalato anche al cinema, ha infatti già raccolto, attraverso Goldman Sachs, 1,5 miliardi di dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">Goldman Sachs e Digital Sky Technologies hanno investito 500 milioni di dollari in Facebook, in dicembre, valutando il social network 50 miliardi di dollari. Più di Yahoo e eBay. E&#8217; quanto ha reso noto la stessa società Facebook con un comunicato.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;azienda di Palo Alto ha detto, nonostante la cifra raccolta sia maggiore, di mettere in cassa solo un miliardo di dollari. L&#8217;operazione apre la strada allo sbarco in Borsa di Facebook che con ogni probabilità sarà messo in agenda per il 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo soddisfatti di essere riusciti a rafforzare la nostra posizione di liquidità &#8211; afferma David Ebersman, chief financial officer di Facebook -. Abbiamo ora una maggiore flessibilità finanziaria che ci consente di valutare le opportunità che si presentano». <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-01-22/facebook-vale-miliardi-dollari-122553.shtml?uuid=Aaw2T81C" target="_blank">Leggi tutto &#8230;.&gt;&gt;</a></p>
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		<title>Microsoft si prepara a comprare Adobe per contrastare Apple</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 16:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Microsoft potrebbe comprare Adobe. Le indiscrezioni su un possibile accordo tra il colosso di Redmond e la software house hanno cominciato a circolare dopo un articolo Bits, il blog di tecnologia del New York Times, in cui si parlava di un incontro, tenutosi nella sede Adobe di San Francisco, tra i ceo delle due società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/10/microsoft.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1792" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="microsoft" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/10/microsoft-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Microsoft potrebbe comprare Adobe. Le indiscrezioni su un possibile accordo tra il colosso di Redmond e la software house hanno cominciato a circolare dopo un articolo Bits, il blog di tecnologia del New York Times, in cui si parlava di un incontro, tenutosi nella sede Adobe di San Francisco, tra i ceo delle due società Shantanu Narayen e Steve Ballmer.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le opzioni discusse, oltre a possibili sinergie nel telefonia mobile, ci sarebbe stata anche l&#8217;acquisizione di Adobe da parte del colosso di Redmond. Venerdì 8 ottobre il titolo della software house ha guadagnato il 17% a Wall Street.<span id="more-1791"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Steve Balmer, ceo di Microsoft, non ha voluto commentare la notizia, ma ha dato indirettamente la conferma che qualcosa si sta muovendo. Parlando con i giornalisti ha detto: «Normalmente quando ci si prepara ad un affare non se ne parla con la stampa e io intendo attenermi a questa policy».</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo dell&#8217;incontro &#8211; scrive il New York Times &#8211; è quello di sviluppare delle sinergie soprattutto nel comparto &#8220;mobile&#8221;, in modo da fare concorrenza ad Apple. Con la casa di Cupertino peraltro, Adobe ha una serie di conti in sospeso. Il più grosso riguarda il divieto imposto dalla società di Steve Jobs, per gli sviluppatori di apps per iPhone, iPod e iPad, di utilizzare Flash, il software video di Adobe (quello su cui girano i video di youtube ndr.).</p>
<p style="text-align: justify;">Un punto a favore di Adobe peraltro è stato messo a segno nelle scorse settimane quando Apple ha deciso di limitare le sue restrizioni, temendo probabilmente un intervento dell&#8217;Antitrust. I video in flash non sono tuttora caricabili in gran parte delle applicazioni per i prodotti Apple.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le fonti citate dal Nyt, Microsoft avrebbe corteggiato Adobe già diversi anni fa ma l&#8217;ipotesi di accordo non raggiunse mai una fase operativa per timori legati alle autorità antitrust. Ora che invece Microsoft non è più un monolite del mercato, notano alcuni analisti, ma è affiancato da soggetti altrettanto forti come Google ad Apple l&#8217;opzione potrebbe essere riconsiderata.</p>
<p>Fonte: IlSole24Ore</p>
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		<title>Non è l’Unione Europea a fermare la crescita Internet Explorer</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 16:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A cosa è servito il Choice Screen? Per adesso a poco. È questa la teoria che porta avanti il New York Times in un articolo di Kevin O’Brien nel quale un semplice raffronto dei risultati sembra evidenziare la possibile inutilità di quel “ballot screen” che l’Unione Europea ha imposto per ripristinare uno stato di equa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/10/internet-explorer-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1789" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="internet-explorer-logo" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/10/internet-explorer-logo-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>A cosa è servito il Choice Screen? Per adesso a poco. È questa la teoria che porta avanti il New York Times in un articolo di Kevin O’Brien nel quale un semplice raffronto dei risultati sembra evidenziare la possibile inutilità di quel “ballot screen” che l’Unione Europea ha imposto per ripristinare uno stato di equa concorrenzialità nel mercato dei browser.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sul Choice Screen molto si è dibattuto in passato prima sul merito della proposta della Commissione UE, quindi sulle modalità di messa in opera del tool, infine sulle possibili conseguenze. A distanza di sei mesi Internet Explorer ha perso sì quote di mercato, ma il tutto sembra essere avvenuto secondo un normale trend di declino già da tempo in atto e non, quindi, attraverso una pressione specifica mandata a segno grazie alla finestra di scelta che compare durante tutte le installazioni di nuovi sistemi Windows.<span id="more-1788"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il teorema portato avanti sul NYT è del tutto esplicitato dalla semplice analisi grafica dei numeri; Internet Explorer godeva di una penetrazione sul mercato pari al 45.32% nel marzo del 2010 (dati StatCounter), quando il Choice Screen è entrato ufficialmente in vigore. A distanza di 6 mesi la percentuale è scesa al 40.26 con una caduta del 5.06%. Nell’intero 2009 la caduta è stata di 5.5 punti percentuali, mentre nel 2008 è stata di 8 punti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Aodhan Cullen, CEO StatCounter, nota come l’effetto del Choice Screen sia avvertibile (sia pur se non misurabile in sé), ma tale espediente non ha comunque causato alcun terremoto nel settore. Del resto la caduta di IE non è il fine principale dell’intervento della Commissione, la quale ha soltanto tentato di creare un piano paritario sul quale i maggiori browser sul mercato potessero concorrere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Opera Software, il gruppo da cui è partita la denuncia che ha portato al Choice Screen, avrebbe beneficiato in minima parte dell’esito della querelle legale. Per contro, Google ha visto il proprio Chrome superare ormai l’11% di penetrazione: una dimostrazione del fatto che se IE è in calo, la cosa è merito più della tecnologia e dell’innovazione che non della Commissione Europea.</p>
<p>Fonte: webnews.it</p>
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		<title>Cabine telefoniche ed internet</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 17:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se in Italia le cabine telefoniche sono in via d’estinzione e verranno quanto prima smantellate dopo circa 55 anni di intensa attività, in Francia ricoprono un’importanza fondamentale non solo per quanto riguarda la telefonia ma soprattutto per la connessione al web che ormai è diventato fondamentale nella vita di tutti.

A Parigi, infatti, France Telecom ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/09/parigi-cabina-telefonica.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1784" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Cabine telefoniche ed internet" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/09/parigi-cabina-telefonica-150x150.png" alt="" width="105" height="105" /></a>Se in Italia le cabine telefoniche sono in via d’estinzione e verranno quanto prima smantellate dopo circa 55 anni di intensa attività, in Francia ricoprono un’importanza fondamentale non solo per quanto riguarda la telefonia ma soprattutto per la connessione al web che ormai è diventato fondamentale nella vita di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">A Parigi, infatti, France Telecom ha lanciato le nuove cabine telefoniche per l’accesso ad internet, se le prime avranno successo moltissime altre verranno installate dappertutto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La prima cabina telefonica di nuova generazione si trova sugli Champs Elysées sponsorizzata non solo dall’azienda telefonica, ma anche dalla città di Parigi e dal gruppo per le affissioni pubbliche e l’arredo urbano, JC Decaux, che ne ha sviluppato il design. Altre 11 ne verranno installate in diversi luoghi turistici e commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le nuove cabine telefoniche (cHe accetteranno solo carte telefoniche o carte di credito ma non monete) oltre a svolgere il classico compito di telefonia, consentiranno agli utenti di navigare o di sbrigare faccende online in maniera immediata: TUTTO CIO’ GRATIS per un tempo massimo di 10 minuti anche se per ora è limitato alle caselle email, ai siti di informazione locale, all’elenco telefonico, alle pagine gialle, ai servizi di ricerca di ristoranti e cinema più vicini alla cabina, alle previsioni meteorologiche, ai trasporti pubblici…l’azienda France Télécom in futuro potrà mettere a disposizione anche altri servizi a pagamento.<span id="more-1783"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In tutto questo verrà supportata anche la tecnologia touchscreen.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Certo in Francia il successo delle nuove cabine è assicurato anche perchè il telefonino cellulare non ha soppiantato del tutto l’uso delle stesse (come in Italia), sono infatti circa 7 milioni i Francesi che fanno ancora uso dei telefoni pubblici (che sono circa 145 mila) nonostante il 99% di essi abbia il cellulare.</p>
<p>Fonte: FreedomItalia.it</p>
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		<title>Explorer 9, più bello e veloce, ma non gira su XP</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 17:09:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Internet Explorer 9 è finalmente una realtà. Sotto forma di una versione &#8220;beta&#8221;, quindi non esente da difetti che, assicura l&#8217;azienda, verranno eliminati nel rilascio finale, probabilmente entro l&#8217;anno. E si tratta come preannunciato di un ottimo prodotto, che porta il browser Microsoft sullo stesso livello di Mozilla Firefox e Google Chrome. Sarà anche che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/09/ie9.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1780" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Explorer 9, più bello e veloce, ma non gira su XP" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/09/ie9-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Internet Explorer 9 è finalmente una realtà. Sotto forma di una versione &#8220;beta&#8221;, quindi non esente da difetti che, assicura l&#8217;azienda, verranno eliminati nel rilascio finale, probabilmente entro l&#8217;anno. E si tratta come preannunciato di un ottimo prodotto, che porta il browser Microsoft sullo stesso livello di Mozilla Firefox e Google Chrome. Sarà anche che il 9 è un 6 alla rovescia, ottimo segno se si considera che il pur diffusissimo Internet Explorer 6 è universalmente riconosciuto come il peggior browser nella storia recente. Ma la riscossa del software di navigazione di casa Microsoft ha un prezzo: non gira sui computer con sistema operativo Windows Xp, vale a dire oltre la metà del parco macchine attualmente in rete.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;addio a Windows Xp. Explorer 9 si può installare soltanto su pc con Windows 7 e Vista. Per quanto gli utenti di Windows Xp potranno attendere, Explorer 9 non arriverà mai sui loro computer, come già accaduto con l&#8217;ultima versione di Msn Messenger. Potrà apparire una scelta incomprensibile, guardando i dati di diffusione dei sistemi operativi nel mondo: Windows Xp è ancora al primo posto, con oltre il 60% degli utenti. Ci sono poi Vista e Seven, rispettivamente col 14% e il 15,87%, che insieme non fanno la metà dell&#8217;installato di Xp. <span id="more-1779"></span>I motivi dell&#8217;esclusione sono meramente tecnici, spiega Microsoft: &#8220;Un browser di tecnologia avanzata ha bisogno di un sistema operativo moderno&#8221;. E Xp effettivamente ha qualche anno sulle spalle, e anche se è l&#8217;Os più diffuso al mondo, i dati sulla diffusione di Windows 7 sono in costante aumento. Dal punto di vista di Microsoft, escludere da Xp un&#8217;applicazione fondamentale come il browser potrebbe essere un ottimo incentivo all&#8217;acquisto, da parte degli utenti, di un nuovo sistema operativo e all&#8217;abbandono di Xp, probabilmente il software più piratato del mondo. Ma il rischio è notevole: i concorrenti diretti di IE9 funzionano tutti senza problemi sul vecchio Os, e gli utenti finali potrebbero non gradire. Ma Explorer 9 punta al salto di categoria e all&#8217;abbandono di un sistema operativo di fatto appartenente a un&#8217;altra era informatica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Browser alla velocità della luce. Passando al funzionamento di Explorer 9, la cosa che immediatamente colpisce è la velocità: le prodezze dell&#8217;accelerazione hardware saranno completamente apprezzabili nella versione definitiva, ma già ora Explorer 9 offre un&#8217;esperienza di navigazione finalmente al livello dei concorrenti. E&#8217; un po&#8217; lento all&#8217;avvio e durante la navigazione Chrome appare ancora un pochino più veloce ma si tratta di differenze quantificabili solo col cronometro. La mancanza di reattività di IE, che lasciava il browser Microsoft all&#8217;ombra della concorrenza, appartiene al passato. C&#8217;è da dire che nelle prossime versioni, Firefox e Chrome utilizzeranno l&#8217;accelerazione hardware, in particolare Firefox 4 si fonderà sulla stessa tecnologia alla base di IE9, le librerie grafiche DirectX 11 e Direct2D. Ci sono poi molti altri miglioramenti tecnici, invisibili all&#8217;utente ma percepibili nel comportamento del browser: Explorer 9 supporta la grafica vettoriale scalabile (SVG) e gli standard Css3 e  HTML5, il cuore multimediale del web dei prossimi tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;interfaccia invisibile. Il secondo cambiamento importante, il primo in realtà a saltare all&#8217;occhio, è la reinvenzione totale dell&#8217;interfaccia utente. Della vecchia architettura grafica di Explorer non è rimasto nulla. In realtà sembra non essere rimasto nulla in assoluto, il protagonista della navigazione in Explorer 9 è il sito che si sta visualizzando, e non le barre degli strumenti, i pulsanti e i comandi del browser. Un approccio più che minimalista, ma in cui a guardare bene non manca nulla. L&#8217;ispirazione in questo senso è evidentemente Google Chrome, ma senza le rotondità. Visivamente Explorer 9 è un&#8217;estensione web del design di Windows 7, l&#8217;apertura diretta del sistema operativo al web. Una &#8220;finestra&#8221; da aprire sul mondo, in tutto e per tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E i siti diventano applicazioni. Il terzo fiore all&#8217;occhiello di Explorer 9 si chiama &#8220;Pinned Sites&#8221;, &#8220;siti ancorati&#8221; e non è una storia da poco. Il concetto qui è che i siti web possono essere considerati applicazioni, e pertanto far parte della barra delle applicazioni di Windows, oltre che naturalmente memorizzati nell&#8217;elenco dei segnalibri. Ma i &#8220;siti ancorati&#8221; sono più che semplici bookmark e utilizzano la funzionalità di &#8220;Jump List&#8221; di Windows 7 per offrire un&#8217;esperienza di navigazione finora inedita. Per creare un &#8220;sito ancorato&#8221; è sufficiente trascinare l&#8217;icona dalla barra dell&#8217;indirizzo (la cosiddetta &#8220;favicon&#8221;) sulla barra delle applicazioni. Da questo momento quel sito è una &#8220;app&#8221; a tutti gli effetti, e lanciandola si aprirà una finestra di Explorer 9 con, tocco di classe, i pulsanti di navigazione dal colore che riprende il tema del sito. Su Facebook saranno blu, su Twitter azzurrini, su Repubblica.it neri come la testata. Il bello è che le funzioni principali del sito sono disponibili cliccando col tasto destro sull&#8217;icona presente nella barra delle applicazioni. Così, Facebook presenterà Novità, Messaggi, Eventi, Amici con un solo clic, o sarà possibile inviare un nuovo Tweet nello stesso modo. Un&#8217;idea che farà scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Fonte: Repubblica.it</p>
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		<title>Chrome, CTRL+Shift+V incolla solo il testo</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 17:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google ha introdotto una piccola utile novità per l’utenza Google Chrome. Si tratta di una shortcut (“scorciatoia da tastiera”) con la quale l’utenza può compiere copia/incolla intelligenti sulle proprie applicazioni online.
Chi utilizza servizi quali Google Docs o Gmail ha sicuramente incontrato più volte il medesimo problema: un “copia” su di un sito Web seguito da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/09/Google-Chrome.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1776" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Chrome, CTRL+Shift+V incolla solo il testo" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/09/Google-Chrome-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Google ha introdotto una piccola utile novità per l’utenza Google Chrome. Si tratta di una shortcut (“scorciatoia da tastiera”) con la quale l’utenza può compiere copia/incolla intelligenti sulle proprie applicazioni online.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi utilizza servizi quali Google Docs o Gmail ha sicuramente incontrato più volte il medesimo problema: un “copia” su di un sito Web seguito da un problematico “incolla” sull’editor. Il “copia”, infatti, spesso fa propri anche elementi grafici o di layout del tutto inutili, i quali vanno a finire sull’editor rendendo complesso il processo di ripulitura dell’email o del documento che si sta componendo. Google ha perciò pensato ad una semplice scorciatoia di estrema utilità, un processo automatico che consente di effettuare il proprio copia/incolla senza dover fare i conti con alcun elemento di troppo.<span id="more-1775"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Se il tradizionale “incolla” viene effettuato con la tradizionale digitazione contemporanea di CTRL e “V“, il nuovo “incolla” avanzato aggiunge SHIFT alla combinazione:</p>
<p style="text-align: justify;">CTRL+SHIFT+V: scompaiono eventuali immagini incluse, scompaiono i grassetti, scompaiono gli elenchi puntati e nel modulo di destinazione rimane soltanto il semplice e puro testo. Si evita in molti casi il passaggio per “blocco note” o similari, si procede dritti all’applicazione senza passaggi intermedi di epurazione dei tag html:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sebbene possa apparire come un futile elemento di contorno, è questo uno dei tanti passaggi che compongono il corollario di tecnologie necessario affinchè il mondo delle applicazioni online possa imporsi nel tempo. Google, pienamente interessato affinchè gli utenti apprezzino Gmail invece di Outlook o Google Docs invece di Word, porta così avanti la propria filosofia aggiungendo un ulteriore elemento in grado di facilitare questo passaggio, rendendo così il mondo online un pizzico più confortevole. Chrome ne è lo strumento principe: ecco perchè anche Google ha deciso di investire nel settore dei browser partendo da zero per sfidare i grandi colossi Firefox ed Explorer.</p>
<p>Fonte: WebNews.it</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 205px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Sebbene possa apparire come un futile elemento di contorno, è questo uno  dei tanti passaggi che compongono il corollario di tecnologie  necessario affinchè il mondo delle applicazioni online possa imporsi nel  tempo. Google, pienamente interessato affinchè gli utenti apprezzino  Gmail invece di Outlook o Google Docs invece di Word, porta così avanti  la propria filosofia aggiungendo un ulteriore elemento in grado di  facilitare questo passaggio, rendendo così il mondo online un pizzico  più confortevole. Chrome ne è lo strumento principe: ecco perchè anche  Google ha deciso di investire nel settore dei browser partendo da zero  per sfidare i grandi colossi Firefox ed Explorer.</div>
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		<title>Con YTTM.tv i video ordinati per anno</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 16:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con YTTM è possibile vedere video su  YouTube scegliendo l’anno in cui sono stati realizzati. Che YTTM sia  l’acronimo di YouTube TimeMachine non c’è scritto da nessuna parte, ma è  facile intuirlo. L’aspetto grafico ricorda da vicino il software di  backup Time Machine di Apple.
E’ possibile scegliere il tipo di evento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/09/youtube-logo-streaming.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1773" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Con YTTM.tv i video ordinati per anno" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/09/youtube-logo-streaming-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Con <a href="http://yttm.tv/" target="_self">YTTM</a> è possibile vedere video su  YouTube scegliendo l’anno in cui sono stati realizzati. Che YTTM sia  l’acronimo di YouTube TimeMachine non c’è scritto da nessuna parte, ma è  facile intuirlo. L’aspetto grafico ricorda da vicino il software di  backup Time Machine di Apple.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ possibile scegliere il tipo di evento con una combinazione di  Televisione, VideoGames, Pubblicità, Eventi, Sport, Film e Musica.  Scegliendo l’anno si potrà innanzitutto verificare quanti video sono  presenti in archivio, e successivamente visualizzarli. Come al solito,  il lavoro viene fatto su materiale statunitense, quindi niente Mike,  Corrado o Italia Germania 3-2.<span id="more-1772"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una sorta di macchina del tempo che non rivoluzionerà internet, ma che potrà magari farvi rivivere qualche piacevole ricordo.</p>
<p>Fonte: downloadblog.it</p>
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		<title>India, arriva il tablet da 35 dollari</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 12:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tecnologia alla portata di tutti. È questa la promessa fatta da Shri Kapil Sibal, Ministro indiano per lo Sviluppo delle Risorse Umane, quando nei giorni scorsi è stato presentato ufficialmente alla stampa un progetto finalizzato a rendere più accessibile l&#8217;acquisto di un dispositivo di nuova generazione come un tablet. L&#8217;iniziativa, per certi veri, ricorda da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tecnologia alla portata di tutti. È questa la promessa fatta da Shri Kapil Sibal, Ministro indiano per lo Sviluppo delle Risorse Umane, quando nei giorni scorsi è stato presentato ufficialmente alla stampa un progetto finalizzato a rendere più accessibile l&#8217;acquisto di un dispositivo di nuova generazione come un tablet. L&#8217;iniziativa, per certi veri, ricorda da vicino quella relativa ai portatili XO di OLPC e il flop, anche allora tutto indiano, dei laptop da 10 dollari (Rs. 1.500 in moneta locale).</p>
<p style="text-align: justify;">Realizzato in collaborazione con alcuni istituti e centri di ricerca del paese, il tablet verrà inizialmente reso disponibile nei primi mesi del 2011 a 8.500 studenti che hanno già aderito al progetto, per poi passare allo step successivo con una più estesa e capillare distribuzione. Pochi i dettagli tecnici finora trapelati. Sull&#8217;argomento regna sovrana la confusione, tanto che addirittura in occasione della presentazione ufficiale, nelle mani del Ministro sono stati fotografati ben due dispositivi differenti.<span id="more-1753"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni rumor vorrebbero comunque equipaggiati 2 GB di memoria RAM, un modulo per la connettività WiFi, una fotocamera per le videoconferenze, una porta USB, compatibilità con i più diffusi formati multimediali, lettore PDF e supporto alla riproduzione di contenuti in Flash durante la navigazione Web. Durante il suo funzionamento, l&#8217;energia assorbita sarebbe pari a 2 W, così da garantire una sufficiente autonomia anche in quelle zone del paese nelle quali la copertura della rete elettrica è ancora carente.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei nomi ipotizzati per la commercializzazione è Sakshat, ma a tal proposito ancora non vi sono conferme. Shri Kapil Sibal si è augurato che l&#8217;iniziativa possa essere d&#8217;esempio per gli anni a venire, spingendo sempre più produttori nella realizzazione di dispositivi simili, così da poter abbassare ulteriormente l&#8217;esborso economico richiesto all&#8217;utente finale, fino a portarlo a 10 dollari, circa Rs. 470.</p>
<p style="text-align: justify;">Prezzo decisamente meno popolare, invece, per un altro tablet destinato proprio al mercato indiano. OlivePad VT-100 sarà in vendita ad un costo compreso tra Rs. 20.000 e Rs. 25.000 (l&#8217;equivalente di circa 470 dollari) ma potrà contare su un processore Qualcomm M7227, memoria interna espandibile fino a 32 GB tramite memory card, ma soprattutto rappresenterà il primo dispositivo nella sua categoria disponibile in India con supporto alle connessioni tramite reti 3G.</p>
<p><a href="http://www.webnews.it/news/leggi/13424/india-arriva-il-tablet-da-35-dollari/">Fonte: WebNews.it</a></p>
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		<title>YouTube, porno pop-up sul canale di Justin Bieber</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 23:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;ora di panico  ha assalito i fan di Justin Bieber durante l&#8217;ultimo weekend (nel quale il cantante è stato protagonista di una performance televisiva molto seguita e legata alla ricorrenza USA del 4 Luglio). Coloro i quali hanno cercato il cantante su YouTube, infatti, si son visti comparire una pop-up indirizzante verso un sito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/07/hacker.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1751" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="YouTube, porno pop-up sul canale di Justin Bieber" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/07/hacker-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Un&#8217;ora di panico  ha assalito i fan di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Justin_Bieber" target="_self">Justin Bieber</a> durante l&#8217;ultimo weekend (nel quale il cantante è stato protagonista di una performance televisiva molto seguita e legata alla ricorrenza USA del 4 Luglio). Coloro i quali hanno cercato il cantante su <a href="http://www.youtube.com" target="_blank">YouTube</a>, infatti, si son visti comparire una pop-up indirizzante verso un sito esterno i cui contenuti di matrice pornografica non avevano però nulla a che vedere con l&#8217;artista. Il tutto è però stato presto spiegato: <a href="http://www.youtube.com" target="_blank">YouTube </a>era sotto attacco cracker.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è durato circa due ore. Quando i tecnici <a href="http://www.google.com" target="_blank">Google</a> hanno avuto segnalazione di quanto accaduto, l&#8217;intervento è stato immediato ed il sito temporaneamente messo in stato di sicurezza in attesa di risolvere il guaio. Secondo quanto indicato, l&#8217;attacco sarebbe stato consumato approfittando di una vulnerabilità del sito a livello dei commenti e tale per cui un bug di tipo cross site scripting ha aperto la strada al codice per portare sullo schermo la pop-up maligna. Per qualche ora i commenti sono stati bloccati, per poi procedere con l&#8217;intervento risolutivo vero e proprio una volta identificata l&#8217;esatta natura della vulnerabilità<span id="more-1750"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il canale di Justin Bieber è stato scelto dai cracker probabilmente per la notorietà del cantante e per l&#8217;opportunità conseguente di estendere l&#8217;attacco immediatamente su grandi masse. Va ricordato come YouTube sia il sito leader per i video online e che questa posizione rende il sistema particolarmente appetibile per attacchi di questo tipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun rischio per i Google Account, ma si consiglia comunque di procedere con logout di garanzia e login successivo per azzerare del tutto i sia pur minimi ipotetici rischi correlati all&#8217;attacco. Trattasi comunque si semplice precauzione: l&#8217;attacco non ha portato malware nei sistemi coinvolti, non ha violato alcun account e non ha determinato rischi diretti agli utenti. L&#8217;unico problema, relativo al codice di YouTube, è stato risolto in poche ore ed il team promette ora immediata attenzione affinché situazioni similari non abbiano a ripetersi.</p>
<p>Articolo originale: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/13270/youtube-porno-pop-up-sul-canale-di-justin-bieber/">WebNews.it</a></p>
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		<title>Finlandia, 1Mbps spetta a tutti di diritto</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 23:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti i finlandesi dal priomo Luglio avranno tra i propri diritti garantiti dallo stato anche un megabit per secondo di banda. Il paese nordico, quindi, introduce il limite minimo di 1Mbps come soglia di accesso alla rete, il che significa imporre una regola precisa che regola le comunicazioni e lo sviluppo della rete. Trattasi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/07/1im1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1747" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="1im1" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/07/1im1.jpg" alt="" width="105" height="73" /></a>Tutti i finlandesi dal priomo Luglio avranno tra i propri diritti garantiti dallo stato anche un megabit per secondo di banda. Il paese nordico, quindi, introduce il limite minimo di 1Mbps come soglia di accesso alla rete, il che significa imporre una regola precisa che regola le comunicazioni e lo sviluppo della rete. Trattasi di un passo annunciato a fine 2009 e che vede compimento a partire da oggi, 1 Luglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare di <a href="http://www.webprato.it/info/adsl/adsl.php">adsl</a> come diritto acquisito è ancora improprio, poiché 1Mbps non significa ancora letteralmente banda larga. Ciò nonostante, è un passo avanti di enorme portata perchè, anzitutto, configura il primo passo in un percorso che la Finlandia ha già delineato anzitempo: entro il 2015 tutti i cittadini dovranno godere di una banda da 100 Mbps. Il primo passo viene inoltre compiuto non dai carrier, ma dallo stato: sono le istituzioni, insomma, a chiedere al mercato un servizio universale che preveda il traffico dati oltre una certa soglia. Dal punto di vista simbolico è una manovra che, per agli occhi esterrefatti degli italiani, può apparire qualcosa di lontano, una chimera impossibile.<span id="more-1746"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi in Finlandia il 96% degli utenti gode già di 1Mbps di banda e dunque quel che lo Stato ha sancito altro non è se non la fotografia di una situazione ormai assodata (una volta connesse le ultime 4 mila abitazioni ancora tagliate fuori, insomma, l&#8217;obiettivo sarà già raggiunto e ci si sposterà al prossimo). Ma è una fotografia che sancisce esclusivamente un punto di partenza: Suvi Linden, ministro per le comunicazioni finlandese, ha spiegato alla BBC che Internet si è ormai ritagliata un ruolo nella vita quotidiana di tutti i cittadini e quindi l&#8217;estensione del servizio universale altro non è se non la risposta ad un dato di fatto e ad una domanda che guarda al futuro. La Finlandia, così come l&#8217;intera penisola scandinava, gode di altissime percentuali di penetrazione della banda tra la cittadinanza (30,7% secondo i dati diffusi dalla Commissione Europea lo scorso Novembre): trattasi di un forte motore culturale, quindi, in grado di offrire allo Stato grandi opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Le istituzioni hanno così deciso di guidare l&#8217;evoluzione del mercato per omologarne le regole e pilotare tale pulsione per farne un traino per la crescita economica e lo sviluppo sociale. Quel che l&#8217;Italia vede come una chimera, continuando a combattere guerre di mercato su tra fibra ottica e rete in rame, altrove è già realtà. In Italia, va ricordato, il Servizio Universale impone a Telecom Italia soltanto l&#8217;allacciamento telefonico: bassi obiettivi, legati a vecchi concordati di un mondo nel quale la rete Internet non esisteva ancora.</p>
<p>Articolo originale: <a href="http://business.webnews.it/news/leggi/13258/finlandia-1mbps-spetta-a-tutti-di-diritto/" target="_blank">WebNews.it</a></p>
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		<title>Nei dati di Google dalle reti wireless anche password</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 10:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continua a tenere banco in campo internazionale la vicenda dei dati prelevati  dalle reti wireless da parte di Google attraverso le auto di Street  View. Le ultime notizie arrivano dalla Francia, dove la CNIL (Commissione Nazionale per  l’Informatica e la Libertà) ha avuto modo di indagare sui dati forniti  da Google [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/googlestreetviewcar.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1743" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="googlestreetviewcar" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/googlestreetviewcar-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Continua a tenere banco in campo internazionale la vicenda dei dati <a href="http://www.downloadblog.it/post/12269/google-indagata-in-germania-per-aver-collezionato-dati-delle-reti-wireless-private/">prelevati  dalle reti wireless</a> da parte di Google attraverso le auto di Street  View. Le ultime notizie arrivano dalla Francia, dove la <a href="http://www.cnil.fr/">CNIL</a> (Commissione Nazionale per  l’Informatica e la Libertà) ha avuto modo di indagare sui dati <a href="http://www.downloadblog.it/post/12533/google-cede-e-consegnera-ai-governi-i-dati-raccolti-sulle-reti-wireless/">forniti  da Google</a> il 4 giugno scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur non avendo ancora completato la fase d’analisi, la CNIL ha <a href="http://translate.google.com/translate?hl=en&amp;sl=fr&amp;tl=it&amp;u=http%3A%2F%2Fwww.cnil.fr%2Fla-cnil%2Factu-cnil%2Farticle%2Farticle%2F2%2Fstreet-view-la-cnil-met-en-demeure-google-de-lui-communiquer-les-donnees-wi-fi-enregistrees%2F">pubblicato  un comunicato</a>, riportando alcuni punti definiti come accertati: in  possesso di Google ci sarebbero sia password di caselle di posta che  contenuti di messaggi veri e propri, oltre all’esatta ubicazione delle  reti wireless condivisa con le altre applicazioni come Latitude e Maps  per individuare la posizione degli utenti.<span id="more-1742"></span></p>
<p>Articolo originale:</p>
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		<title>C&#8217;è sempre più Bing dentro Yahoo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 09:58:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;approvazione dell&#8217;antitrust USA e canadese ha acceso il semaforo verde ed ora Bing e Yahoo sono pronti alla fusione prevista dall&#8217;accordo tra i rispettivi gruppi. Microhoo  prende forma in queste ore nel continente americano sotto forma di test, portando così i risultati di Bing sulle pagine di Yahoo e rendendo i motori due forme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/bingyahoo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1739" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="bingyahoo" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/bingyahoo-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>L&#8217;approvazione dell&#8217;antitrust USA e canadese ha acceso il semaforo verde ed ora Bing e Yahoo sono pronti alla fusione prevista dall&#8217;accordo tra i rispettivi gruppi. Microhoo  prende forma in queste ore nel continente americano sotto forma di test, portando così i risultati di Bing sulle pagine di Yahoo e rendendo i motori due forme diverse basate sulla stessa sostanza.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo dell&#8217;accordo tra Carol Bartz e Steve Ballmer è soprattutto improntato all&#8217;offerta sul mercato advertising. Unire le forze, infatti, è l&#8217;unico modo per ambire ad un ruolo di maggior prestigio nella sfida contro Google ed è questa pertanto la direzione intrapresa. Portare i risultati di Bing su Yahoo, infatti, è soltanto il primo passo in un percorso di fusione che prevede l&#8217;integrazione dei servizi soprattutto nella commercializzazione degli spazi pubblicitari, oltre ad un doppio servizio per gli utenti che intendono ottimizzare i propri investimenti sulle proprietà dell&#8217;uno o dell&#8217;altro.<span id="more-1738"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il test è già iniziato: gli utenti di USA e Canada nelle prossime ore potrebbero sperimentare per primi l&#8217;approdo di Bing su Yahoo, con un passaggio definitivo e completo previsto entro il bimestre Agosto/Settembre. Per gli utenti europei occorrerà attendere oltre, in ottemperanza ai tempi di approvazione dell&#8217;antitrust.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l&#8217;inizio della transizione tra i motori prende il via anche la transizione nell&#8217;advertising, con AdCenter individuato come strumento unico di commercializzazione degli spazi su entrambi i motori. Saranno pertanto mesi complessi, nei quali Microsoft tenterà di rendere quanto più semplice possibile il passaggio per non danneggiare gli inserzionisti. Il tutto si estenderà fino al mese di Ottobre per poi iniziare un bimestre a bocce ferme per salvaguardare il delicato periodo natalizio (ove ecommerce e advertising saranno sotto pressione, mettendo così per la prima volta AdCenter alla prova nel contesto della nuova realtà univoca tra gli strumenti di Redmond e quelli di Sunnyvale).</p>
<p style="text-align: justify;">Per favorire i propri clienti Yahoo ha messo a punto una pagina specifica, denominata &#8220;Transition Center&#8221;, sulla quale sta raccogliendo tutto il materiale utile per quanti interessati in questo processo. Editori, inserzionisti, rivenditori e partner sono chiamati a raccolta per apprendere tutte le informazioni del caso, con tanto di video con cui Carol Bartz spiega i benefici ottenibili e l&#8217;importanza dell&#8217;unire le forze per affrontare il nemico comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l&#8217;estate Bing e Yahoo saranno sì due motori differenti, ma il meccanismo sarà lo stesso. Per i SEO è questa una sfida importante, poichè l&#8217;ottimizzazione per i due motori sarà univoca e per la prima volta potrebbe essere realmente interessante pensare ad un lavoro in ottica Bing oltre alle normali procedure previste per il miglior posizionamento su Google.</p>
<p>Articolo originale: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/13162/ce-sempre-piu-bing-dentro-yahoo/" target="_blank">WebNews.it</a></p>
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		<title>Gli italiani si porteranno il Web in vacanza</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 09:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La vacanza è tale soltanto se la fuga è completa anche rispetto ad ogni forma di connessione e tecnologia? Oppure la vacanza è un modo per godere diversamente del proprio tempo, rimanendo comunque connessi ai propri amici e conoscenti mediate email, instant messenger e social network? Un sondaggio Nextplora commissionato da Samsung Electronics Italia ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/holiday-web.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1736" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Gli italiani si porteranno il Web in vacanza" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/holiday-web-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>La vacanza è tale soltanto se la fuga è completa anche rispetto ad ogni forma di connessione e tecnologia? Oppure la vacanza è un modo per godere diversamente del proprio tempo, rimanendo comunque connessi ai propri amici e conoscenti mediate email, instant messenger e social network? Un sondaggio Nextplora commissionato da Samsung Electronics Italia ha tentato di far luce su questa dicotomia, cercando di capire come e se gli italiani porteranno tecnologia sotto l&#8217;ombrellone.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che gli interpellati hanno risposto è oggi una dichiarazione di intenti che giunge ormai a poche settimane dai primi esodi verso mari, laghi e montagne. E quel che emerge è un attaccamento sempre più viscerale alle forme di comunicazione che la tecnologia consente: «Gli italiani non sono assolutamente disposti a rinunciare ai comfort della tecnologia in vacanza. Gli oggetti tecnologici considerati a dir poco indispensabili per una vacanza perfetta sono: la fotocamera digitale (79%), il cellulare (73%), il lettore mp3 (43%), il notebook (32%) a pari merito con la videocamera e al quinto posto gli smarphone (26%) che quest&#8217;anno battono i netbook (19%)».<span id="more-1735"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è l&#8217;iPad, perchè ancora oggetto di nicchia, ma per gli anni futuri è prevedibile l&#8217;entrata in classifica dei tablet nelle varie forme che andranno ad assumere tra la fine dell&#8217;estate 2010 e l&#8217;inizio delle vacanze 2011. In generale ad oggi l&#8217;81% degli italiani porterà in valigia almeno un oggetto hi-tech, mentre il 17% partirà attrezzato con ogni strumento necessario per una piena esperienza online. Il 2% rimanente intende invece isolarsi in modo assoluto, rinunciando alla tecnologia e mettendosi probabilmente alle spalle anche email e telefonate di lavoro (che in vacanza potrebbero rovinare non poco l&#8217;ambito relax).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto emerso dal sondaggio, «Per il 67% del campione intervistato la dotazione tecnologica costituisce una variabile determinante nella scelta dell&#8217;albergo o dell&#8217;appartamento per le vacanze. In generale tra i servizi e le comodità ritenuti più importanti, se non indispensabili, troviamo al primo posto l&#8217;accesso ad Internet/Wifi (42%), seguito dalle postazioni computer/notebook (34%)». Conta più il Wifi del frigo-bar: anche questo è un segno tangibile dei tempi che cambiano.</p>
<p style="text-align: justify;">E se i numeri sono importanti, ancor di più lo sono le motivazioni: «Il 65% dichiara che utilizzerà tutta la tecnologia a propria disposizione per rimanere in contatto con amici, parenti e tutte le persone che sono rimaste a casa, il 23% la userà per tenersi aggiornato su quello che accade nel mondo, mentre per un 17% di irriducibili inviare sms, controllare la mail o commentare i post degli amici su Facebook o Twitter costituisce un&#8217;abitudine irrinunciabile persino sotto l&#8217;ombrellone».</p>
<p>Articolo originale: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/13156/gli-italiani-si-porteranno-il-web-in-vacanza/" target="_blank">WebNews.it</a></p>
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		<title>Il detective nel computer</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 09:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segugi di tracce digitali, come email, acquisti online o accessi a social network. Ma anche occhi invisibili che spiano il ladro quando si mette di fronte al suo bottino, convinto di aver fatto un bel colpo. Nell&#8217;epoca di internet, Gps e smartphone, la vita di chi si dedica al furto di oggetti tecnologici è sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/antivirus.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1732" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Il detective nel computer" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/antivirus-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Segugi di tracce digitali, come email, acquisti online o accessi a social network. Ma anche occhi invisibili che spiano il ladro quando si mette di fronte al suo bottino, convinto di aver fatto un bel colpo. Nell&#8217;epoca di internet, Gps e smartphone, la vita di chi si dedica al furto di oggetti tecnologici è sempre più complicata. Via via che i computer si fanno più piccoli e i cellulari più intelligenti  &#8211;  per non parlare dell&#8217;iPad  &#8211;  le tentazioni per i malviventi aumentano, e così il rischio di vedersi sottrarre sotto il naso il proprio gioiellino nuovo di zecca. L&#8217;amarezza, in queste situazioni, è il sentimento dominante, ma con poche semplici mosse è possibile mettere in campo strategie di difesa in grado, in molti casi, di riportare al padrone l&#8217;oggetto del desiderio e mettere il delinquente nelle mani della giustizia. Vediamo quali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La webcam inchioda il ladro. Sul mercato ci sono diversi tipi di software antifurto che agiscono come un detective privato all&#8217;interno del dispositivo. Alcuni sono stati sviluppati per laptop, altri per tablet, altri ancora per cellulari e smarthphone. Nella maggior parte dei casi funzionano cercando di localizzare l&#8217;oggetto rubato ogni volta che si verifica una connessione a internet. Alcuni registrano tutto ciò che il ladro digita sulla tastiera, monitorano la sua corrispondenza elettronica o salvano le schermate delle pagine visitate. E se il dispositivo è dotato di webcam, le prove possono diventare ancora più schiaccianti: una raffica di foto stile paparazzo immortala il ladro letteralmente con le mani nel sacco. Tutte queste informazioni entrano poi in possesso del proprietario originale, che a questo punto è in grado di dare un aiuto non da poco alle forze dell&#8217;ordine. Se invece il computer finisce nelle mani di qualcuno che non è il ladro, esistono software che bloccano l&#8217;accesso e mostrano sul display dei messaggi di avvertimento: &#8220;Attenzione, questo dispositivo è stato rubato. Si prega di restituirlo a&#8230;&#8221;, con tanto di indirizzo. Sebbene non ci siano dati certi sulle probabilità di riavere indietro il proprio dispositivo, le case produttrici parlano di percentuali incoraggianti: in alcuni casi addirittura il 90%. Di sicuro, come sottolineano gli sviluppatori nei rispettivi siti, si tratta di un modo efficace per scoraggiare i ladri e non subire passivamente il furto.<span id="more-1731"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ecco i software-guardiani. Uno dei programmi più diffusi è Adeona 1, creato nel 2008 da studenti e ricercatori dell&#8217;Università di Washington. E&#8217; un software open source disponibile per Linux, Mac e Windows che consente al proprietario di localizzare il laptop smarrito o rubato riportando informazioni come indirizzo IP, tipologia di rete e punti di connessione. Nella versione Mac, scatta foto alla persona che si trova di fronte al pc, inviandole poi sotto forma di messaggi cifrati al proprietario. La particolarità di Adeona è di avere un forte sistema di tutela della privacy, per cui nessun altro oltre all&#8217;utente originario (o un suo fiduciario) può tenere sotto traccia il dispositivo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Altro software molto popolare è GadgetTrak 2, realizzato per Mac e pc Windows, ma con versioni &#8220;mobili&#8221; anche per iPhones, BlackBerry e telefoni Windows Mobile (prezzo, 25 dollari all&#8217;anno). Al comando del proprietario il programma si attiva e inizia a scattare fotografie ogni 30 minuti, o in qualsiasi momento il computer non sia in standby. Le foto, insieme ad altre informazioni sulla localizzazione ricavate con la tecnologia Skyhook (triangolazione tra torri di telefonia cellulare, hotspot wi-fi e Gps), vengono inviate su un apposito account dell&#8217;utente su Flickr, che a quel punto può creare una mappa della posizione e degli spostamenti del dispositivo. &#8220;Qualcuno ti ha rubato il computer?&#8221;, recita lo slogan inventato dalla compagnia, rigorosamente americana. &#8220;Il nostro software ti dice dove si trova, chi lo ha in mano e persino com&#8217;è vestito il ladro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Altrettanto suggestivo è il nome scelto da Awareness Technologies per il suo antifurto: Laptop Cop 3, il poliziotto del laptop. Il programma (per ora solo su Windows, ma con versioni per cellulari in arrivo) registra tutto, dalle stringhe immesse su tastiera alle pagine web visitate, dai nomi utente e password agli acquisti in rete. Il proprietario può anche scegliere di barricare il dispositivo, cancellare e recuperare i dati: in questo modo, anche se per il computer non ci fosse nulla da fare, quanto meno non si perderebbe tutto il patrimonio digitale accumulato in mesi di lavoro, e si scongiurerebbe il rischio ancor più grave di un furto di identità. Come avviene in altri software, Laptop Cop consente anche di inviare su comando dei messaggi da far apparire sullo schermo: all&#8217;utente spetta la facoltà di decidere se puntare sulle maniere forti (&#8220;Delinquente, se non vuoi andare in galera ridammi subito il pc&#8221;) oppure sul pietismo (&#8220;Ti prego, c&#8217;è tutta la mia vita là dentro&#8230;&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Utilizzato da oltre 1 milione e 200 mila utenti in 51 Paesi del mondo, LoJack for Laptops 4 (tra i 40 e i 60 dollari, per Mac, pc e smartphone aziendali) è uno dei software più attivi nella lotta ai furti tecnologici. Nel dispositivo si installa un &#8220;agente&#8221; che ha contatti giornalieri con il centro di monitoraggio della casa produttrice, la Absolute. Quando viene segnalato un furto, i contatti si intensificano e il software inizia a raccogliere il maggior numero di informazioni possibile per localizzare il computer. Quando la pista da seguire è abbastanza chiara, il centro di monitoraggio si mette in contatto con la polizia locale, che provvede alla cattura del ladro. Indipendentemente dallo stato del recupero, è poi possibile eliminare da remoto i dati, così da cancellare alcune o tutte le informazioni archiviate sul dispositivo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un prodotto simile è Undercover, software della Orbicule 5: anche in questo caso i dati vengono raccolti grazie alla tecnologia Skyhook e inviati al proprietario, che poi li passa alle forze dell&#8217;ordine. Quando la macchina è connessa a internet, il programma carica foto e schermate delle pagine web a intervalli di 6 minuti. A detta degli sviluppatori, il software ha contribuito a scovare ladri di computer grazie alle tracce lasciate durante le attività più banali, come scrivere messaggi su Facebook, mandare e-mail e persino rispondere ad annunci di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda i dispositivi mobili, il mercato dell&#8217;antifurto non è ancora così consistente come quello dedicato ai cugini computer. La Orbicule offre software per iPhone e iPad in grado di tracciarne gli spostamenti, mentre le varianti per smartphone di GadgetTrak permettono all&#8217;utente di bloccare il dispositivo e cancellare i dati personali (quella per iPhone è progettata anche per fare uno &#8220;scherzetto&#8221; al ladro, facendogli aprire un finto browser che rivela la posizione al proprietario). Servizi simili sono offerti per tutti gli smartphone da Get it Back 6, e solo per iPhone e iPad da iHound 7.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sempre in tema di cellulari, l&#8217;azienda russa Kaspersky ha recentemente rilasciato l&#8217;ultima versione del suo antifurto, Kaspersky Mobile Security 9.0 8, che consente all&#8217;utente di disattivare il proprio cellulare, cancellare i dati memorizzati e localizzare il dispositivo tramite Gps. Tra gli altri software, ci sono Maverick Secure Mobile 9(rende il cellulare inutilizzabile con altre Sim e manda al proprietario i numeri chiamati dal ladro e gli sms da lui spediti), mGuard 10 (gratuito su tutti i telefoni Sony Ericsson, invia un sms ad un determinato numero quando vengono effettuati cambiamenti di Sim) e Guardian 11(invio del messaggio, cancellazione e recupero dei dati, blocco del telefono).</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/06/17/news/software_antifurto-4929807/">Articolo originale: Repubblica.it</a></p>
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		<title>Google, addio a Windows</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 05:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le manovre sono iniziate lo scorso gennaio, dopo gli attacchi subiti da Google da parte di hacker cinesi. Per questioni di sicurezza, Google avrebbe deciso di dismettere il sistema operativo Windows dai computer dei suoi diecimila dipendenti per passare all&#8217;OsX di casa Apple. Evidentemente l&#8217;azienda di Mountain View ritiene l&#8217;architettura Unix dei computer dei Mac [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/Google.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1728" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Google" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/Google-150x150.gif" alt="" width="105" height="105" /></a>Le manovre sono iniziate lo scorso gennaio, dopo gli attacchi subiti da Google da parte di hacker cinesi. Per questioni di sicurezza, Google avrebbe deciso di dismettere il sistema operativo Windows dai computer dei suoi diecimila dipendenti per passare all&#8217;OsX di casa Apple. Evidentemente l&#8217;azienda di Mountain View ritiene l&#8217;architettura Unix dei computer dei Mac meno penetrabile di quella del sistema operativo Microsoft. Mac Os non sarà l&#8217;unico sostituto di Windows, rivela un dipendente, ma di certo quello che verrà maggiormente utilizzato accanto a Linux. Un cambiamento epocale per un&#8217;azienda del calibro di Google, che dovrà sostituire il &#8220;parco computer&#8221; di migliaia di lavoratori, formare quelli non avvezzi a Linux o MacOs e di fatto dichiarare, anche se non pubblicamente, che non ritiene affidabili i prodotti Microsoft per quanto riguarda la sicurezza.<span id="more-1727"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Una fonte interna all&#8217;azienda rivela al Financial Times che a tutti i nuovi assunti viene proposta la scelta tra ambiente operativo Mac o un pc basato su Linux. &#8220;Non utilizzeremo più Windows&#8221;, dichiara la fonte, &#8220;per motivi strettamente di sicurezza. E&#8217; ancora possibile utilizzare Windows sui laptop dell&#8217;azienda, ma non più sulle postazioni desktop&#8221;. Chi vuole continuare ad usare Windows ha bisogno di un permesso speciale concesso da un dirigente, e acquistare un nuovo pc con Windows richiede l&#8217;approvazione dei responsabili dei sistemi aziendali. Al momento Google non commenta ufficialmente la notizia, ma da Mountain View trapela l&#8217;indicazione che sarebbero stati gli stessi dipendenti a migrare spontaneamente verso Linux e Mac non sentendosi più sicuri dopo gli attacchi dello scorso gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;enorme diffusione di Windows nel mondo ha reso la piattaforma, oltre che estremamente popolare, anche la più sensibile agli attacchi esterni e la più conosciuta dagli hacker e dai programmatori di virus. La mossa di Google non ha incontrato il favore di tutti i dipendenti, alcuni ben abituati dall&#8217;azienda stessa ad utilizzare il sistema per loro più comodo. Ma la fonte del Financial Times aggiunge che probabilmente Google avrebbe scontentato più persone se avesse impedito l&#8217;utilizzo di MacOs.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Insomma Windows non era già il sistema operativo di riferimento all&#8217;interno di Big G, e questa manovra sarebbe solo un docile ma definitivo giro di vite. Che forse serve anche a far capire quanto ormai le due aziende siano concorrenti diretti, con Google decisamente avanti in termini dei risultati sul web, mentre Microsoft domina sul mercato dei sistemi operativi, in cui Windows ha la fetta più grande. Ma che Big G proverà ad attaccare a breve con Chrome Os, il suo sistema basato sull&#8217;accesso diretto al web, una delle possibili rivoluzioni del futuro prossimo. A Mountain View  infatti si cerca già da ora di indirizzare i dipendenti a lavorare su Chrome OS: Google vorrebbe un&#8217;azienda operativa sulle strutture tecnologiche interne. Per ora software, ma chissà forse un giorno anche di più. Fino all&#8217;autarchia completa, una muraglia elettronica molto simile a quella concreta di Pechino, che nei piani di Google dovrebbe rendere l&#8217;azienda inespugnabile.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/06/01/news/google_no_a_windows-4497604/" target="_blank">repubblica.it</a></p>
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		<title>Tiscali aderisce a &#8220;2010: Fibra per l&#8217;Italia&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 05:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/tiscali-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1724" style="margin: 1px 3px; border: 1px solid black;" title="tiscali-logo" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/06/tiscali-logo-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Un breve comunicato stampa per una promessa forte: anche Tiscali è pronta a schierarsi al fianco di Fastweb, Vodafone e Wind nel progetto &#8220;2010: Fibra per l&#8217;Italia&#8221;. Ed è un annuncio molto importante: con l&#8217;aumentare degli attori in causa, infatti, Telecom Italia si trova sempre più isolata nella propria difesa  dell&#8217;infrastruttura di proprietà e dovrà giocoforza cedere qualcosa pur di trovare un accordo per evitare l&#8217;impossibile suicidio collettivo identificabile in una non ipotizzabile doppia NGN.<span id="more-1723"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Spiega il gruppo di Renato Soru: «Tiscali, una delle principali società di telecomunicazioni in Italia, aderisce al progetto &#8220;2010: Fibra per l&#8217;Italia&#8221;, presentato nei giorni scorsi da Fastweb, Vodafone e Wind, con l&#8217;obiettivo di dotare l&#8217;Italia di un&#8217;unica infrastruttura di rete di nuova generazione in fibra ottica. Tiscali si unisce quindi ai tre operatori promotori del progetto nel chiedere al Governo e alle Istituzioni preposte di dare il via al processo per realizzare una società per la gestione della rete in fibra ottica con il contributo di tutti gli operatori di telecomunicazioni e delle Autorità».</p>
<p style="text-align: justify;">E continua: «Partecipando allo sviluppo del progetto per la creazione della Rete di Nuova Generazione (NGN), Tiscali prenderà parte anche alla sperimentazione nel quartiere romano della Collina Fleming che partirà a breve. Renato Soru, Presidente e Amministratore Delegato di Tiscali, ha dichiarato: &#8220;Vedo nel progetto 2010 Fibra per l&#8217;Italia l&#8217;affermazione concreta di una necessità che non può essere più trascurata: dotare anche l&#8217;Italia di quelle infrastrutture di cui gli altri Paesi con cui ci confrontiamo si stanno rapidamente dotando. La banda larga è il cuore di un Paese moderno e civile. Le decisioni che verranno prese su questo progetto determineranno la competitività dell&#8217;Italia di domani. Ecco perché Tiscali lavorerà al fianco degli altri operatori e delle Istituzioni mettendo in campo il meglio delle proprie risorse».</p>
<p style="text-align: justify;">Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali. I tre moschettieri diventano quattro e Telecom Italia è all&#8217;angolo.</p>
<p>Fonte: WebNews.it</p>
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		<title>iPad, si parte con Repubblica+</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 09:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo nome a poter sbandierare la bandiera dell&#8217;iPad in Italia è La Repubblica. L&#8217;editore che più di ogni altro ha dimostrato nel tempo di voler scommettere sull&#8217;editoria digitale, dimostra ora di non voler perdere il treno dei tablet portandosi avanti nei lavori fin da subito.
«La Repubblica è il primo quotidiano italiano che si può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/ipad.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1720" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="iPad, si parte con Repubblica+" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/ipad-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Il primo nome a poter sbandierare la bandiera dell&#8217;iPad in Italia è La Repubblica. L&#8217;editore che più di ogni altro ha dimostrato nel tempo di voler scommettere sull&#8217;editoria digitale, dimostra ora di non voler perdere il treno dei tablet portandosi avanti nei lavori fin da subito.</p>
<p style="text-align: justify;">«La Repubblica è il primo quotidiano italiano che si può scaricare e leggere, sfogliare e conservare sull&#8217;iPad, la magica tavoletta elettronica della Apple. Il Gruppo Editoriale l&#8217;Espresso ha bruciato i tempi di lancio di &#8220;la Repubblica+&#8221;, l&#8217;applicazione per l&#8217;accesso al giornale su supporto digitale. Già da ieri è a disposizione dei lettori che si trovano negli Stati Uniti, che per il momento sono gli unici a poter comprare l&#8217;iPad». Ma per l&#8217;arrivo in Italia dell&#8217;iPad è ormai soltanto questione di giorni.<span id="more-1719"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La spiegazione di Repubblica+ giunge direttamente dal sito ufficiale Repubblica.it, una illustrazione dettagliata di quel che il giornale è in grado di fare nella versione a portata di touch: «Consultare Repubblica sull&#8217;iPad è una esperienza nuova e gratuita. Sullo schermo extra-nitido, che può essere usato orizzontalmente (landscape) o verticalmente (portrait), compaiono le pagine del quotidiano in formato miniatura. Basta un clic con il pollice destro per sfogliarle rapidamente; basta allargare il pollice e l&#8217;indice sullo schermo touch &#8211; come facciamo già sull&#8217;iPhone &#8211; per ingrandire l&#8217;articolo che si vuole leggere. Il primo dei tre pulsanti nella parte inferiore dell&#8217;iPad permette di scegliere tra l&#8217;edizione nazionale, quelle locali e l&#8217;inserto D (in futuro saranno aggiunti altri supplementi). Premendo il secondo tasto si scorre rapidamente il timone &#8211; l&#8217;indice, diciamo &#8211; del giornale mentre il terzo apre una piccola finestra con gli aggiornamenti in tempo reale attraverso il nostro sito».</p>
<p style="text-align: justify;">La promessa di Steve Jobs è quella di un nuovo modello di business basato sulla vendita di applicazioni e su uno schema di advertising (&#8220;iAd&#8221;) ancora in fase di sviluppo. Al momento, però, trattasi di promesse che La Repubblica coglie partendo dal gratis. Gratis, infatti, è l&#8217;applicazione per leggere i contenuti sull&#8217;iPad e tutto ciò mentre anche le pubblicità non sembrano mostrare nuovi formati o nuove idee. La Repubblica scommette però sul potenziale, ed in virtù di ciò accetta il &#8220;gratis&#8221; pur di posizionarsi in prima fila sotto i polpastrelli degli italiani.</p>
<p>Fonte: <a href="Il primo nome a poter sbandierare la bandiera dell'iPad in Italia è La Repubblica. L'editore che più di ogni altro ha dimostrato nel tempo di voler scommettere sull'editoria digitale, dimostra ora di non voler perdere il treno dei tablet portandosi avanti nei lavori fin da subito.  «La Repubblica è il primo quotidiano italiano che si può scaricare e leggere, sfogliare e conservare sull'iPad, la magica tavoletta elettronica della Apple. Il Gruppo Editoriale l'Espresso ha bruciato i tempi di lancio di &quot;la Repubblica+&quot;, l'applicazione per l'accesso al giornale su supporto digitale. Già da ieri è a disposizione dei lettori che si trovano negli Stati Uniti, che per il momento sono gli unici a poter comprare l'iPad». Ma per l'arrivo in Italia dell'iPad è ormai soltanto questione di giorni.  La spiegazione di Repubblica+ giunge direttamente dal sito ufficiale Repubblica.it, una illustrazione dettagliata di quel che il giornale è in grado di fare nella versione a portata di touch: «Consultare Repubblica sull'iPad è una esperienza nuova e gratuita. Sullo schermo extra-nitido, che può essere usato orizzontalmente (landscape) o verticalmente (portrait), compaiono le pagine del quotidiano in formato miniatura. Basta un clic con il pollice destro per sfogliarle rapidamente; basta allargare il pollice e l'indice sullo schermo touch - come facciamo già sull'iPhone - per ingrandire l'articolo che si vuole leggere. Il primo dei tre pulsanti nella parte inferiore dell'iPad permette di scegliere tra l'edizione nazionale, quelle locali e l'inserto D (in futuro saranno aggiunti altri supplementi). Premendo il secondo tasto si scorre rapidamente il timone - l'indice, diciamo - del giornale mentre il terzo apre una piccola finestra con gli aggiornamenti in tempo reale attraverso il nostro sito».  La promessa di Steve Jobs è quella di un nuovo modello di business basato sulla vendita di applicazioni e su uno schema di advertising (&quot;iAd&quot;) ancora in fase di sviluppo. Al momento, però, trattasi di promesse che La Repubblica coglie partendo dal gratis. Gratis, infatti, è l'applicazione per leggere i contenuti sull'iPad e tutto ciò mentre anche le pubblicità non sembrano mostrare nuovi formati o nuove idee. La Repubblica scommette però sul potenziale, ed in virtù di ciò accetta il &quot;gratis&quot; pur di posizionarsi in prima fila sotto i polpastrelli degli italiani.">WebNews.it</a></p>
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		<title>Privacy, Facebook sotto assedio</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 09:43:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La questione  privacy investe Facebook e non può essere più ignorata. In seguito alle critiche che piovono da tutti i lati, la società ha convocato un summit dei suoi vertici, come si conviene quando c&#8217;è uno stato conclamato di crisi. Il social network è ormai spalle al muro, soprattutto dopo l&#8217;intervento dei garanti per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/facebook-icon.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1717" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Privacy, Facebook sotto assedio" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/facebook-icon-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>La questione  privacy investe <a href="http://WWW.FACEBOOK.COM">Facebook</a> e non può essere più ignorata. In seguito alle critiche che piovono da tutti i lati, la società ha convocato un summit dei suoi vertici, come si conviene quando c&#8217;è uno stato conclamato di crisi. Il social network è ormai spalle al muro, soprattutto dopo l&#8217;intervento dei garanti per la privacy europei. E tra gli utenti cresce il fronte di chi valuta se abbandonare il sito giudicato poco rispettoso dei loro dati personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Neanche in questo clima, però, <a href="http://WWW.FACEBOOK.COM">Facebook</a> rinuncia al suo stile tipico: la riunione è stata a porte chiuse. La società non ha fatto sapere nulla di quello che è stato detto o deciso, se non che è stata una &#8220;discussione proficua&#8221;. La sola azione annunciata ieri riguarda più la sicurezza del network che la privacy in senso stretto: ha aggiunto funzioni per contrastare il fenomeno dei ladri di informazioni personali, quelli che riescono a collegarsi agli account altrui.<span id="more-1716"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le polemiche che hanno colpito il network sono ben altre, però, e riguardano il modo con cui esso stesso gestisce i dati personali dei suoi 400 milioni di utenti. L&#8217;ultima è per il servizio nato a fine aprile, l&#8217;instant personalization 1. Fa sì che siti partner di Facebook possono sfruttare le informazioni personali che l&#8217;utente ha pubblicato sul network (nome, sesso, connessioni con altre persone o gruppi). Quando un utente di Facebook va su un sito partner troverà una pagina personalizzata in base ai suoi dati, per esempio con consigli basati sui suoi gusti musicali o su quelli dei suoi amici. L&#8217;utente può evitare questa personalizzazione? Sì, ma soltanto se si prende la briga di modificare un&#8217;opzione sul proprio profilo di Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">Una novità &#8220;inaccettabile&#8221; scrive il Working Party, formato da tutti i garanti della privacy europei, in una lettera inviata al social network 2. Poco tempo fa i garanti avevano puntato il dito 3, in modo analogo, contro Google riguardo al servizio Buzz. In quel caso, l&#8217;azienda di Mountain View che ha risposto riconoscendo l&#8217;errore. Chissà se anche Facebook si dimostrerà accondiscendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, il social network subisce pressioni anche in madrepatria: un gruppo di senatori Usa gli ha chiesto di essere più trasparente sul modo con cui gestisce i dati personali. Le critiche sono un coro a più voci, anche gli esperti di privacy ci si mettono: l&#8217;associazione storica del web Eff ha pubblicato una timeline 4 con il progressivo peggioramento del rapporto tra Facebook e privacy. L&#8217;esperto Matt McKeon l&#8217;ha messa in bella grafica 5 mostrando come Facebook, dagli inizi ad oggi, ha esposto sempre più informazioni personali degli iscritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo del network è ovviamente quello di massimizzare lo sfruttamento marketing e pubblicitario dei dati.  Né hanno giovato, alla sua fama, sparate come quella del 25enne fondatore Mark Zuckerberg, che ha detto in pubblico 6 &#8220;la privacy è un concetto vecchio, superato&#8221;. Qualcosa di cui gli utenti non si curerebbero più, impazienti come sono di condividere e comunicare. Un calcolo sbagliato, forse, da cui potrebbe cominciare il declino del network a favore di un concorrente più rispettoso delle informazioni personali. L&#8217;ha chiesto a gran voce Ryan Singel dalle colonne di Wired 7 ed è una possibilità che comincia a diventare reale. Quattro ragazzi sono riusciti in pochi giorni a raccogliere 120 mila dollari per il progetto Diaspora 8: un social network &#8220;open&#8221;, che nascerà a settembre e che a differenza di Facebook darà agli utenti pieno e trasparente controllo sui propri dati personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Pressato da esperti e autorità di tutto il mondo da una parte, minacciato da alternative open dall&#8217;altra, Facebook potrebbe decidere di cambiare strada, dovendo però così anche rivedere i propri piani di remunerazione. Nel frattempo, però, c&#8217;è anche chi pensa di andarsene: un gruppo di scontenti ha individuato nel 31 maggio il giorno in cui ci si dovrebbe cancellare in massa da Facebook, il Quit Facebook Day 9. Per ora sono 1281 gli utenti che si sono impegnati a fare questo passo.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/05/17/news/facebook_riunione_privacy-4063531/">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Facebook avvia il login controllato</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 15:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa intenda, possa o desideri fare  Facebook per tutelare la privacy degli utenti ancora non chiaro: una  riunione di massa è stata organizzata nella giornata di ieri per  discutere il tema e al momento nulla è trapelato dalle mura  dell&#8217;azienda. Quel che è chiaro, invece, è che in attesa di proteggere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/Facebook_hacked.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1713" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Facebook_hacked" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/Facebook_hacked-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Cosa intenda, possa o desideri fare  Facebook per tutelare la privacy degli utenti ancora non chiaro: una  riunione di massa è stata organizzata nella giornata di ieri per  discutere il tema e al momento nulla è trapelato dalle mura  dell&#8217;azienda. Quel che è chiaro, invece, è che in attesa di proteggere  la privacy il team intenda muoversi per proteggere almeno la sicurezza  degli utenti. Partendo dal login.</p>
<p style="text-align: justify;">Due  aspetti sono importanti su Facebook: l&#8217;identità degli utenti e le  connessioni che tracciano sul network. Mentre le seconde sono al centro  del fuoco incrociato di chi vede in Facebook una minaccia continua alla  privacy per il modo in cui rende pubbliche le attività dei suoi account,  le prime sono invece qualcosa di fondamentale poichè certifica tutto  quel che segue: salvaguardia delle informazioni, veridicità delle stesse  e controllo sulle medesime. Per certificare l&#8217;identità un aspetto su  tutti è importante: la procedura di login, l&#8217;immissione dei dati di  accesso e la garanzia per cui nessun altro acceda al medesimo account  senza autorizzazione.<span id="more-1712"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Facebook a tal fine ha messo a punto un  sistema di sicurezza nuovo ed ulteriore avente finalità di verifica. Il  cosiddetto &#8220;Account Security&#8221;, infatti, consente di ricevere notifiche  nel caso in cui qualche nuovo device tenti di accedere all&#8217;account. È  chiaro, infatti, come gli utenti accedano al network in molti casi  utilizzando il medesimo pc, il medesimo laptop o il medesimo cellulare:  se nuovi device accedono al network significa che probabilmente qualcosa  non va e qualcuno sta probabilmente tentando di sbirciare dove non  dovrebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">La procedura prevede  dapprima di registrare il device in uso. Si può decidere inoltre il  sistema desiderato per il recepimento delle notifiche, con la  possibilità di scegliere tra email ed SMS. Una volta completato il  tutto, al ricevimento di una notifica sospetta è possibile accedere al  sistema e bloccare l&#8217;accesso indesiderato salvaguardando l&#8217;integrità del  proprio account.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema delle  notifiche sembra essere abilitato fin da subito anche sulla versione  italiana del network, ma al momento non viene indicato alcun dettaglio  circa la possibilità di scelta per le notifiche. I casi son due: o gli  SMS non verranno abilitati nel nostro paese (come già successo in casi  similari con Google), oppure l&#8217;Account Security deve ancora essere messa  a punto nella sua completezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte:  <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12946/facebook-avvia-il-login-controllato/">WebNews.it</a></p>
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		<title>Skype adotta la videochiamata multi-utente</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 15:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Skype ha annunciato l&#8217;introduzione della  possibilità di effettuare videochiamate tra più utenti. Quel che fino  ad oggi era possibile con ottima qualità tra chiamate e destinatario,  ora sarà possibile in una sorta di conferenza che potrebbe avere grande  importanza per spingere Skype nel mondo business.
La nuova funzione è stata introdotta sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.skype.com"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/skype-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1710" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="skype logo" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/skype-logo-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Skype</a> ha annunciato l&#8217;introduzione della  possibilità di effettuare videochiamate tra più utenti. Quel che fino  ad oggi era possibile con ottima qualità tra chiamate e destinatario,  ora sarà possibile in una sorta di conferenza che potrebbe avere grande  importanza per spingere Skype nel mondo business.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova funzione è stata introdotta sotto  forma di beta release ed a titolo gratuito. Ma si tratta, e Skype lo  anticipa fin ad subito, soltanto di un esperimento: in futuro la  videochiamata multi-utente sarà un servizio premium che Skype metterà a  disposizione con costi ancora da definire. Nessuna modifica, però, su  quello che è il pacchetto gratuito odierno: chiamate e videochiamate  1-to-1 rimarranno quindi gratuite, anche se l&#8217;opzione ad-supporter  potrebbe essere dietro l&#8217;angolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Skype  chiede pazienza agli utenti che non utilizzano Windows: a breve la beta  giungerà anche su altre piattaforme. Nel contempo la videochiamata  (abilitata per gruppi fino ad un massimo di 5 unità in contemporanea)  sarà utilizzabile su pc di nuova generazione e dotati di buona  connettività, anche se in futuro il gruppo conta di utilizzare adeguati  strumenti per fare in modo che la chiamata multiutente possa essere  possibile anche su una moltitudine di device (con un occhio di riguardo  presumibilmente anche al mobile).<span id="more-1709"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il link per il download sembra restituire  qualche piccolo problema che sarà presumibilmente risolto entro poche  ore. Una volta installata la beta gli utenti possono assaggiare la nuova  utility (anche gli utenti chiamati, però, devono aver installato la  medesima versione) e capire come e se possa diventare un elemento da  adottare. Sulla base del modo in cui il tutto sarà accolto, Skype  stipulerà i piani futuri di sviluppo della funzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le sorprese Skype non finiscono qui. Il  gruppo usa il post di annuncio per promettere ulteriori novità già entro  il 2010. La pulce nell&#8217;orecchio, ma nessun dettaglio ulteriore.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi vuol provare il nuovo Skype 5 beta può  scaricarlo direttamente <a href="http://download.html.it/software/vedi/8989/skype/">qui</a>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12945/skype-adotta-la-videochiamata-multi-utente/">WebNews.it</a></p>
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		<title>Google Chrome 5 accelera ancora</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 14:46:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Velocità, velocità, velocità. Google Chrome tira dritto sulla strada che ha portato gli utenti ad apprezzarne le virtù, ed è una strada che il browser intende percorrere per sua natura con il piede sull&#8217;acceleratore. Il browser si presenta così in beta release come Google Chrome 5, la versione destinata ad aumentare ulteriormente la base di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/google-chrome.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1705" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="google-chrome" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/google-chrome-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Velocità, velocità, velocità. Google Chrome tira dritto sulla strada che ha portato gli utenti ad apprezzarne le virtù, ed è una strada che il browser intende percorrere per sua natura con il piede sull&#8217;acceleratore. Il browser si presenta così in beta release come Google Chrome 5, la versione destinata ad aumentare ulteriormente la base di utenti già conquistata  (ad oggi pari al 6.73% del mercato).</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova beta release è così presentata sul blog ufficiale del gruppo: «La nuova release incorpora una delle maggiori accelerazioni in velocità e performance di Chrome, con un miglioramento del 30% ed il 35% sui benchmark V8 e SunSpider [...]. Infatti, guardando indietro nel tempo, le performance di Chrome sono state migliorate del 213% e del 305% rispetto alla prima beta». Il miglioramento è conclamato ed è dimostrato con tanto di grafici e numeri con i quali Google intende evidenziare quanto rapido sia oggi Chrome rispetto a se stesso in primis e rispetto ai browser concorrenti poi.<span id="more-1703"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/benchmark.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1704" title="benchmark" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/benchmark.png" alt="" width="350" height="238" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La presentazione annovera inoltre ulteriori funzionalità quali la sincronizzazione dei preferiti (tramite Google Account) e delle preferenze espresse sul browser relativamente a temi, homepage, impostazioni predefinite, linguaggio ed altro ancora. Il post sottolinea inoltre un aspetto importante sotto molti punti di vista: Flash sarà aggiornato  in automatico con l&#8217;update del browser, migliorando così la sicurezza del plugin e confermando pertanto il feeling che sta sorgendo tra Google e Adobe sulla scia degli scontri con Apple sul mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per mettere alla prova la nuova versione di Google Chrome è  sufficiente il download della versione apposita:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.google.com/intl/en/landing/chrome/beta/">Google  Chrome beta per Windows</a></li>
<li><a href="http://www.google.com/chrome?platform=mac">Google Chrome  beta per Mac</a></li>
<li><a href="http://www.google.com/chrome?platform=linux">Google Chrome  beta per Linux</a></li>
</ul>
<p>Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12884/google-chrome-5-accelera-ancora/">WebNews.it</a></p>
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		<title>Google porterà Flash su Android</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 14:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Steve Jobs odierà pure Flash, ma Google non è dello stesso parere:  proprio mentre il Ceo di Apple esprime tutto il  proprio disgusto per la tecnologia di Adobe e si chiede se mai  arriverà su uno smartphone, la creatrice di Android si mostra più  che possibilista, in questo senso.  Andy Rubin, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/android-smartphone.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1700" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="android-smartphone" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/05/android-smartphone-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Steve Jobs odierà pure Flash, ma Google non è dello stesso parere:  proprio mentre il Ceo di Apple esprime tutto il  proprio disgusto per la tecnologia di Adobe e si chiede <strong>se mai  arriverà </strong>su uno smartphone, la creatrice di Android si mostra più  che possibilista, in questo senso.  Andy Rubin, capo dello sviluppo di Android, ha dichiarato in  un&#8217;intervista al New York Times che <strong>la prossima versione </strong>del  sistema includerà il pieno supporto a Flash.</p>
<p style="text-align: justify;">Un <strong>portavoce ufficiale di Google </strong>ha frenato un po&#8217; l&#8217;entusiasmo,  facendo capire che il supporto arriverà ma magari non proprio nella  prossima versione &#8211; la 2.2, nome in codice Froyo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Google è lieta di lavorare con Adobe per portare sulla piattaforma  Android <strong>il web nel suo complesso</strong>, applicazioni grandiose e  libertà di scelta per gli sviluppatori&#8221;</em> aveva già scritto non molto  tempo fa Rubin nel proprio blog.<span id="more-1699"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per Google, il supporto a Flash <strong>ha perfettamente senso</strong>: YouTube,  dopotutto, si basa su quella tecnologia, sebbene in via sperimentale sia  disponibile anche una versione che sfrutta Html5. Inoltre <strong>molti banner pubblicitari</strong> &#8211; la linfa vitale di Google &#8211;  sono realizzati in Flash, e non sarebbe saggio lasciarli fuori dai  dispositivi Android.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=12365&amp;numero=999">ZeusNews.it</a></p>
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		<title>Windows 7, antipasto di Service Pack</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 08:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seguendo il canovaccio già tenuto con Windows Vista, Microsoft ha  rilasciato senza particolare clamore un pacchetto di  aggiornamento per il proprio Windows 7, in anticipo rispetto al  Service Pack. Trattasi di un aggiornamento che nulla ha a che vedere  con la sicurezza e che, semplicemente, si propone di migliorare  le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/logo-microsoft.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1694" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="logo microsoft" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/logo-microsoft-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Seguendo il canovaccio già tenuto con Windows Vista, Microsoft ha  rilasciato senza particolare clamore un <strong>pacchetto di  aggiornamento per il proprio Windows 7</strong>, in anticipo rispetto al  Service Pack. Trattasi di un aggiornamento che nulla ha a che vedere  con la sicurezza e che, semplicemente, si propone di <strong>migliorare  le performance e la stabilità del sistema operativo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aggiornamento, sulla base di quanto già accaduto con Vista, altro  non è se non una anticipazione di quel che sarà incluso nel prossimo  Service Pack: il rilascio odierno permette agli utenti interessati di  apportare fin da subito alcune interessanti migliorie al sistema  operativo ed inoltre funge da test pubblico su interventi che, in  seguito, verranno elargiti su larga scala per incontrare l&#8217;utenza di  massa tramite la proposta di aggiornamento da Microsoft Update. Spiega  Microsoft nel proprio articolo di supporto: «<strong>Questo aggiornamento risolve i problemi che  interessano alcuni computer che eseguono Windows 7 o che eseguono  Windows Server 2008 R2</strong>. Questi problemi vengono segnalati dai  clienti che utilizzano il servizio di segnalazione o che utilizzano il  servizio supporto tecnico clienti Microsoft».<span id="more-1692"></span></p>
<p>Quattro i download suggeriti, in base al sistema utilizzato:</p>
<ul>
<li>Windows 7 32bit &#8211; <a href="http://www.microsoft.com/downloads/details.aspx?FamilyId=e4c4711e-95cf-4a1f-b02f-ba5b41660552">download</a></li>
<li>Windows 7 64bit &#8211; <a href="http://www.microsoft.com/downloads/details.aspx?FamilyId=ee73804d-b2c1-436d-9523-77be22331a1b">download</a></li>
<li>Server 2008 R2 64bit &#8211; <a href="http://www.microsoft.com/downloads/details.aspx?FamilyId=1b97ffcf-89af-4b12-a66c-7114c48644d1">download</a></li>
<li>Windows Server 2008 R2 IA-64 based &#8211; <a href="http://www.microsoft.com/downloads/details.aspx?FamilyId=08c0de0c-5762-48ca-955b-f8f548669663">download</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Microsoft mette a disposizione, anche nell&#8217;italiano maccheronico del  traduttore automatico del servizio di supporto, l&#8217;elenco delle novità  apportate nell&#8217;aggiornamento:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Esplora risorse si blocca e quindi si riavvia quando si accede a un  elemento del Pannello di controllo di terze parti;</li>
<li>Non è possibile connettersi a un&#8217;istanza di SQL Server Analysis  Services da un&#8217;applicazione in Windows 7 o in Windows Server 2008 R2  dopo l&#8217;installazione di Office Live 1.4 o componente aggiuntivo Windows  Live ID Sign-in Assistant 6.5;</li>
<li>Esplora risorse potrebbe bloccarsi per 30 secondi se un file o una  directory viene creata o rinominata dopo l&#8217;installazione di determinate  applicazioni;</li>
<li>La schermata iniziale può essere visualizzata per 30 secondi quando  si effettua il login ad un computer il cui sfondo del desktop è stato  impostato su un colore a tinta unita;</li>
<li>Non si è avvisati quando si eliminano più di 1000 file  contemporaneamente. Quindi i file vengono eliminati in modo permanente e  non vengono spostati nel Cestino.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;installazione non è né consigliata, né necessaria. È semplicemente  possibile, andando così a risolvere i vari problemi segnalati in  anticipo rispetto al rilascio del Service Pack.</p>
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		<title>Attenzione alle richieste di verifica dati aziendali</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 14:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi informiamo che, ancora una volta, ci giungono numerose segnalazioni di utenti che hanno ricevuto lettere da un sedicente &#8220;Registro italiano in Internet per le imprese&#8221; tramite le quali si chiede, apparentemente, la verifica dei dati relativi alla propria attivita&#8217;: i moduli sono in realta&#8217; una proposta di contratto per adesione per la fornitura di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/Registro.it_.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1689" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Registro.it" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/Registro.it_-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Vi informiamo che, ancora una volta, ci giungono numerose segnalazioni di utenti che hanno ricevuto lettere da un sedicente &#8220;Registro italiano in Internet per le imprese&#8221; tramite le quali si chiede, apparentemente, la verifica dei dati relativi alla propria attivita&#8217;: i moduli sono in realta&#8217; una proposta di contratto per adesione per la fornitura di un servizio a pagamento.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<a href="http://www.iit.it">Istituto di Informatica e Telematica</a> del Cnr e il <a href="http://www.Registro .it">Registro .it</a> sono del tutto estranei a tale iniziativa e avvieranno, ancora una volta, le azioni necessarie per la tutela dell&#8217;eventuale diritto leso.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Autorita&#8217; garante della concorrenza e del mercato (<a href="Vi informiamo che, ancora una volta, ci giungono numerose segnalazioni di utenti che hanno ricevuto lettere da un sedicente &quot;Registro italiano in Internet per le imprese&quot; tramite le quali si chiede, apparentemente, la verifica dei dati relativi alla propria attivita': i moduli sono in realta' una proposta di contratto per adesione per la fornitura di un servizio a pagamento.  L'Istituto di Informatica e Telematica del Cnr e il Registro .it sono del tutto estranei a tale iniziativa e avvieranno, ancora una volta, le azioni necessarie per la tutela dell'eventuale diritto leso.  L'Autorita' garante della concorrenza e del mercato (http://www.agcm.it) ha piu' volte sanzionato analoghe iniziative in quanto fattispecie di pubblicita' ingannevole.">http://www.agcm.it)</a> ha piu&#8217; volte sanzionato analoghe iniziative in quanto  fattispecie di pubblicita&#8217; ingannevole.</p>
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		<title>Annunci auto, moto, scooter e camper: la truffa con Western Union</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito di SergioGrandus.it: Ennesima  variante della truffa perpetrata ai danni di chi risponde ad annunci  allettanti su vendite di auto, moto, scooter e camper a prezzi  stracciati.  Questa volta non si chiede un anticipo di contante via  Western Union o Money Gram ma una transazione (fatta verso sé stessi)  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-1683" href="http://www.webprato.it/news/annunci-auto-moto-scooter-e-camper-la-truffa-con-western-union/hacker2-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1683" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Annunci auto, moto, scooter e camper: la truffa con Western Union" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/hacker2-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Dal sito di SergioGrandus.it: Ennesima  variante della truffa perpetrata ai danni di chi risponde ad annunci  allettanti su vendite di auto, moto, scooter e camper a prezzi  stracciati.  Questa volta non si chiede un anticipo di contante via  Western Union o Money Gram ma una transazione (fatta verso sé stessi)  per provare di essere in possesso del danaro sufficiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Pubblico le email di un lettore. Da  queste è facile capire il meccanismo della truffa.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima email dopo il contatto iniziato  rispondendo ad un annuncio online in cui viene venduto un camper a 2000  euro:<span id="more-1682"></span></p>
<blockquote><p>Ciao</p>
<p>Prima di tutto mi scusi la scrittura perché non scrivo italiano cosí  bene ( sono di nazionalità ellenica, nata in Greece ) anche se ho  vissuto e lavorato in Italia .Ho comprato l’camper in Italia. Lo vendo  economico perché ho recentemente trasferito a lavorare in Grecia a  Athens ( sono Capo Reparto a McDonald ).L’camper è ancora in Italia ,  chiusa in un garage in affito..Prima di tutto voglio ringraziarla per  contattare me e per suo interesse alla mio camper.Voglio dirle più  dettagli, dell’camper.Le gomme sono 80% buone,freni nuovi,tutti filtri  cambiati,l ultima revisione fatta 3 mesi fa.Prima di partire da Italia  ho portati la camper a un  meccanico autorizzato per fare un controllo e  ha stabilito che l’camper è 100% in condizioni perfetti,senza  incidenti,senza nessun graffio,senza nessun difetto nascosto,ha la  vernice originale.</p>
<p>Adesso l’camper ha le targhe italiane,con documenti originali  italiani,libretto, certificatto di proprietta,gli km sono reali.Il  prezzo è corretto quello del annuncio,e non e trattabile.</p>
<p>Adesso la camper si trova in Italia.Se lei è interessato per comprare  quest’camper contattami per favore,e le diro come possiamo concludere   quest’affare.Per certo NON HO BISOGNO di nesuno anticipo finché lei non  vede l`camper… non pagate nulla prima di effettuare un controllo sulla  camper.</p>
<p>A presto,</p></blockquote>
<p>Seconda email in cui si parla di metodo di pagamento</p>
<blockquote><p>L’camper è chiuso in un garage in affito .. Purtroppo le  chiavi del garage sono solo in mio possesso .. perché non conosco  nessuna persona di fede in Italia ..</p>
<p>Pertanto, a presentare la camper devo venire personalmente in Italia  ..</p>
<p>NON SONO MOLTO PRATICA DEL MONDO DELLA RETE INTERNET .. questo è il  motivo per cui ho molto paura di non essere ingannata di nuovo..Ho  provato di vendere la camper e ho avuto delle cattive esperienze . ..  due settimane fa mi ha contatato una persona della Provincia di  Milano,che mi aveva mandato una fotocopia di un asegno circolare  intestatto a nome mio,e che alla fine era un falsso.Quella persona mi  diceva che e sicuro di comprare questa macchina e che mi  ha fatto  venire in Italia e spendere soldi per l’aerio e albergo, alla fine sono  arrivato a Italy e ho aspettato 2 giorni questa persona e non e mai  arrivata e non mi ha risposto piu al telefono e alle mie email.</p>
<p>Per questa ragione ho bisogno di un prova che lei mi aspetta ..</p>
<p>Paragonare con le altre camper comme questa ,il prezzo è basso e lo  so.Questo devo spiegarla perché lo vendo a questo prezzo.Vivo a Athens a  Greece.Io sono tornato a casa,per questo la vendo la camper.</p>
<p>Lo so che e molto difficile vendere e comprare sull’Internet può  essere piuttosto difficile,è duro per fidarsi del suo venditore o il suo  cliente, perché  non lai mai visto o sentito.</p>
<p>Per questa ragione , voglio completare quest’affare nella maniera più  sicura possibile, per lei e per me , sensa nesuno anticipo finché lei  non vede l`camper.</p>
<p>Come possiamo cominciare quest’affare insieme  ?</p>
<p>Guarda come la propongo io : io penso che piu sicuro methodo per  entrambi ( per convincere a me che voi posedati contanti / e per la  vostra sicurezza che non pagate nulla prima di effettuare un controllo  sulla camper ) è quello di inviarmi come garanzia , la riccevuta  scannerizzata nel banka di uno transferimento Westernunion fatto in  vostra banka intestata sul vostro nome..Come appena ho detto non  desidero alcun anticipo da parte tua …</p>
<p>1 PER FARE UN TRANSFERimento WESTERNUNION , DEVI ANDARE IN UN  QUALSIASI UFFICIO O BANKA D ITALIA , CON UNA PERSONA DI FIDUCIA (IN  POSSESSONO DI UN DOCUMENTO D’IDENTITA) .QUESTA PERSONA DEVE FARE UNA  TRANSFERimento IN TUO FAVORE ( BENEFICIARIO SEI SOLO TU ) . Tu mi devi  mandare una copia de la ricevuta che mi fa da garanzia che tu hai soldi e  che sei proprio interessato a comprarla.. Perché con la TRANSFERimento  WESTERNUNION posso vedere se lei a fatto veramente il transferimento o  no, chemando il NUMERO VERDE ..</p>
<p>In questo modo i soldi practicamente sono sempre nelle tue tasche.  Quindi , tu non perdi niente ..</p>
<p>3 dica lei un giorno quando e pronto per farla perche anche io mi  devo organizare con il biglieteo aereo..</p>
<p>4 per me durera 1 gg per arivare da Athens dopo che controlo la  garanzia ..</p>
<p>5 il passagio di propieta li paghiamo a meta 50 % io 50 % te ..</p>
<p>Il westernunion e’ un metodo di pagamento valido, contiene una  causale contabile, uno transferimento westernunion può essere presa solo  presentando un documento valido di riconoscimento allo sportello..   Quindi, solo la vostra persona può beneficiare di questa somma di denaro  . Non posso venire in Italia senza una garanzia, non sono sicuro che  sei disposta a pagare in contanti .. solo nn celo tempo  da perdere sul  internet come altri , perche lavoro tanto.</p>
<p>Uno transferimento fatto in tuo favore , è solo una prova per me che  avete soldi in contanti , perché asegno circolare  per me non vale  niente .</p>
<p>La realtà è che non siete obbligati ad acquistare la camper dopo il  mio arrivo in Italia.. Ma io vi garantiscono che l’camper corrisponde  alla sua fotografia/descrizione..</p>
<p>Aspetto una sua decisione,</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente dato il numero della  transazione con Western Union e avendo già il nome e cognome del  destinatario del versamento, qualcuno si presenterà in un’agenzia con  documenti falsi a prelevare. Guarda caso il limite per prelevare senza  troppa documentazione sono proprio i 200o euro richiesti. <strong>Fate attenzione</strong>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.sergiogandrus.it/index.php/page/2/">SegrioGrandus.it</a></p>
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		<title>Chrome mette da parte “HTTP://”. Ed è polemica</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultima versione di Google Chrome  riservata agli sviluppatori  (progetto Chromium) mette da parte  un pezzo storico del Web:  “HTTP://”. “Accatitipì due punti  doppio slash”: quasi una  formula magica, una iniziazione che trasforma  la stringa successiva in  un salto sul web; un codice condiviso, un  elemento che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/logo-chrome.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1679" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="Google Chrome" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/logo-chrome-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>L’ultima versione di Google Chrome  riservata agli sviluppatori  (progetto Chromium) <strong>mette da parte  un pezzo storico del Web:  “HTTP://”</strong>. “Accatitipì due punti  doppio slash”: quasi una  formula magica, una iniziazione che trasforma  la stringa successiva in  un salto sul web; un codice condiviso, un  elemento che ha accompagnato  l’intero sviluppo della rete ed ancora  oggi ne è pietra fondamentale. Ma  Chrome ha voluto cancellare gli  aspetti formali per tagliare corto e  velocizzare una volta di più il  tempo che passa dalla volontà di accesso  al web all’accesso stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei giorni scorsi la cosa era stata  segnalata come vero e proprio bug all’interno della repository dei  problemi  riscontrati nella versione 5.0.375.3 del browser. Nel giro di  poche ore,  però, la smentita da Mountain View: <strong>quello che  potrebbe  sembrare un problema, è in realtà una funzione</strong>. Non  una  mancanza ma una virtù, insomma, che gli sviluppatori hanno voluto   portare nel browser pur con tutte le attenzioni del caso. <strong>Immediata   la bocciatura della community</strong>: sono stati in molti a chiedere   di rivedere immediatamente tale funzione, indicando più argomentazioni  a  supporto di tale tesi. Centinaia di commenti in poche ore, tutti  dello  stesso stampo: non è questa una idea da portare avanti.<span id="more-1678"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il copia/incolla dell’url è un problema,  poichè non riporta l’esatto  indirizzo del sito sul documento di  destinazione del CTRL+V; tralasciare  “http” significa in certi casi  omettere il necessario “https”; un  indirizzi differente può arrecare  possibili problemi di sicurezza. È  questo soltanto un breve estratto  delle accuse scagliate contro Chromium. Nel forum c’è chi ricorda le  possibili  ricadute di un passo simile, chi contesta a Google il  tentativo di  sovvertire uno standard riconosciuto e chi rammenta il  fatto che già  Apple ha portato avanti una funzione simile (per altri  scopi) sul  proprio Safari Mobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Un moderatore ha risposto chiudendo in  parte la polemica: <strong>l’eliminazione  sarebbe soltanto formale ed  in realtà il copia/incolla dell’url porta  in memoria l’intera stringa,  ivi compreso l’omesso “http://”</strong>.  Ma il tentativo è vano,  poichè tale funzione non sembra funzionare alla  perfezione riportando  la contestazione al punto iniziale. OSNews nel  frattempo coglie  l’occasione per una bocciatura costruttiva:   vista l’inopportunità della scelta, perchè non cogliere l’occasione  per  la creazione di una icona che renda manifesto il protocollo in uso?   Perchè non rendere visivamente espliciti i vari “FTP”, “HTTP” o  “HTTPS”  così come succede già con gli RSS? Perchè non portare tutti i  browser  sulla stessa sponda, nell’interesse reciproco e soprattutto   nell’interesse dei navigatori e della loro sicurezza?</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito si sviluppa su di un  canovaccio complesso, finalizzato a  capire cosa possa implicare  l’eliminazione annunciata e prossima a  divenire realtà sulla versione 5  di Google Chrome. Ma occorre portare  nel dibattito anche due ulteriori  elementi di valutazione, l’uno  parzialmente a favore dell’approccio  pragmatico di Google e l’altro  contrario:</p>
<ol>
<li><strong>dell’inutilità di “http://” si è espresso in parte anche Tim  Berners Lee</strong> il quale a fine 2009 si è  simpaticamente scusato  per aver introdotto il doppio slash all’interno  degli indirizzi del  web: un inutile orpello, un’eredità ingegneristica  di cui tutti  farebbero volentieri a meno. Anche il padre del Web, anche  colui il  quale ha dato forma al “www”. In ballo, però, v’è ora qualcosa  di più  del doppio slash;</li>
<li>eliminare l’http significa trasformare,  almeno visivamente, le url  in qualcosa di diverso. Tutto ciò agendo  sulla barra degli indirizzi,  ovvero un campo sul quale Google fa forte  affidamento tanto per le  ricerche sul proprio motore, quanto per il  primo passo verso un sistema  operativo cloud basato sul browser. <strong>Non  è da escludersi, quindi,  che Google possa aver agito per favorire la  ricerca piuttosto che non  la digitazione diretta di un indirizzo</strong>,  trasformando così una  volta di più il motore in uno snodo basilare  della navigazione. Una  scelta opportunistica, quindi: una forzatura in  grado di offrire a  Google un ruolo ancor più centrale nel percorso di  incontro tra l’utente  ed i contenuti sulla rete.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12785/chrome-mette-da-parte-http-ed-e-polemica/">www.webnews.it</a></p>
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		<title>Da Sony l’addio ai floppy da 3,5</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sony]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ con un misto di cordoglio e nostalgia  che annunciamo la scomparsa dei floppy da 3,5 pollici. Sony ha infatti  deciso l’uscita dal mercato in Giappone a partire dal 2011.
Rimasti nelle riserve di chissà quali  utenti, soppiantati da CD, DVD e chiavette USB, i floppy hanno fatto la  storia dell’informatica. Sorprendentemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/floppydisk.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1676" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="floppy disk" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/floppydisk-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>E’ con un misto di cordoglio e nostalgia  che annunciamo la scomparsa dei floppy da 3,5 pollici. Sony ha infatti  deciso l’uscita dal mercato in Giappone a partire dal 2011.</p>
<p>Rimasti nelle riserve di chissà quali  utenti, soppiantati da CD, DVD e chiavette USB, i floppy hanno fatto la  storia dell’informatica. Sorprendentemente piccoli e robusti rispetto a  quelli da 5,25 pollici, vennero presentati nel 1981 per debuttare nei  negozi nel 1983. In Italia ebbero fortuna a partire dagli anni ‘90  mentre si stima che il picco mondiale sia avvenuto attorno al 2000.</p>
<p>Vediamo quanti di voi ricordano le due  fasi del floppy: 720 kb e 1,44 mb. E chissà quanti in quanti hanno  praticato, con trapani o cacciaviti vari, il secondo foro per poter  poter passare appunto a 1,44 mega senza spendere un capitale. Cose che  oggi fanno sorridere, ma che anni fa facevano assumere un’aurea di  superiorità proto-hacker in chi compiva astuzie simili.<span id="more-1675"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Rimanendo in tema di ricordi, quando  ancora un masterizzatore per cdrom costava una fortuna, qualcuno si  ricorderà dei mitici Iomega ZipDrive, i cui dischi sembravano quasi  “cartucce” e i meno diffusi Imation SuperDisk. Prodotti che sembravano  fantascienza ma che oggi sono relegati ai collezionisti di  retro-computing. Alzi la mano chi non ha litigato almeno una volta con i  driver di questi dispositivi… Volete raccontarceli?</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.downloadblog.it/post/12278/sony-addio-ai-floppy-da-35">DownloadBlog.it</a></p>
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		<title>L’iPhone 4g svelato sul web l’ha smarrito un dipendente Apple</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ lui o non è lui? In attesa di  cogliere il nuovo melafonino nella sua forma definitiva che dovrebbe  essere svelata al mondo verso giugno-luglio, i siti Gizmodo e Engadget  pubblicano delle immagini  di un prototipo della quarta generazione  dello smartphone di Apple. L’azienda di Cupertino ha richiesto a Gizmodo  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/4g.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1673" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="4g" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/4g-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>E’ lui o non è lui? In attesa di  cogliere il nuovo melafonino nella sua forma definitiva che dovrebbe  essere svelata al mondo verso giugno-luglio, i siti Gizmodo e Engadget  pubblicano delle immagini  di un prototipo della quarta generazione  dello smartphone di Apple. L’azienda di Cupertino ha richiesto a Gizmodo  la restituzione dell’apparecchio, una conferma implicita della  provenienza certificata del misterioso smartphone che è arrivato sul  web attraverso un percorso  alquanto romanzesco: il nuovo melafonino  sarebbe stato smarrito in un bar di Redwood City, California.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’abbandono all’arrivo in rete il passo è minimo: dopo averci messo  le mani sopra, Gizmodo ha esaminato l’apparecchio in tutto e per tutto,  decretando che si tratta indubitabilmente del nuovo melafonino di quarta  generazione. Al momento del ritrovamento, l’apparecchio avrebbe  mostrato una versione funzionante del sistema operativo iPhone Os4 , per  smettere di funzionare poco dopo, disabilitato  per via remota. Questa  la cronaca del ritrovamento, e adesso Apple è fortemente interessata a  riavere indietro l’apparecchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, il giovane ingegnere  ventisettene responsabile dello smarrimento dopo una birra di troppo,  diventa una piccola star di internet: Gray Powell, questo il nome, ha  ricevuto migliaia di messaggi sulla sua pagina Facebook, la stessa su  cui era loggato il telefonino al momento del recupero, successivamente  chiusa. Ma un fenomeno del genere non può non avere dei fan scalpitanti,  che infatti hanno aperto un’altra pagina tributo  a Powell, dove tra  una beffa e una battutaccia,  alla fine si simpatizza con il personaggio  (da notare nel profilo, alla voce telefono: “l’ho smarrito”). E poi  naturalmente c’è la classica, stavolta molto divertente,      reazione di  Hitler/Bruno Ganz  allo scoop di Gizmodo.<span id="more-1672"></span><br />
<strong><br />
</strong><strong>Com’è l’iPhone 4g</strong>. Chi l’ha visto, descrive il  nuovo iPhone con tutte le innovazioni attese per la quarta generazione.  Anzitutto display in HD con risoluzione 960×640 (dalle dimensioni  sembra leggermente inferiori all’attuale), poi la videocamera frontale e  una lente più grande per quella posteriore, stavolta dotata di flash.  Una caratteristica che confermerebbe l’autenticità del nuovo iPhone è la  predisposizione per mini-sim, e non le sim-card tradizionali. E dalla  parte posteriore arrivano altre informazioni interessanti: il nuovo  iPhone dovrebbe montare un retro in ceramica-vetro in grado di far  passare onde radio, uno degli ultimi brevetti di Apple. E chissà, forse  con delle funzionalità “touch” anche sul retro. Di sicuro c’è che  l’apparecchio recuperato monta uno chassis di questo tipo, piatto, che  restituisce al tatto la sensazione di toccare una superficie in vetro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altre novità.</strong> Al momento il nuovo telefono pesa tre  grammi in più dell’iPhone 3Gs e la batteria è più grande del 16%. La  componentistica, tutta marcata Apple, lascia pensare che si tratti di un  modello di preproduzione molto vicino internamente a quello definitivo.  C’è anche un microfono supplementare vicino all’auricolare, che  presumibilmente servirà per una funzione di cancellazione del rumore  esterno durante le conversazioni, inviando un segnale audio in  controfase.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Particolari.</strong> Scorrendo le immagini saltano  all’occhio dei dettagli che sollevano qualche dubbio sulla loro  permanenza nel design finale. Alcuni elementi sono, come in ogni nuovo  prodotto prima del lancio, suscettibili a modifiche fino all’ultimo  momento. Così, magari non ci saranno i due vistosi pulsanti per il  volume sul lato sinistro, e forse il look dell’apparecchio sarà più  “unibody”, a corpo unico e non sconnesso come appare nelle immagini. Ma  il funzionamento e l’hardware interno sembrano definitivi: collegato al  computer, il telefono viene riconosciuto come un iPhone. Sia iTunes che  XCode “vedono” l’apparecchio come un melafonino, mentre il system  profiler del Mac lo rileva come un iPhone in modalità di ripristino –  ovvero correttamente, dopo la disabilitazione remota presumibilmente da  parte di Apple – ma i codici di identificazione del prodotto appaiono  diversi da quelli di iPhone 3G e 3Gs. Insomma: è il 4g, o qualcosa che  gli somiglia moltissimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giallo o marketing?</strong> Oltre alle foto del sito  americano, arrivano dalla Cina (dove Apple produce il suo hardware)  altri scatti rubati, stavolta della componentistica interna del nuovo  melafonino, che ben si sposano con le altre e che quindi lasciano  pensare che le fabbriche siano pronte a produrre l’apparecchio in quella  forma e con quelle caratteristiche, a volumi industriali. Conoscendo la  segretezza che Apple riserva ai suoi nuovi progetti, credere allo  smarrimento “alcolico” del nuovo telefono è una possibilità tra due:  sono già in molti a pensare che dietro queste soffiate si celi Apple  stessa, che apre in questo modo sotto le mentite spoglie di una spia  interna, la campagna di marketing virale per il nuovo iPhone: in quanti  alla Apple hanno accesso a questi prototipi, e in quanti sono  autorizzati a portarli fuori dalle proprietà aziendali? E poi c’è la  concorrenza che preme, con i nuovi modelli Htc, Samsung e Motorola. Già  pronti a sfidare Apple sul terreno degli smartphone da sogno.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/04/19/news/iphone_4g_anticipazione-3465030/">www.repubblica.it</a></p>
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		<title>Il navigatore Google Maps arriverà su iPhone</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 08:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google sta sviluppando il proprio  navigatore satellitare per iPhone. Quel Google Maps Navigation gratuito  che fino ad oggi sembrava poter essere uno dei valori aggiunti di  Android, presto arriverà invece anche sulla piattaforma rivale per  portarvi i servizi Google, offrendo così a quest’ultima la possibilità  di espandere la propria offerta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/Google.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1669" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Google Maps" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/Google-150x150.gif" alt="" width="105" height="105" /></a>Google sta sviluppando il proprio  navigatore satellitare per iPhone. Quel Google Maps Navigation gratuito  che fino ad oggi sembrava poter essere uno dei valori aggiunti di  Android, presto arriverà invece anche sulla piattaforma rivale per  portarvi i servizi Google, offrendo così a quest’ultima la possibilità  di espandere la propria offerta – a fini chiaramente pubblicitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli attori principali sul mercato sono  tre: Google Maps Navigation, un servizio che fa leva su Google Maps e  Google Street View per portare in mobilità una esperienza gratuita di  navigazione inizialmente presentato come la grande sorpresa del Motorola  Droid; Nokia Ovi Maps, servizio inizialmente a pagamento che ora il  gruppo offre gratuitamente su tutti i propri cellulari di fascia alta;  TomTom, la cui applicazione a pagamento per iPhone era ad oggi l’unico  vero sistema per sostituire il proprio navigatore satellitare con una  soluzione basata su telefonino.<span id="more-1668"></span></p>
<p><script src="http://common.html.it/bin/player/show_video.js?uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI=" type="text/javascript"></script><object id="html-it-video-player" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="470" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://common.html.it/bin/player/player.swf?external=1&amp;autoplay=0&amp;uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI=" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://common.html.it/bin/player/player.swf?external=1&amp;autoplay=0&amp;uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI=" /><embed id="html-it-video-player" type="application/x-shockwave-flash" width="470" height="405" src="http://common.html.it/bin/player/player.swf?external=1&amp;autoplay=0&amp;uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI=" allowscriptaccess="always" data="http://common.html.it/bin/player/player.swf?external=1&amp;autoplay=0&amp;uid=ZNzhdw1keGoxh1vFl7xBooD52cI="></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Nokia ha lasciato intuire la possibilità  di portare la propria soluzione anche su altre piattaforme, ma potrebbe  guardare soprattutto alla prossima Windows Phone 7 Series. Google ha  invece promesso ora, con apposita conferenza stampa in quel di Londra,  tanto il prossimo approdo nei primi paesi dell’UE (partendo dal Regno  Unito), quanto un futuro esordio come applicazione su App Store. Nessuna  data, al momento: soltanto un impegno formale. Un impegno che, ancora  una volta, sembra andare contro gli interessi Apple, la quale potrebbe  già essere in pista anche per lo sviluppo di una soluzione proprietaria  per la navigazione sul telefono di Cupertino.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli utenti la rivoluzione dettata  dai navigatori satellitari è già qualcosa destinato a compiere un passo  ulteriore: erano un lusso, son diventati normalità, ora ambiscono a  divenire semplice commodity per smartphone da tenere in tasca. Il futuro  è nell’advertising e nella geolocalizzazione, con tutta una serie di  servizi aggiuntivi a cui le varie aziende citate stanno già lavorando in  prospettiva futura, ed in quest’ottica una forte penetrazione nella  navigazione può essere un elemento fondamentale. La corsa all’acquisto  di Foursquare (su cui a quanto pare manifesterebbero interesse Facebook,  Microsoft e Yahoo, tutti comunque sullo stesso fronte) va letta anche  in quest’ottica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12819/il-navigatore-google-maps-arrivera-su-iphone/">WebNews.it</a></p>
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		<title>AdLib Framework scoperto nell&#8217;iPad</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 20:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;analisi approfondita dell&#8217;iPad ha messo in luce qualcosa di nuovo e, finora, segreto. Qualcosa che, probabilmente, sarà spiegato e dettagliato agli utenti in occasione della prevista presentazione della quarta major release del sistema operativo iPhone. Qualcosa che, soprattutto, potrebbe avere a che fare con le strategie di sviluppo legate al tablet di Cupertino. Qualcosa che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi approfondita dell&#8217;iPad ha messo in luce qualcosa di nuovo e, finora, segreto. Qualcosa che, probabilmente, sarà spiegato e dettagliato agli utenti in occasione della prevista presentazione della quarta major release del sistema operativo iPhone. Qualcosa che, soprattutto, potrebbe avere a che fare con le strategie di sviluppo legate al tablet di Cupertino. Qualcosa che, ad oggi, è stato deliberatamente battezzato AdLib.</p>
<p style="text-align: justify;">Jim Hoskins, autore della scoperta, si chiede se AdLib possa essere il web framework segreto che Cupertino ha celato nell&#8217;iPad per procedere con propri test interni. Il framework si sarebbe svelato in seguito ad alcune prove con iPad Simulator: alcune pagine navigate tramite Safari si sarebbero infatti presentate al tocco come una qualsiasi applicazione. Una applicazione, quindi, in grado di girare su web browser. «La cosa folle, è che è costruita completamente con HTML, CSS e Javascript».<span id="more-1649"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nel presentare quanto scoperto Hoskins non lesina stupore per quella che sembra poter essere una radicale novità. Un video è stato così immediatamente prodotto per dimostrare quanto descritto:</p>
<p style="text-align: justify;">	<!-- Smart Youtube -->
	<span class="youtube">
		<object width="425" height="355">
			<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/I4HRqHjLtZY&amp;rel=1&amp;color1=d6d6d6&amp;color2=f0f0f0&amp;border=0&amp;fs=1&amp;hl=en&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;iv_load_policy=3&amp;showsearch=0&amp;feature=player_embedded" />
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	</span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=I4HRqHjLtZY">www.youtube.com/watch?v=I4HRqHjLtZY</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">«Ciò che è particolarmente interessante è che fa qualcosa che non dovrebbe essere in realtà possibile con Mobile Safari: include dei box che possono essere gestiti con un dito solo, completi di scroll bar e transizioni elastiche. Se hai mai lavorato con Safari sull&#8217;iPhone, sai che è possibile avere lo scrolling, ma richiede una speciale combinazione di due dita». E tutto ciò, spiega Hoskins, con 4300 righe di codice nei quali compaiono i vari ADTabBarController, ADScrollPane, ADViewController, ADView, ADToolbar ed altro ancora. L&#8217;autore spiega di non capire cosa possa significare il prefisso &#8220;AD&#8221;, ma con l&#8217;ipotesi &#8220;iAd&#8221; in circolazione il nesso con l&#8217;advertising non può che essere avanzato.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;applicazione del framework renderebbe l&#8217;esperienza web sempre più simile all&#8217;esperienza sulle applicazioni. Simile interfaccia per simili interazioni, con l&#8217;iPad a mediare grazie all&#8217;uso degli standard e strumenti adeguati per mettere nelle mani degli utenti contenuti più omogenei e di più facile utilizzo. Hoskins ha copiato il codice e lo ha messo a disposizione per il download. Chiunque voglia sbirciare tra i segreti dell&#8217;iPad, insomma, può approfittarne.</p>
<p>Fonte: WebNews.it</p>
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		<title>Firefox, nuovo aggiornamento di sicurezza</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 03:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre gli italiani iniziavano a mettersi in coda per il weekend pasquale, Mozilla rilasciava un nuovo aggiornamento di sicurezza per il proprio Firefox. Vista la forte penetrazione del browser anche in Italia, è utile ora sottolineare la presenza di questo aggiornamento, la natura dello stesso (correlata a problemi di sicurezza) e raccomandare un update immediato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/Firefox-logo.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1645" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="Firefox-logo" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/Firefox-logo-150x150.png" alt="" width="105" height="105" /></a>Mentre gli italiani iniziavano a mettersi in coda per il weekend pasquale, Mozilla rilasciava un nuovo aggiornamento di sicurezza per il proprio Firefox. Vista la forte penetrazione del browser anche in Italia, è utile ora sottolineare la presenza di questo aggiornamento, la natura dello stesso (correlata a problemi di sicurezza) e raccomandare un update immediato alla versione più recente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aggiornamento si è reso necessario in conseguenza della segnalazione del ricercatore Nils in occasione del Pwn2Own contest alla CanSecWest conference dei giorni scorsi. La segnalazione aveva portato Firefox ad essere rapidamente affondato assieme a Internet Explorer e Safari. Inizialmente il bug sembrava essere stato verificato soltanto sulla versione 3 del browser, ma in realtà il problema coinvolge tutte le release dalla 3.6 in poi. Vulnerabile, quindi, anche la recente 3.6.2, distribuita a sua volta in conseguenza di alcuni problemi di sicurezza riscontrati nel browser.<span id="more-1644"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima versione ora disponibile è la 3.6.3: l&#8217;impatto della vulnerabilità risolta è descritto come &#8220;critico&#8221; ed i dettagli sul bug sono stati snocciolati all&#8217;interno del Mozilla Foundation Security Advisory 2010-25. L&#8217;aggiornamento può essere effettuato tramite download manuale o aggiornamento automatico ed andrà a coinvolgere gran parte della community da 350 milioni di utenti che, in tutto il mondo, utilizzano il browser Mozilla.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/12703/firefox-nuovo-aggiornamento-di-sicurezza/">WebNews.it</a></p>
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		<title>Dal Giappone l&#8217;orsetto-robot un aiuto per gli anziani</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 03:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si può acquistare tutto nella solitudine, eccetto il carattere&#8221;, diceva Stendhal, ma lo scrittore francese aveva una concezione della vita molto più romantica di quella dei ricercatori della Fujitsu. L&#8217;ultima invenzione degli scienziati giapponesi è infatti un orsetto di peluche capace di consolare chi sente solo modellando le proprie reazioni in base allo stato d&#8217;animo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/orsetto-robot.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1642" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="orsetto-robot" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/orsetto-robot-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Si può acquistare tutto nella solitudine, eccetto il carattere&#8221;, diceva Stendhal, ma lo scrittore francese aveva una concezione della vita molto più romantica di quella dei ricercatori della Fujitsu. L&#8217;ultima invenzione degli scienziati giapponesi è infatti un orsetto di peluche capace di consolare chi sente solo modellando le proprie reazioni in base allo stato d&#8217;animo del &#8220;padrone&#8221;. Programmato per decifrare gesti ed espressioni facciali e rispondere in 300 modi diversi, il robot si comporta come un essere vivente dotato di personalità ed empatia, con l&#8217;unica differenza che a lui, di come si sente il proprietario di turno, non importa assolutamente nulla. Poco male: il teddybear è stato pensato per far compagnia ad anziani abbandonati in qualche casa di cura e bambini lasciati in pasto alla tv, le due categorie umane più fragili e meno selettive, bisognose di affetto al punto di accontentarsi anche di quello artificiale.<span id="more-1641"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto è reso possibile grazie a una telecamera installata nel naso del giocattolo, che permette di intercettare le variazioni dell&#8217;umore di chi lo possiede attraverso uno studio computerizzato delle espressioni del viso e dei movimenti del corpo. Se l&#8217;orsetto riconosce un comportamento anomalo o una faccia un po&#8217; triste alza la zampa per salutare, ride, russa, e se il volto che ha di fronte piange è addirittura capace di porgere un fazzoletto. &#8220;Questo orsetto può diventare uno di famiglia &#8211; spiegano i creatori &#8211; e rappresenta un aiuto concreto per le persone in difficoltà. Per questo abbiamo cercato di programmare i suoi gesti all&#8217;insegna della spontaneità e della naturalezza&#8221;. Gli scienziati hanno intenzione di testare il peluche nelle case di cura per anziani (molto numerose in Giappone, dove gli uomini vivono in media 79 anni e le donne 86) e, se la sperimentazione avrà successo, di metterlo subito sul mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Già due anni fa il giapponese Takanori Shibata aveva messo a punto Paro, una foca-robot di 2800 grammi di peso, capace di muoversi, fare versi e reagire ad abbracci e carezze. Finora il futuristico giocattolo, &#8220;adottato&#8221; a scopi di ricerca anche da alcuni atenei italiani, è stato utilizzato con risultati soddisfacenti per curare persone con problemi cognitivi, sensoriali e relazionali, tutte di età compresa tra i due e i 27 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">A marzo di quest&#8217;anno gli studenti di Ingegneria dell&#8217;Università di Tsukuba, a nord di Tokyo, hanno inoltre realizzato Yotaro, un bambolotto simile in tutto e per tutto a un bambino vero, con il viso in silicone morbido e trasparente, capace di rispondere fisicamente alle sensazioni tattili. Le espressioni facciali di questo neonato-robot, pensato per allenare le giovani coppie allo svezzamento di un figlio, sono realistiche in modo impressionante: il naso cola come quello di un essere umano e quando è l&#8217;ora della poppata gli occhi producono lacrime vere. Il tutto grazie a un computer che converte le sensazioni tattili in pianto, riso e starnuti.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; solo di recente che l&#8217;interazione uomo-macchina ha definito quella uomo-robot come sua area disciplinare: basti pensare che fino al 2004 le parole chiave &#8220;robot&#8221; e &#8220;human-robot interaction&#8221; non erano incluse nella lista delle aree di interesse della CHI (ACM Conference on Human Factors in Computing Systems), una delle più autorevoli del settore. Di recente però questa branca della scienza ha cominciato a produrre tecnologie che hanno reso possibili studi interdisciplinari, aprendo prospettive ampie e interessanti. Come scrive la ricercatrice Patrizia Marti, del dipartimento di Scienze della Comunicazione dell&#8217;Università di Siena, le macchine di oggi &#8220;sono in grado di eseguire compiti e intrattenere rapporti sociali con altri robot ed esseri umani. Pongono dunque problematiche del tutto nuove per lo studioso di interazione e meritano una riflessione approfondita&#8221;. Tutto sta a far sì che la perfezione di questi robot non sostituisca l&#8217;imperfezione, indispensabile, del calore umano.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/scienze/2010/04/06/news/orsetto_giappone-3127596/">Repubblica.it</a></p>
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		<title>Il primo giorno dell&#8217;iPad</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 03:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ora dell&#8217;iPad è scattata. Il primo giorno ha seguito il canovaccio previsto, con code e acquisti a fare da contorno ad un evento atteso ormai da mesi. Probabilmente l&#8217;iPad non ha visto replicato il calore dell&#8217;abbraccio con cui è stato accolto l&#8217;iPhone, ma le differenze son tante e tutte le analisi della prima ora sembrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/apple_ipad.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1638" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="apple_ipad" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/apple_ipad-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>L&#8217;ora dell&#8217;iPad è scattata. Il primo giorno ha seguito il canovaccio previsto, con code e acquisti a fare da contorno ad un evento atteso ormai da mesi. Probabilmente l&#8217;iPad non ha visto replicato il calore dell&#8217;abbraccio con cui è stato accolto l&#8217;iPhone, ma le differenze son tante e tutte le analisi della prima ora sembrano concordare sul fatto che sì, è stato nuovamente un successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una nota Apple ha immediatamente ufficializzato le cifre: durante le prime 24 ore sul mercato il gruppo ha distribuito 300.000 iPad. Il numero è comprensivo di acquisti ex-novo e di ritiri di merce prenotata. «It&#8217;s going to be a game changer»: è questo il primo commento ufficiale di Steve Jobs dopo le prime ore del tablet sul mercato, poi immediatamente l&#8217;accento si sposta su tutto quel che è il vero oro che cola dall&#8217;iPad: le applicazioni. Secondo quando indicato, infatti, ben 1 milione di App sarebbero state scaricate durante il primo giorno ed almeno 250 mila libri sarebbero stati invece distribuiti dal marketplace iBook.</p>
<p style="text-align: justify;">«Gli utenti iPad, in media, hanno scaricato più di 3 applicazioni e circa 1 libro dopo le prime ore seguenti l&#8217;apertura del pacchetto». In questi numeri si nasconde tutto il potenziale del prodotto, le cui prime stime indicano in 5-10 milioni di unità distribuite entro fine anno ed almeno 1 milione entro il primo mese (Piper Jaffray ha però abbassato la propria soglia iniziale da 5.6 a 4.3 milioni, indicando una valutazione originale in eccesso nelle proiezioni legate alle prenotazioni).<span id="more-1637"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono questi numeri importanti per i destini del dispositivo poichè rappresentano una sorta di scintilla che Apple sta tentando di far scattare nel mondo degli sviluppatori: maggiore è il numero dei clienti potenziali, maggiore è la possibilità per cui le applicazioni vengano sfruttate per essere distribuite. Da questo meccanismo dipende il medesimo ciclo virtuoso che ha permesso all&#8217;iPhone di diventare quel che è oggi: «a game changer».</p>
<p style="text-align: justify;">Il traino dello star system, nel frattempo, ha immediatamente iniziato la propria opera. Da &#8220;Modern Family&#8221; a David Letterman per la vigilia, da Lebron James ad Alyssa Milano per l&#8217;immediato post-vendita. Non solo: Steve Jobs sarebbe apparso nell&#8217;Apple Store di Palo Alto, mentre Steve Wozniak compariva a San Jose. Il primo della fila a New York era il medesimo già in pole position per l&#8217;iPhone anni or sono, mentre a Palo Alto l&#8217;attesa è stata guidata dal blogger Robert Scoble: l&#8217;iPad sarà probabilmente un «game changer», ma almeno per le prime ore, e per quanto concernente le dinamiche del buzz, le regole del gioco sembrano essere rimaste sostanzialmente le stesse.</p>
<p>Fonte: webnews.it</p>
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		<title>Incentivi per l’ADSL, ecco i dettagli</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 14:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l’approvazione del pacchetto degli incentivi da parte del  Governo Italiano, stavamo aspettando i dettagli per quanto riguardava  gli incentivi sull’ADSL. Finalmente dopo la pubblicazione del Decreto nella Gazzetta  Ufficiale possiamo fornirveli.  Innanzitutto gli incentivi si potranno richiedere dal 6  aprile in poi direttamente al provider o al rivenditore presso  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/incentivi-adsl.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1626" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="incentivi-adsl" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/incentivi-adsl-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Dopo l’approvazione del pacchetto degli incentivi da parte del  Governo Italiano, stavamo aspettando i dettagli per quanto riguardava  gli <strong>incentivi sull’ADSL</strong>. Finalmente dopo la pubblicazione del Decreto nella <strong>Gazzetta  Ufficiale</strong> possiamo fornirveli.  Innanzitutto gli incentivi si potranno <strong>richiedere dal 6  aprile</strong> in poi direttamente al provider o al rivenditore presso  il quale sottoscriveremo il nostro abbonamento ADSL.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bonus di <strong>50€</strong> potrà essere richiesto dai giovani <strong>dai  18 ai 30 anni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche parole, è come se si avessero 2-3 mesi di abbonamento  gratuito, né più né meno di quello che fanno già ora i provider  proponendo sconti ai propri abbonamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi qualche osservatore un po’ “maligno” suggerisce che i provider  potrebbero diminuire o eliminare le proprie promozioni per intascare il  bonus del Governo, perché tanto all’utente non cambierebbe nulla perché  si ritroverebbe sempre 2-3 mesi gratis.<span id="more-1625"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tutto bene dunque, considerazioni “maligne” a parte? Non proprio,  molto utenti si starebbero lamentando che il bonus va a toccare solo una  certa fascia d’età, ma che di questi tempi anche per le <strong>famiglie</strong> sarebbe gradito poter risparmiare qualcosa. Quindi perché non  estenderlo a tutti?</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre i “rappresentanti” del <strong>digital divide</strong> si  chiedono ancora una volta quando i fondi per lo <strong>sviluppo della  banda larga</strong> in Italia verranno effettivamente erogati, visto  che gli incentivi sono una cosa buona, ma a loro, “digital divisi”, non  servono a niente.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.oneadsl.it/29/03/2010/incentivi-per-ladsl-ecco-i-dettagli/">OneAdsl.it</a></p>
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		<title>Rischi e pericoli del web, la Polizia aiuta i navigatori</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 13:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una giornata dedicata alla sicurezza sul web. In ventuno piazze italiane, la Polizia di Stato fornisce informazioni, consigli e suggerimenti ai cittadini per una navigazione in rete senza rischi. Specialisti della postale, grazie a infopoint blu allestiti nei diversi capoluoghi, mettono a disposizione la propria esperienza e competenza per avvisare sulle insidie e i pericoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/polizia-postale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1623" style="border: 1px solid black; margin: 1px 3px;" title="polizia postale" src="http://www.webprato.it/news/wp-content/uploads/2010/04/polizia-postale-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Una giornata dedicata alla sicurezza sul web. In ventuno piazze italiane, la Polizia di Stato fornisce informazioni, consigli e suggerimenti ai cittadini per una navigazione in rete senza rischi. Specialisti della postale, grazie a infopoint blu allestiti nei diversi capoluoghi, mettono a disposizione la propria esperienza e competenza per avvisare sulle insidie e i pericoli che si celano in rete. Gli utenti hanno anche la possibilità di conoscere gli ultimi strumenti e le più avanzate tecnologie in uso per rendere sicuro il web. E per quanti non possono visitare gli stand, la polizia ha dato vita a uno spazio virtuale dedicato all&#8217;iniziativa, raggiungibile dal <a href="http://www.poliziadistato.it/">sito della Polizia</a>, che offre consigli utili ai ragazzi e ai loro genitori attraverso molte interviste a personaggi dello spettacolo che raccontano la loro esperienza online.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I rischi</strong>. Se prima era il phising (attività illegale attraverso la quale si ottengono dati sensibili sulla rete) il pericolo più grave per gli internauti ora è il furto d&#8217;identità. &#8220;I pirati della rete sempre più spesso creano profili rubando nome e cognome di altre persone &#8211; racconta Andrea Rossi, dirigente della Polizia postale di Roma &#8211; così possono usare finti account ad esempio su Facebook per parlare o venire a conoscenza di informazioni riservate. La stessa tecnica viene adottata anche per rubare le password delle email, un modo per riuscire a intercettare anche dati bancari&#8221;. <span id="more-1622"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I consigli</strong>. I consigli forniti dagli uomini della postale sono due: non creare password troppo semplici né domande di riserva alle quali si possa risalire con facilità, non dare mai per scontato che la email che si riceve arrivi realmente da quel destinatario.       <strong>Le piazze</strong>. Da Roma in piazza Navona a Palermo in piazza Castelnuovo, da Firenze in piazza della Signoria a Genova in piazza de Ferrari fino a Cagliari in via Garibaldi e a Napoli in piazza del Plebiscito dalle 10 alle 19 si tiene la prima edizione della &#8220;Sicurezza Web&#8221; dove si parla oltre che di furto d&#8217;identità anche di  acquisti sicuri ondine, di pirateria musicale e di adescamento in rete.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il bilancio</strong>. Sono duemila gli operatori della Polizia postale che quotidianamente vigilano sul web: nel 2009 sono stati monitorati 56.505 siti e oscurati ben 127 per reati connessi alla pedopornografia online. Il controllo di oltre 15 mila siti internet per reati connessi al commercio elettronico ha portato invece all&#8217;arresto di 118 persone coinvolte nelle attività criminose. E solo a Roma le denunce per furto d&#8217;identità (circa tremila) sono cresciute rispetto allo scorso anno del 20%. Intanto a Torino la Procura costituirà un pool di magistrati che si occuperà solo di reati informatici.</p>
<p>Fonte:  <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/04/02/news/sicurezza_web-3090342/">Repubblica.it</a></p>
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